Bagni di San Candido

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Buongiorno da Loscrivodame e @Ladolcevitaly.

Oggi parliamo di Bagni di San Candido, nell’Alta Val Pusteria, in Alto Adige. Sembra incredibile che in una regione che qualifica solitamente al meglio ogni suo patrimonio artistico e paesaggistico, possano esserci dei luoghi dal grande potenziale culrurale che versano in stato di rovina o abbandono.

Uno di questi luoghi è Bagni di San Candido, in cui le rovine testimoniano ancora oggi l’antico splendore che questi bagni ebbero nel tardo romanticismo. Un peccato davvero, visto che i muri e i tetti crollati mostrano il degrado e l’abbandono del Grand Hotel, un tempo orgoglio di questi luoghi. I Bagni furono in parte distrutti nella Prima Guerra Mondiale e mai risistemati fino al conseguente declino.

Parlando dei Bagni di San Candido si parla di una stazione termale di antica tradizione, citata la prima volta nel 1859, ma molto più antica e risalente all’epoca degli Illiri e dei Romani. Qui sono state rinvenute monete illiriche e anfore romane, databili tra il 70 e il 160 d. C.

Arrivare ai bagni dal paese non è complicato; basta muoversi in direzione Sesto e dopo circa 1,5 km si svolta a destra e si segue la via forestale fino a raggiungere a piedi, in poco tempo i Bagni di San Candido. Qui troverete le rovine del centro che fu fatto costruire cone sanatorio nel 1856 grazie al medico Johann Graf Scheiber, di origine ungherese. In seguito alla nascita del Grand Hotel, il centro godette di grande popolarità a cavallo tra il XIX e XX secolo, tanto da divenire riferimento per i ceti più alti della monarchia austriaca e prussiana.

Qui, oltre a 5 fonti termali, si trovava la Cappella di San Salvatore, che fino al 1786 era congiunta all’eremo. La Cappella fu consacrata nel 1594 ma qui già si trovava già un piccolo luogo di culto risalente all’VIII secolo.

Secondo alcuni storici già in età precristiana qui si trovava un centro termale, il che renderebbe questo sito ancora più importante. Il sito ha oggi 5 fonti di che vengono imbottigliate come acqua minerale messa poi in commercio con marchi legati alla fonte come la Lavaredo ( adatta alla digestione ) o la Kaiserwasser (apprezzata per qualità e sapore). La sorgente Candida, un tempo dedicata per le sue qualità a chi aveva problemi renali, è attualmente imbottigliata con la Kaiserwasser. La quarta,   la fonte ferrosa, fu scoperta solo nel 1820 dal farmacista di San Candido Joseph Stapf ed è tuttora l’acqua con maggior contenuto di minerali tra le acque minerali dell’Alto Adige.

La fonte più conosciuta resta tuttavia quella sulfurea utilizzata per bagni, impacchi e cure termali. Fatto sta che, nonostante dei Bagni di San Candido siano conservate solo alcune parti, resta un luogo suggestivo e che vale una visita. Oltretutto da qui resta possibile proseguire con una bella escursione fino al bel rifugio Jora. Un luogo vivibile d’estate come d’inverno dove slitta e ciaspole offrono diverse possibilità di vivere la natura di questi luoghi di unica bellezza.

“The fascinating five mineral springs that originate in San Candido as health spas dates back to the Middle Ages, although the first recorded spa is only mentioned in the 16 century.
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In 1856 the sanatorium of Dr Johann Schreiber was built here. At the turn of the century it was extended to become the Grand Hotel Wildbad. Around 1939 the impressive building was auctioned and left to the ravages of time. There were plans to use the building again but its future is still uncertain.”

Raggiungere i bagni a piedi è molto suggestivo. Basta spostarsi lungo la Drava, qui ancora piccolo torrente, ma di fatto il più grande fiume che bagni il suolo italiano, essendo l’intera lunghezza del fiume Drava dalla fonte alla foce nel Danubio, superiore a quella del Po. Si segue un percorso pedonale lungo il fiume finché ci si inoltra nella selva in prossimità della pista di fondo.

Da qui si ammira tutto lo splendore del Parco Nazionale delle Dolomiti, patrimonio Unesco di rara bellezza paesaggistica. Passeggiando si arriva ad una ventina di minuti a piedi a passo tranquillo dal centri di San Candido dove il paesaggio si fa ancora più incantato e si raggiungono gli Antichi Bagni di San Candido.

Nel 1856 qui venne costruito dopo secoli di sfruttamento termale, il sanatorio del dottor Scheiber, poi trasformato, all’inizio del 900, nel Grand Hotel Wildbad. Nel 1939 il grande fabbricato venne venduto all’asta e abbandonato rimanendo in sostanza quello che vediamo ora, con alle spalle decenni di degrado e dell’abbandono.

La chiesetta di San Salvatore ai Bagni, di cui parlavamo sopra, è probabilmente l’antica sede di un culto sorgivo precristiano. La paseggiata poi si può percorrere a ritroso seguendo un altro tracciato e in un paio d’ore si rientra a San Candido godendosi un paesaggio a dir poco meraviglioso.

Una passeggiata alla portata di molti e dal fascino diverso a seconda che la si percorra d’estate o d’inverno. Il complesso purtroppo è in rovina ed è visitabile solo dall’esterno. La struttura alberghiera che sorge a 1.336 m s.l.m.., pur essendo in cattive, risulta molto affascinante e ci rimanda ai tempi in cui la nobiltà delle epoche passate trascorreva qui i suoi soggiorni di cura.

Attorno panchine e tavolini sono di aiuto per passare momenti piacevoli all’aria pulita e vivere una piacevole sosta e fare un picnic magari sorseggiando le acque minerali delle fonti: Imperatore, Lavaredo, Sulfurea, Fiera e Candida, note per la loro qualità particolari. La graziosa cappella di San Salvatore del 16° secolo, restaurata di recente, veglia sulle fonti. Assaggiare l’acqua delle tre sorgenti e immergere i piedi nell’acqua fredda per qualche secondo, seguendo il metodo Kneipp, non può che considerarsi fonte di benessere.

Se capitate da queste parti, ritagliatevi una giornata per un’escursiome ai bagni, oltre ad ammirare i paesaggi unici della zona, rimarrete colpiti dal fascino misterios di questi luoghi. Fede