Azzurrina, leggenda e mistero

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Si dice che il 21 giugno del 1375, mentre il padre era fuori in battaglia, Azzurrina, sempre vigilata dai due guardie, giocasse nel castello di Montebello con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Secondo il successivo racconto delle guardie la bambina avrebbe inseguito la palla caduta dalla scala all’interno della ghiacciaia sotterranea, nell’intento di recuperarla. Avendo sentito un urlo, le guardie sarebbero accorse ma non avrebbero trovato traccia né della bambina né della palla, e il suo corpo non sarebbe stato più ritrovato. Il temporale sarebbe finito con la scomparsa di Azzurrina. Questo l’accaduto secondo la leggenda che vuole che il fantasma della bambina sia ancora presente nel castello e torni a farsi sentire ogni 5 anni il 21 giugno, data del solstizio d’estate.Secondo la versione più diffusa, questa leggenda sarebbe stata tramandata oralmente per tre secoli, venendo di volta in volta cambiata, ampliata e abbellita come spesso accade nelle tradizioni orali. Solo intorno al 1620 un parroco della zona avrebbe messo tutto per iscritto in “Mons belli et Deline” (Montebello e Adelina).Secondo la versione che va per la maggiore, ossia la versione attualmente diffusa dai responsabili del castello e dalle guide turistiche che vi lavorano, il vero nome di Azzurrina sarebbe stato “Guendalina”. Il parroco invece parla di Adelina o Adele, nome assai diffuso in età medioevale anche se poi questo documento del parroco non è ancora stato provato che esista. Di fatto, in pratica, le prime menzioni della leggenda di Azzurrina risalgono alla fine degli anni Ottanta del Novecento.Esistono poi anche documenti che rimandano a leggende riguardanti il Castello, come ad esempio “Memorie sul Castello di Montebello di Romagna” scritto da Tommaso Molari ed edito agli inizi del 1900 in cui il Molari, mettendo per iscritto antichi racconti popolari del borgo scrive; “La leggenda popolare vi intesse intorno il suo mondo di spiriti e di folletti, tanto che, nella notte per chi vi si attarda, sente salire dai trabocchetti rumori strani, tonfi e vagiti paurosi di anime chiedenti pace”.cit.

Il castello è stato restaurato dai proprietari nel 1989 ed è un monumento nazionale e oggi è aperto al pubblico a pagamento. A partire da questa data vengono fatte ricerche da parapsicologi al fine di catturare, tramite registratori audio ad attivazione sonora, rumori all’interno del castello, prodotti dal presunto fantasma. Le registrazioni finora effettuate vengono anche fatte sentire ai visitatori al termine della visita guidata della rocca. In particolare il 21 giugno 2010, nel giorno della ricorrenza quinquennale della scomparsa di Azzurrina sono state effettuate dai ricercatori del CICAP altre registrazioni utilizzando apparecchiature professionali, dalle quali si riscontra l’assenza di rumori attribuibili ad un’entità intelligente. Come ha affermato Piero Angela, sempre ligio alle verità scientificamente provate, questo sarebbe uno di quei casi nei quali “quando il livello di controllo è molto elevato, il fenomeno scompare”.

Rilevazioni e studi

Siamo nel 1990, il Castello è aperto da solo un anno, ciononostante, la leggenda è già di dominio pubblico. Ovviamente con la consueta disputa tra scettici e non. Allora, il 21 giugno di quell’anno, tecnici del suono interessati a tali episodi effettuano le prime registrazioni. Le apparecchiature sono sofisticate. Tutte le frequenze vengono incise. In sede di studio si procede all’ascolto: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, poi un suono.
Anno 1995. Sempre 21 giugno. Effettuate nuove registrazioni. Stesso suono.
Anno lustro 2000. Ancora 21 giugno. Ancora il solstizio estivo e, ancora, quel suono che si ripete.
Anno 2005 e la leggenda continua a stupire studiosi e ricercatori, si aggiungono immagini negli anni successivi e le ricerche continuano…
Ai turisti in visita alla Rocca vengono fatte ascoltare tutte le registrazioni. Le reazioni del pubblico non sono tutte uguali, a qualcuno sembra un pianto di bambina, a qualcun altro una risata, molti dicono di sentirci una voce, una parola, tanti altri sostengono di non sentirci né più né meno che vento e pioggia nel temporale.
Tra storia e leggenda
Senza dubbio la Romagna ,specie nel suo entroterra è ricco di misteri che spesso hanno origine nel Medioevo, come il mistero di Cagliostro, di cui già abbiamo trattato in questo blog nella rubrica “Perle d’Italia” relativa a San Leo. Quella di Azzurrina è una leggenda che affascina per il luogo, per la dinamica, per i temi trattati. Azzurrina di Montebello: la piccola bambina scomparsa tra le stanze del castello di proprietà dei conti Guidi di Bagno.La leggenda vuole che il fantasma di Azzurrina torni a farsi sentire tra i corridoi che si affacciano sulla Valmarecchia la notte del solstizio d’estate, il 21 giugno, di ogni anno lustro, ossia divisibile per 5. Il nome Azzurrina deriverebbe da una tinta errata, mentre la bimba sarebbe stata in realtà albina. La diversità dell’altro è una cosa che spaventa l’uomo, specie se condito da una buona dose di ignoranza, oggi come un tempo. Il sospetto poi, conduce a volte, a credere in estremi rimedi. Eliminare il diverso e con esso ciò che rappresenta, può essere visto come una soluzione. Questo sarebbe il motivo che avrebbe spinto i genitori, Costanza e Uguccione a tingerle i capelli,ma il bianco dell’albinismo non trattenne il colore, reagendo al pigmento diventando azzurro.
Il forlivese Leo Farinelli ha dedicato anni a scoprire cosa si cela dietro il racconto tramandatoci nei secoli. Autore di parecchi libri sull’argomento, Farinelli aggiunge il carico dicendo che la fantasia su questa storia non ha limiti e che ormai questa leggenda ha varcato i confini italiani raggiungendo le comunità di connazionali in Europa e non solo. Durante venti anni di ricerche storiche e oggettive dedicate dal forlivese, fatte di studi, di contatti psichico-fisici, di riscontri documentati e notificati è emerso quanto segue: Il vero nome di Azzurrina era Guendalina Della Faggiola, figlia di Uguccione Della Faggiola e di Costanaza Malatesta, uniti in matrimonio per volere del Papa Urbano VI affinché terminassero di farsi guerra e ampliare così il potere della chiesa e dei casati. Uguccione era discendente del più famoso condottiero Uguccione Della Faggiola, capostipite del casato e mecenate di Dante Degli Aldighieri, a cui regalò l’idea di scrivere la Divina Commedia. Costanza Malatesta era diretta discenderete del forte casato radicato in Verucchio e a quanto si tramanda era un abile stratega e sembrava avesse anche molti amanti. Guendalina nacque nell’anno 1375 a dicembre. Farinelli sostiene che il nome lo aveva proposto il musico di corte, l’irlandese Gael Duggan, riferendosi al candore della piccola nata coi capelli biondi: nella lingua irlandese Guendelina significa “bambina con le ciglia bianche”. Il nome poi fu tramutato in Guendalina. Gael era giunto al castello assieme a Hubert Jean Joseph, chiamato dalla Francia da Papa Urbano VI a comandare il corpo di guardia del castello composto da armigeri francesi. Farinelli dopo il 1995 quando visito’ il castello con la moglie  iniziò ad avere contatti medianici con la piccola Guendalina. Contatti che nei primo giorni lo fecero quasi impazzire.Educato alla novità dal  parapsicologo Piero Cassoli fondatore del Centro Studi Parapsicologici di Bologna e conoscitore della leggenda/caso Azzurrina, imparò a a prendere appunti su ciò che sentiva e quindi a fare ricerca storica coadiuvata dall’analisi esoterica, dall’interpretazione di simbologie e di itinerari datati nel tempo ed avvenimenti preesistenti. Il sensitivo sostiene che Guendalina non era nata albina come dice la leggenda riportata in un manoscritto ritrovato da un frate dimorato alla corte dei Guidi di Bagno già signori del castello fin dal 1464, ma era bionda a dispetto dei suoi famigliari tutti di capelli scuri e carnagione mediterranea. Chi la descrisse come albina lo fece probabilmente per ingraziarsi la corte cui faceva comodo l’idea al fine di scongiurare maldicenze sulla paternità che mettevano a disagio i due casati. Uguccione per primo aveva posto il dubbio sul tavolo e nonostante la madre Costanza replicasse la sua fedeltà, non volle riconoscere la piccola parte del suo sangue. Il capo delle guardie Hubert, dalle sembianze nordiche, era divenuto l’indiziato biondo del tradimento carnale di Costanza.
Più passava il tempo e più la piccola mostrava la sua anomalia dovuta alla sua intelligenza oltre il normale canone del tempo sapeva della musica senza aver preso lezioni, canticchiava in francese, sapeva conciare ogni specie di pianta erbacea e ottenerne oli, profumi, medicinali. Parlava spesso di Mosè stupendo gli uomini di chiesa e il Papa. Sapeva cucire le stoffe fin dalla tenera età, e dalle erbe sapeva anche ottenere tinte di varie tonalità.Suscitava timore in molti per via di queste sue incredibili doti tanto che la tata Gorianna, il frate Gregorio insegnante e un piccolo cagnetto erano l’unica compagnia permessa, e con questi aveva stabilito affetto e complicità nelle stanze che le erano state assegnate. All’età di 6/7 anni aveva iniziato a tingersi i capelli di un celeste verdognolo con la tinta bluastra derivata dal Guado, pianta ancora oggi usata  per tingere i blue jeans. Gli stessi capelli su ordine di Uguccione le venivano tagliati dalla tata, corti e nascosti da un copricapo che sembrava un tegame senza manico. I genitori avevano accettato la novità azzurrognola proprio per evitare le maldicenze sui capelli biondi. La leggenda che racconta che Guendalina fosse stata condannata al rogo perché albina e perciò figlia del demonio non sembra veritiera. Diversi studi testimoniano che a quei tempi non era uso considerare così l’albinismo e soprattutto non c’era inquisizione. Invece l’albinismo era visto come un danno fisico,un segno del Signore. Farinelli dice di non poter ancora rivelare il vero motivo della scomparsa della piccola ma che nel novembre del 1383 ci fu un concilio fra tutti gli imparentati dei due casati Malatesta e Della Faggiola, compreso il placet papale e che in seguito,nel freddo e nevoso dicembre dello stesso anno, Guendalina sparì. La storia tramandata dice che scomparve nei sotterranei, nella ghiacciaia,il sensitivo parla di un altra stanza nei sotterranei dove rimase per qualche tempo. Nei contatti medianici,sostiene Farinelli, Guendalina non ha mai detto la parola “mamma”, sapeva di non esserle cara, era molto più amata dal capo delle guardie del castello, Hubert Jean Joseph, che era biondo e aveva occhi azzurri come lei, che le insegnava i canti di battaglia che facevano forti i soldati, anche a scuoiare i conigli e le aveva regalato un baule rosso. La amavano di più le donne delle cucine ove faceva intingoli strani, profumati e spesso amari come la cicuta ma che facevano guarire. Poi, continua,riceveva di rado le visite della sorella Ellissia, maggiore di quattro anni, molto magra,che amava cospargersi degli oli profumati che Guendalina creava. Amava in modo particolare la Lavanda con la quale realizzava oli profumati, medicamentosi, faceva anche dolci con i suoi fiori. In effetti è documentato da disparati testimoni e in diversi ambienti che la sua presenza si annuncia col profumo di Lavanda. Una storia ricca di fascino,misteri e che ancora, al giorno d’oggi, mette i brividi, specie a chi decide di visitare il castello.

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