Azeglio Vicini e le notti magiche

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Se n’è andato il buon Azeglio, in un freddo fine gennaio, lo ha fatto con classe, senza troppo clamore e, sinceramente, mi è dispiaciuto.
 
Azeglio Vicini, per i pochi che non lo sapessero, era il ct della Nazionale di Calcio dei mondiali di Italia 90. Ero un ragazzino allora, molto giovane, 14 anni.
 
A 14 anni sei adolescente ma sei anche in grado di capire ormai tante cose, non sei più un bambino e quel mondiale, quell’ estate, me lo ricordo bene.
 
Al di là del fatto che scorrendo i nomi di quella Nazionale e paragonandoli con quelli attuali il risultato è racapricciante, quella Nazionale anche e non solo perché si giocò in Italia, emozionò tantissimo.
 
Obbiettivamente fu una nazionale sfortunata, uscita dopo aver pareggiato con l’Argentina a Napoli, allora dimora di Maradona. L’italia non perse una partita di fatto è gioco bene, sinceramente meglio della vincente nazionale del 2006 e probabilmente di quella dell’82, ma il buon Azeglio fu meno fortunato dei due colleghi.
 
Fu Napoli a tradirlo, lui che, sangue romagnolo sembra fosse appassionato di musica napoletana. Era un Italia senza leader ma con un grande uomo al timone. Per lui la Nazionale era un vero orgoglio e mi ha sempre dato l’impressione di essere una gran persona.
 
Quell’estate l’entusiasmo si respirava nelle strade di tutte le città, gli occhi spiritati di Schillaci in stato di grazia facevano il giro del mondo e la sera in famiglia tutti seguivano con passione la partita persino le compiante nonne.
 
La sua carriera azzurra iniziò quando Valcareggi gli propose di entrare all’Under 23, nel ’75, per pochi spicci. Accettò, dopo una lunga carriera da mediano  tra Vicenza, Sampdoria e Brescia.
 
Azeglio era romagnolo, nato a Cesena, ultimo di sette figli. Si innamorò perdutamente del Grande Torino un giorno del ’47 che lo vide giocare a Bologna e il suo idolo era Valentino Mazzola.
 
Non riuscì a far suo quel mondiale, peccato, ma la sua nazionale è rimasta nel cuore di molti italiani.
 

La panchina azzurra la perse l’anno dopo il Mondiale per un palo di Rizzitelli a Mosca che costò la qualificazione agli Europei. Berlusconi puntava a far traslocare Arrigo Sacchi dalla panchina del Milan a quella dell’Italia.

Ne seguì una lotta tutta romagnola. Vicini osservò che Sacchi con quel Milan aveva vinto troppo poco e il povero Rizzitelli che si sbagliò a dedicare a Vicini un gol segnato nella Nazionale di Sacchi, anchecper questo notivo, diede il suo addio alla maglia azzurra.  

Azeglio divenne poi presidente dell’associazione italiana allenatori e del settore tecnico di Coverciano e continuò a detestare Sacchi, cordialmente ricambiato. Divenne amico di Fabio Capello che, raccontano le cronache del tempo, gli salvò la vita a Rio, quando un’onda anomala sulla spiaggia lo aveva travolto e solo l’intervento di Capello che nuotava nei pressi lo aveva salvato. Per questo Azeglio si riteneva un miracolato.

Ner salutare questo brav’uomo personalmente lo ringrazio per le emozioni di quell’estate ormai lontana 30 anni, nella speranza che in uno sport rovinato dal businness possano tornare persone genuine come lui.

D.L

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