Avetrana un tour guidato in città

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Avetrana, un piccolo paese in provincia di Taranto, incuneato tra le provincie di Brindisi e Lecce. Un paese ormai purtroppo noto per essere il paese di ” Zio Michè “. Questo articolo lo scrivo per reazione allo stupido ed allucinanante tour dell’orrore dei luoghi che hanno visto protagonista la vicenda dolorosa di Sarah Scazzi. Il territorio di Avetrana, immerso un tempo nella grande foresta oritana di cui oggi rimangono residui il Bosco di S. Martino e quello di Motunato, fu certo un luogo ideale per favorire i primi insediamenti umani: le grotte che si affacciano sulle sponde del canale di S. Martino e la grotta di Villanova-Spècchia Rascìna testimoniano, con quanto in esse rinvenuto, presenze umane fin dal VI-V millennio a.C. e forse provenienti dal materano. Si giunge poi fino all’età del bronzo (XI- I millennio a.C.) senza apprezzabili soluzioni di continuità (vedi Monti della Marina, Masseria Sinfaròsa, Spècchia Crocècchia oggi localmente nota col nome di “Turrinu” ed altri) Resta ancora inspiegata una struttura in cima ai Monti della Marina che alcuni vogliono essere i resti di una antica torre d’avvistamento messapica . Chiusasi la fase protostorica si giunge alla presenza della espansione latina (in genere tra i secoli. IV e I a.C.) come ad esempio in contrada S. Francesco poco a nord di Avetrana, ove si sono rinvenute le fondazioni di una antica fattoria romana oggi obliterate in attesa di un piano di recupero turistico.Balcone_palazzo_Torricelli_Avetrana

All’alba dell’alto medioevo il territorio appare occupato da alcuni villaggi tra i quali emergono per citarne alcuni: S. Maria, S. Giorgio e Motunato (corrispondenti ai tre colli rappresentati nella stemma comunale). Fatti più o meno fantasiosi o più meno leggendari vogliono che l’antica Avetrana sia stata fondata dal concorso di gente proveniente dai casali circumvicini, assaltati dalla furia distruttrice delle invasioni saracene del IX sec. d.C. e per trovare qui riparo all’ombra del grande “Torrione”. Varie osservazioni ci permettono di dissentire. Basti considerare che il Torrione” è certamente di epoca non anteriore al XIV sec.; ancor più striderebbe l’evento se fosse avvalorata l’ipotesi che i vani ipogei posti alla base della torre rotonda e che si aprono sul fossato fossero in realtà antichissimi abituri. Da allora vari signori si succedono nel possesso del piccolo “casale” che, solo con l’avvento dei Pagano (1481, secondo altri nel 1507) diverrà “Terra” ossia borgo fortificato da mura di cui oggi sopravanzano pochissimi monconi. Ai Pagano succedono gli Albrizi e nel 1651 i Romano. Con l’estinzione di quest’ultimo casato il feudo di Avetrana passa agli Imperiale, già signori del suffeudo di Modunato. Gli Imperiale, famiglia di origine genovese. sono signori di vastissimi feudi a cavallo tra le province attuali di Taranto e di Brindisi (in merito, vale la pena visitare Francavilla ed Oria) tanto che si fregiano del titolo di Prìncipi di Francavilla e Marchesi di Oria. La storia feudale di Avetrana termina con la estinzione degli Imperiale-Francavilla (1782). Continua il nostro tour alla conoscenza di Avetrana. E’ utile infatti considerare che, sia l’attuale piazza V. Veneto che la piazzetta antistante la chiesa madre, hanno origine dalla demolizione di antiche abitazioni che lì sorgevano, non da ultimo l’abbattimento dell’antica Porta Grande che dalla piazza Vittorio Veneto immetteva sulla odierna via Roma (già strada dell’Immacolata o di Fuori Porta Grande). Entrando in piazza Vittorio Veneto (una volta Piazza del Popolo) attraverso la Porta Grande, che oggi non c’è più, alla nostra sinistra c’è l’antica strada del Forno Baronale (oggi via Garibaldi) e a destra la strada del Forno della Cucca (oggi via Principe i Napoli). Attraversiamo tutta la piazza, un tempo più piccola per la presenza di abitazioni e di alcune botteghe artigianali oggi sacrificata in ossequio ai moderni dettami architettonici non mai rispettosi del retroterra storico-culturale, finché, giunti alla torre civica, troviamo a destra l’antica strada della Chiesa Matrice (oggi via della Chiesa) e a sinistra la Strada della Lezza (oggi via Vittorio Emanuele) che un tempo era sbarrata dalle mura ma oltre le quali si intravedeva l’antica masseria della Lezza. Avetrana Castello

Proseguendo oltre, attraversando varie viuzze, già intravediamo il Torrione. Questa possente torre è un pò il simbolo del paese, formatosi in seguito all’aggregarsi di varie opere di carattere militare, vede la sua fase più antica nell’impianto del grande torrione a pianta quadrata. Dati recenti assegnano l’opera al periodo angioino forse in linea alla politica operata da quel casato di raccogliere in pochi centri le popolazioni sparse per le campagne. Il mastio, intorno alla seconda metà del XIV sec., è comandato da un tal Pietro Tocco. Nel 1378 Avetrana è riconfermata nella signoria dei Tocco con Guglielmo. Nel fossato, presso la torre rotonda, rimangono tracce, considerate per molti anni come vecchie mangiatoie, oppure c’è chi afferma di abitazioni scavate nella roccia la cui età è, senz’altro, anteriore alla costruzione del mastio che, presumibilmente, nasce non tanto come presidio militare a difesa di una comunità, quanto come torre di avvistamento. Si pensi a questo proposito, che in Avetrana ancora nel 1447, si censiscono tredici nuclei familiari (fuochi), quindi una popolazione oscillante intorno ad una quarantina di individui. Per esattezza sono enumerati i ‘fuochi’ che vengono tassati. Il bugnato posto nella parte sommitale del mastio lo ricollega stilisticamente alla torre di Federico II a Leverano, tanto che in alcuni libri viene riportata come torre normanna. Le finestrelle che si aprono nelle cortine murarie rivelano successivi adattamenti ai mutati canoni dell’arte bellica, originarie quelle superiori, quelle mediane presentano rifacimenti a ‘gola di lupo’ sia diritta che rovescia, a dimostrazione dell’introduzione delle armi da fuoco. L’ambiente interno è diviso in tre ripiani originariamente costituiti a solaio piano poggiante su travi di legno ai quali si accede attraverso una angusta scaletta ricavata nell’intercapedine tra le cortine esterna ed interna della struttura. Il lato esterno che volge a sud, è caratterizzato da una rampa di scale che portavano ad un ponte in muratura tramite il quale si accedeva direttamente al primo piano del torrione. Seppure fotograficamente documentata l’esistenza di detto ponte, non appare chiara la sua funzionalità. Di epoca successiva (XV- XVI) la torre rotonda, la torretta a base quadrata e la cortina muraria che le collega. La torre rotonda detta anche del ‘Cavaliere’, posta idealmente sull’antico andamento della cinta muraria del piccolo borgo ( intorno al 1500 Avetrana conta circa 600 abitanti), svolge la funzione di torre d’angolo e risponde alle caratteristiche di un’arte bellica basata sull’uso delle armi da fuoco. Un marcapiano a toro individua i due piani di cui è costituita. La costruzione di detta torre dovette certo apportare modifiche ad una struttura preesistente le cui tracce sono da individuarsi nella ” casamatta “. A tal proposito si noti all’interno della stessa, la parte sommitale della porta che immette nel vano ricavato all’interno della torre tonda. La parte di sottosuolo adiacente e sottostante il complesso fortilizio è occupata da frantoi oleari localmente chiamati ” trappiti “. Alcune valutazioni di ordine strutturale fanno pensare che essi sono stati ricavati andando ad occupare lo spazio dell’antico fossato che un tempo circondava il mastio. Il primo, sottostante l’attuale biblioteca comunale, pur apparendo un frantoio semi-ipogèo (volta ricavata in muratura) conserva le strutture del sistema più antico per la spremitura delle olive detto “alla calabrese”: si conservano i “gemelli” ( coppie di enormi blocchi con incavo per l’alloggiamento di pali in legno e della vite senza fine ) posti sotto degli arconi. Negli altri vani che si osservano ci sono: le “sciave” (luoghi per il deposito delle olive) poste lateralmente alla rampa di accesso al frantoio stesso, ed altre stanze ad uso per i “trappitari” e degli animali che muovevano le grosse macine in pietra. L’altro grande locale posto a sinistra accoglie, anche se evidenti sono gli adattamenti precedenti, la batteria di cinque torchi detti “alla genovese” sistema per spremere olive entrato nell’Italia meridionale intorno alla metà del XIX sec. Il frantoio è inteso come una nave. Il capo dei frantoiani (trappitari) è il “nachìru” dal greco naucleros (naucleros – padrone di nave) e gli operai sono detti marinari e marinaretti. Usciti dal castello e svoltando a destra del cancello, percorsa una breve viuzza, si entra in uno spiazzo (un tempo occupato come cavallerizza dal principe Michele Imperiale) da dove s’intravede la facciata nord del palazzo Imperiale. Prima di proseguire, e voltando a destra, potremo fare una breve visita alla cappella della Madonna del Ponte per vedere un bell’esempio di barocco fiorito in cui è realizzata l’edicola dell’altare. A questa Madonna si attribuiscono eventi miracolosi così come testimonia lo stesso Vincenzo Romano, fratello di Giuseppe signore di Avetrana, in favore della moglie Vittoria Santoro dei signori di Maruggio. La nostra visita guidata di Avetrana non finisce qua, nella prossima puntata sveleremo alcuni palazzi che esaltano l’edilizia del luogo.

Raimondo Rodia