Artigianato tipico l’impagliatore di sedie e di giunchi di Palude

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Torniamo a parlare di artigianato tipico leccese, molto variegato e ricco di stile, si può affermare tranquillamente che, in ognuno dei 97 comuni della provincia di Lecce esiste un artigianato d’eccellenza. Molto particolare il mestiere che tratteremo in questo nostro articolo, l’impagliatore di sedie, un lavoro artigianale non ancora scomparso,grazie ad alcune persone che, ancora oggi con pazienza ed ottimismo, portano avanti questo antico mestiere artigiano. Una volta il mestiere era diffuso in particolare ad Acquarica del Capo famosa per essere il paese degli “spurtari”, (costruttori di sporte o canestri di giunco), infatti l’artigianato locale produce questi contenitori sfruttando la materia prima che cresceva nelle malsane paludi che circondavano il paese. I giunchi, una volta raccolti, subiscono una bollitura e una zolfatura che danno elasticità e resistenza, caratteristiche che sono indispensabili per la loro lavorazione. Questi eccezionali artigiani che intrecciano i giunchi di palude per farne degli oggetti di fattura straordinaria furono premiati all’esposizione internazionale di Vienna del 1873. Ma raccontiamo il lavoro quotidiano, di questi artigiani che ancora oggi creano oggetti. I prodotti tipici di tale lavorazione sono: cesti, panieri, contenitori, forme per la ricotta, borse e altri oggetti tradizionali. Ma vorrei soffermarmi su le tecniche usate ancora oggi per riparare o creare un sedile, intanto l’uso di comuni materiali, si riesce a restaurare sedie di ogni tipo, epoca e stile, sgabelli bassi e alti, poltroncine, sedie a dondolo di ogni tipo, dai modelli classici in legno in stile ed arte povera, a quelli contemporanei che hanno bisogno dell’ impagliatura a “ scacchi ” con cordoncino e a “ spicchi ” con erbe palustri e filati più recenti.Sedia La professionalità acquisita, trova le sue origini nella passione per le tessiture su sedie, che ha visto evolvere l’acquisizione delle varie tecniche attraverso anni di attività continuativa nel campo, al solito il mestiere artigiano si apprende in bottega. Una delle tecniche più difficili da realizzare in questo campo sono le cosidette impagliature di Vienna, una tecnica difficile e bisognosa di tanta pazienza e bravura. L’intreccio di Vienna nasce nei primi dell’ottocento dal genio artistico e creativo di Michal Thonet (1796-1871) considerato il padre della tecnica di curvatura del legno. Il mito e la storia della Gebruder Thonet  da Vienna, divenne un’icona del design europeo. Con la sua produzione Thonet si dimostra non solo un abile artigiano e geniale designer dell’epoca, ma un vero e proprio pioniere del moderno processo d’industrializzazione: alla fine del XIX secolo infatti, la sua azienda, era in grado di produrre quattromila pezzi al giorno, realizzati da circa seimila addetti. L’arte dell’intreccio del giunco è antica e veramente artigianale. Prima di iniziare la lavorazione, le cortecce di ulivo e gli sterpi di moro, dopo essere stati raccolti, vengono levigati ed ammorbiditi con prolungati bagni d’acqua. La lavorazione poi prosegue come fosse un ricamo e ne ripete i punti: a croce, a stella, a tessuto, a rete. E’ tutto un gioco di simmetria e di equilibrio; la stella del fondo richiama quella del coperchio, la treccia del manico quella del bordo, i colori delle decorazioni viola, verdognolo e bluastro riproducono motivi di certi antichi tessuti locali. L’arte dell’intreccio è una maestria che appartiene a pochi, realizzato oggi, dalle sapienti mani di pochi artigiani. Io vi aspetto nel Salento per farvi conoscere le antiche botteghe ed i loro mille segreti.
Raimondo Rodia