Anna Premoli, l’autrice di “Ti prego lasciati odiare” ci presenta “L’importanza di chiamarti amore”. Recensione di Giorgia Linho

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La copertina del nuovo romanzo di Anna Premoli, "L'importanza di chiamarti amore", fotografata da Giorgia Linho
La copertina del nuovo romanzo di Anna Premoli, “L’importanza di chiamarti amore”, fotografata da Giorgia Linho.

Giada Borghi frequenta la Facoltà di Economia presso la Bocconi a Milano, lontano dalla sua casa, in Veneto, dai suoi genitori, con cui ha un pessimo rapporto e dal suo ragazzo Filippo, col quale ormai dopo 7 lunghissimi anni è a un punto morto. Giada è in fuga da sè stessa, dal suo caratteraccio sarcastico, scontroso, anticonformista, ribelle, chiuso e chi più ne ha più ne metta. Incarna il prototipo di ragazza problematica, da poco fuori dell’adolescenza, concentrata maggiormente sul non fare scelte di vita che possano rendere orgogliosi i suoi genitori anziché perseguire la sua felicità. E quanto di più lontano ci si aspetti da una ragazza: tatoo, borchie, nessuna buona maniera, nessun romanticismo, nessun abito bianco in tulle e pizzo a riempire i suoi sogni, nessun fascio di fiori da apprezzare al primo appuntamento, nessun verso poetico d’amore da annotare su un diario. Per Giada questo sarebbe troppo stucchevole e schifosamente melenso, da provocare la carie persino a un cavallo o da far innalzare pericolosamente l’indice glicemico fino alle stelle. Quello che teme maggiormente è il lasciarsi andare, allentare il controllo sulle cose, esternare la sua vera personalità e, ancor di più, assomigliare a sua madre, una donna algida e snob, un’arrivista sociale che vive seguendo le mode e le convenzioni del momento e che, più di tutte, sogna per la sua unica figlia un buon partito da accalappiare e che le dia amore ma soprattutto benessere economico. Giada è un’eccellente studentessa con una rosa carriera ad attenderla ma, tra un’uscita con le sue migliori amiche, Lavinia e Alessandra, e un 30 all’università, impiega buona parte del suo tempo a non diventare quella figlia modello che i genitori tanto vorrebbero. Inaspettatamente però, una sera, durante un aperitivo, incontra Ariberto Castelli, tipico fighettino, figlio di papà da cui Giada è solita tenersi bene alla larga perché proprio non sopporta. Purtroppo non è così semplice perché, dopo uno sconveniente e alquanto imbarazzante episodio, i due sono costretti a incontrarsi tutti i giorni per 6 mesi, presso un’importante società di consulenza investe di stagisti. Ariberto, bocconiano intuitivo e magnanime, sa vedere oltre gli aculei di “Miss istrice”come chiama scherzosamente Giada e, abituato a tenere duro e a superare ogni tipo di ostacolo, si prefissa l’obiettivo di far breccia nel cuore della sua promettente collega, essendosene perdutamente innamorato. Pur volendo però, Giada non potrebbe mai ricambiare questo sentimento, per il sol fatto che Ariberto rappresenta tutto ciò che la madre ha sempre desiderato per lei: bellissimo, sempre gentile e sorridente, ricco, intelligente, romantico, caparbio È impeccabile nei suoi tailleur cuciti su misura. Nonostante tutto il ragazzo non si dà per vinto e parte imperterrito alla conquista di questo cuore, all’apparenza di pietra, ma che ha solo bisogno di lasciarsi andare, di trovare la sua dimensione e la sua felicità senza essere più in lotta col mondo intero. Si lascerà la nostra Giada sedurre e trasformare dal fascino del sensuale dolce protagonista?
Anna Premoli, anche questa volta, con la sua frizzante verve, ha fatto centro nel cuore delle sue lettrici, soprattutto le più romantiche, con una prosa divertente e accattivante. L’ elemento principe del romanzo sono i dialoghi, che prevalgono di gran lunga sulle descrizioni e riflessioni, queste ultime in particolare, fanno capolino solo nell’ultimo capitolo, dove si da ampio spazio all’ importanza del raggiungimento della propria felicità. Un romanzo centrato per lo più sull’ incalzante battibeccare dei due protagonisti, a tratti snervante, dato il tratto ribelle e cocciuto che li definisce. “L’importanza di chiamarti amore”, edito dalla Newton Company, è consigliabile ad un pubblico più giovane e sognante poiché affronta, oltre al tema principale dell’amore, anche quello della difficoltà di crescere e di diventare donne, nonché del delicato rapporto con le proprie madri con cui non sempre si genera un’armonica e serena identificazione.