Anime Baltiche

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Jan Brokken
Anime Baltiche

Lo scrittore scrive questo libro dopo aver effettuato un lungo viaggio, attraversa Lettonia, Lituania ed Estonia ricostruendo le vite straordinarie di personaggi celebri e persone comuni, per riscoprire la vitalità di una terra da sempre invasa e contesa, dove la violenza della storia è stata combattuta con l’arte, la poesia e la musica.

Tra i palazzi Jugendstil di Riga e le mura di Tallinn, tra i vicoli ebraici di Vilnius, i castelli della Curlandia e la Königsberg di Kant, oggi Kaliningrad, rivivono i film di Ėjzenštejn, che si unì ai bolscevichi contro il padre zarista per ritrovarsi come lui chiuso in un’ossessione di grandezza; le mille vite di Romain Gary, che nella letteratura trovò rifugio dai campi nazisti senza mai riuscire a perdonarsi di essere un sopravvissuto. Quella frattura che attraversa tutte le tele di Rothko, strappato dai rossi tramonti della sua Daugavpils; ma anche la rivoluzione cantata della giovane Loreta contro i carri armati sovietici, o la segreta diaspora dei baroni baltici, tra cui la moglie di Tomasi di Lampedusa, prima psicanalista donna in Italia. .

Viaggio in un cruciale ma dimenticato pezzo d’Europa, Anime baltiche che non è un romanzo pur sembrandolo e fa capire cosa è veramente successo lì.
In questo libro c’è il recupero di storie, di frammenti esistenziali, di esperienze di vita contraddistinti da un luogo di nascita, terra travagliata, di confine, di invasioni e di successive cessioni, stravolto, nella sua anima, nella sua identità. Si tratta in misura maggiore della ricostruzione di storie private di grandi nomi della cultura mondiale, ma non mancano le vicende di sconosciuti che hanno in egual misura contribuito al grido di libertà e di indipendenza, levatosi dapprima con la gloriosa ondata successiva alla risoluzione del primo conflitto mondiale, successivamente con la Rivoluzione cantata nei primissimi anni novanta del secolo scorso.

Si rimane molto colpiti ( io pure frastornata) dal destino segnato di queste persone e dalla esistenza fatta di fughe, peregrinazioni, deportazioni, ricostruzioni di identità come nel caso del libraio di Riga Janis Roze, una storia straordinaria quella della libreria che continuerà ad esistere, deportato in Siberia perché appartenente al ceto borghese, o la storia taciuta dalle tv mondiali della giovane Loreta, morta appunto da manifestante per la libertà durante l’attacco dei carri armati sovietici alla Torre della televisione di Vilnius nel 1991. Si capisce perchè oggi resiste, in queste terre, l’orgoglio . È con orgoglio che la figlia di Jakobson , sostenitore di illuminate riforme agrarie , scrittore, filosofo, nazionalista, fondatore del primo quotidiano in lingua estone, apre le porte della sua casa- museo.

E “l’orgoglio non ha niente a che vedere con il nazionalismo, lo sciovinismo o l’arroganza. Essere orgogliosi del proprio paese significa credere in tutto ciò che lo rende speciale, diverso, unico. Significa avere fiducia nella propria lingua, nella propria cultura, nelle proprie capacità e nella propria originalità. Quest’orgoglio è la sola risposta adeguata alla violenza e all’oppressione.
Un viaggio nella storia, inoltre, scandito da date ben precise che a fine lettura forniscono un quadro d’insieme ampio e dettagliato della vera anima di una parte della nostra Europa, oggi entità politica la cui comprensione sfugge ai più, di fatto ancora coacervo di popoli, identità, lingue, tradizioni, etnie che faticano a sentirsi parte di un solo progetto .

Una lettura impegnativa, ma scorrevole interessante e molto arricchente.

Anna