Andrea Righi torna con un nuovo fantasy noir, ambientato nella esoterica e misteriosa terra emiliana. Recensione e intervista all’autore

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Tre destini

di Andrea Righi

Beltane e Samhain sono due feste pagane di origine celtica. La prima cade nella notte tra il 30 aprile e il 1°maggio e celebra la fertilità della terra, la luce e la vittoria di questa sulle tenebre. La seconda, invece, si festeggia la notte di Ognissanti, sancendo l’inizio del periodo buio dell’anno, la morte di Dio e la dominazione delle tenebre. Durante queste ricorrenze, il velo che separa il nostro mondo dall’ “altro mondo” si assottiglia, cosicché presenze oscure, streghe, demoni buoni e cattivi, ne approfittano per soggiornare sulla terra.

Essi si appropriano di corpi terrestri per compiere le loro missioni, irrompono nelle menti umane, trascinandole nell’oblìo o, ancora, si impossessano di corpi per conquistare il mondo e disperderne le anime. Questo è il retroscena che fa da sfondo alla narrazione delle vicende dei protagonisti, che si allineano e si incontrano, per poi diramarsi in tre direzioni diverse. In un oratorio alle porte di Modena, nei pressi del fiume Panaro, albergano le anime di un angelo e di una strega, che fungono da registi nelle intricatissime vite dei personaggi, al fine di combattere il regno del Male. Essi vogliono sottrarre la Dea Madre dalle grinfie di Belial, demone potente secondo solo a Lucifero, permettendo così la realizzazione del Beltane, grazie al matrimonio della divinità con il Dio della luce. Belial, è stato invocato sulla terra da una setta che officia riti satanici a pagamento, per coprire e giustificare la circolazione di tangenti e mazzette, che scorrono a fiotti nei piani alti della politica e delle forze armate. Su questa fetta della Bologna bene è chiamato ad indagare Francesco Ferrari, detto Cisco, un poliziotto anticonformista, poco ligio al protocollo e amante della verità ad ogni costo.

Durante le sue opere investigative, la sua esistenza è destinata a incontrare quella di Roberto Setti, scrittore di romanzi gialli, che si nutre di episodi di cronaca del suo piccolo paesino emiliano, per creare trame e personaggi nuovi. Questi ha un rapporto ambiguo con Anna Marturano, ex maresciallo di origine siciliana, che impersonifica, a sua insaputa, proprio la Dea Madre, nonché la promessa sposa del Dio Oberon. Anna, però, viene circuita e stregata dal fotografo Adam Corelli, una presenza inquietante venuta da lontano. Nelle vicende, ambientate tra l’ Emilia Romagna e la Sicilia, grande rilievo ha la figura di Romano Federici, un professore universitario e amante dell’ occulto, scomparso improvvisamente nel nulla, il cui caso, unito a quelli di alcune morti sospette, porterà all’avvio delle indagini degli uomini di Cisco. Dove sarà sparito? Trattasi di un rapimento o di una fuga volontaria?

Simboli esoterici, termini antichi che affondano le radici nella tradizionale lingua celtica, accompagnano il lettore in vari colpi di scena, dove qualcosa di losco appare insospettabilmente anche nelle persone meno probabili e dove streghe, a cui si è data la caccia per anni, provano sentimenti che rasentano l’amore e la sofferenza umani. Una lotta tra il Bene e il Male, una partita contro la corruzione della politica, che si avvale della protezione del dio denaro per accrescere sempre più il suo potere sugli onesti. Il romanzo, che racchiude in sé le sfumature variopinte del genere fantasy, quelle gialle del mistero e nere del thriller, termina con un finale a sorpresa.
Introdotto e concluso con un epilogo, “Tre destini” è suddiviso in 34 capitoli, in cui si alternano le vicende dei protagonisti, prima lontani e ignari, poi sempre più vicini e coinvolti che, in un crescendo di suspense, sciolgono solo alla fine il bandolo della matassa.

Andrea Righi è nato a Castelfranco Emilia nel 1977 e vive a Modena con moglie e figlio. Legge thriller, horror e fantasy. Nel 2014 pubblica il suo primo romanzo “Samhain” in cui fanno la loro prima comparsa Anna e Roberto, il cui sentimento, seppur forte, non trova la miccia per accendersi. Nello stesso anno scrive il racconto “L’ alba verde”, che arricchisce un’antologia dedicata alla sua città modenese. “Tre destini” si colloca, quindi, tra la cerchia dei sequel che non fanno fatica a farsi leggere e capire, senza averne conosciuto la prima parte, grazie alla penna fluida e fantasiosa dello scrittore, che porta per mano anche il lettore che possiede poca dimestichezza con il Fantasy thriller. Chiarezza di esposizione che nulla toglie all’elevato tasso di suspense, mistero e trepidazione presenti fin dalle prime righe. Andrea Righi, infine, nella sua opera edita da Linee infinite, lascia con l’ umiltà che lo contraddistingue nel panorama degli autori emergenti, un messaggio ai suoi lettori, tra le note e i ringraziamenti. Li invita, di fatto, a riflettere sull’importanza dei sogni nella vita moderna, dove purtroppo i desideri e le aspirazioni hanno messo le vesti del successo, del denaro e del super progresso, dove ogni realtà ha la pretesa di essere ragionata e sviscerata ad ogni costo, sciacquando via ogni possibile immaginazione e alternativa interpretazione delle cose.

 

Intervista con l’autore.

DOMANDA: Roberto Setti, uno dei protagonisti di “Tre destini” è uno scrittore che prende spunto da ciò che accade nel suo paesino per inventare le trame dei suoi romanzi gialli. Quanto c è di te in lui?
RISPOSTA: C’è parte di me, con i miei sogni e le mie speranze ma anche con le mie paure. Lui è introverso e solitario, e in un mondo che troppo rumore mi manca la su posizione di ascolto.
D: Cisco, il poliziotto contro il sistema, uno dei migliori agenti del comando, che non raggiunge l’ apice della carriera per la sua personalità impulsiva ma onesta e perciò scomoda per politici e comandanti che vorrebbero farla franca, mette in luce una piaga profonda della nostra società…..
R: Lui è un paradosso, è la mia rabbia che rimane chiusa dentro. Non è che il mondo sia tutto corrotto però è chiaro che qualcosa non va. Ho scelto un esempio che fosse molto amplificato e lo ho fatto intenzionalmente, perché non volevo lanciare delle accuse ma fare una sorta di mea culpa. In che senso? Beh nel senso che ci sono troppe persone che si fidano di un pensiero ancora prima di capirlo, e lo vedi sui social, nella politica fatta via internet, nel cellulare che sostituisce troppo spesso gli sguardi…, se vuoi anche nell’editoria dove conta prima chi sei di cosa fai…se saputo ascoltare Cisco ci grida , nel suo modo rude, di tornare umani, di commettere un piccolo errore sopravvalutandoci, in modo da fidarci per primo del nostro pensiero, e soprattutto ci dice di esistere.
D: In “Tre destini” rincontriamo due dei protagonisti del tuo primo lavoro “Samhain”: il maresciallo Anna Marturano e lo scrittore Roberto Setti. Tra riti esoterici e indagini che fanno da cornice, anche qui non riescono a dare spazio ai loro sentimenti. Ci sarà un seguito? Li ritroveremo ancora?
R: Forse sì e forse no….ci sto pensando perché mi piace pensare che la gente faccia vivere i miei personaggi nella propria fantasia anche senza il mio aiuto. A Roberto voglio molto bene e credo riapparirà. Posso dire con certezza che ci sarà ancora Cisco, in più di un lavoro.
D: I tuoi scritti sono ambientati nei luoghi che ti hanno visto crescere, quanto sei legato alla tua terra, l’Emilia?
R: Quanto sono legato a casa mia. Qui c’è una bellezza che non appartiene alle cose, non abbiamo particolari capolavori ma tante belle rappresentazioni d’arte, tane storie, tanti colori, e abbiamo la capacità , o almeno la avevamo, di riuscire a fondere tutto con armonia. L’Emilia è un romanzo noir, mistero, ambiguità, paure, amore, passione, case nascoste, corsi d’acqua mascherati, però non le vedi se non lasci ti siano mostrate. Devi aprire le pagine e leggerla, lentamente, come si muove lei nelle sue campagne e nei suoi fiumi che sembrano fermi. Allora si che si può riuscire a capire cosa provo e quanto voglia dire per me la mi terra.
D: Infine, tra le note e i ringraziamenti, confessi di aver cercato di condividere la tua idea di sogno, che probabilmente è un po’ lontana da quella della collettività. Ce la racconti?
R: Meravigliosa domanda.
I sogni per me sono tutto, anche più della vita stessa, sono il motore, quello che ti fa sempre pensare che ci si può riuscire, il traguardo che appare in cima ad una salita interminabile. La collettività troppo spesso identifica i sogni con la ricchezza, con il benessere, con una vita agiata. I sogni secondo me non devono essere raggiungibili se no perdono senso, devono essere belli ma non raggiungibili, come le stelle. Il resto è tutto frutto del nostro impegno nel raggiungerli. Il senso del mio discorso è non accontentarsi mai, ma non nel senso di aspirare a tanto, non sostituite mai il vostro obiettivo con un altro solamente perché vi sembra buono. Fidatevi, non può essere soddisfacente. La vita è una gara che inizia e finisce, e non esistono gare dove il traguardo si trova a metà percorso…

A cura di Giorgia Linho

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