Andrea Mauri. Due secondi di troppo

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Andrea Mauri
Due secondi di troppo.

C’è un’atmosfera magica, commovente e a tratti triste e piena di un profumo di nome Poison, di cui la madre del protagonista si vaporizza a dosi massicce, in questo nuovo romanzo di Mauri.
Antonello assiste la madre Beatrice in una casa di cura perché affetta da demenza senile.

Il rapporto con la madre è sempre stato un rapporto esoterico e simbiotico.
Da piccolo spiava la madre e le amiche che ogni settimana si incontravano a casa sua per sedute di letture di tarocchi. Tanto ne rimaneva impressionato da credere che la notte un’amica “taroccara” della masre si trasformasse in fantasma, nella sua stanza.

La madre è grande lettrice e amante dei tarocchi, dai quali non si stacca mai, nemmeno in clinica. Antonello pensava di non essere visto, ma la madre vedeva tutto. A lei non sfuggiva mai niente della vita del figlio, nemmeno le cose che faceva di nascosto. I suoi tarocchi ( il suo occhio lungo) vedevano tutto e non sbagliava. E così subito ha capito che Antonello porgeva attenzioni particolari ai ragazzi piuttosto che alle ragazze, riuscendo pure con sue strategie “ di magia “ a fare andare in malora qualche amicizia particolare. Il legame tra i due è molto forte 
Il padre, che pure esiste, è una persona assente affettivamente, ma anche fisicamente. Durante il ricovero della madre, Antonello, non è un osservatore passivo del deterioramento, ma si ingegna in ogni modo per far toenare alla memoria e rivivere con lei i fatti della loro vita. Gli porta un vecchio televisore in bianco e nero in camera, e ripete, con gioia della madre, una piccola messa in scena in cui imita la presentatrice dei programmi in tv .

Tra loro c’è sempre il mazzo dei tarocchi e di tanto in tanto Beatrice estrae qualche carta per “leggere “ il presente al figlio. Non ha un carattere facile col personale della clinica, qualcuna proprio non la sopporta, l’unico che riesce a tenerla tranquilla è Antonello.

È lui che la porta davanti alla vetrata della sala comune e le racconta momenti della loro vita, e li rivive insieme a lei in quel momento. Nei ricordi, una volta sono al mare, altre volte oppure in altri frangenti della loro vita.

A volte a dare il cambio c’è la cugina, che non sempre riesce a gestire la zia. Gabriele, il medico del reparto, è molto interessato al modo in cui Antonello cura la madre, e lei si accorge subito che c’è interesse tra lui ed il figlio, anche stavolta ha capito, è una carta dei suoi tarocchi che prevede il peggio per il figlio nel caso in cui intraprenda l’amicizia col dottore.

È capricciosa Beatrice, un po’ è la malattia, un po’ è il suo carattere. Antonello lo sa bene e non perde mai la pazienza con lei. Una sera si presenta con un piccolo sdraio ( che conserva tanti ricordi, di cui ovviamente parla con la madre) e rimane pure la notte lì ad accudirla.

A volte vorrebbe raccontare di più di se, ma conviene che tanto lei lo sa già. L’amicizia con Gabriele, che l’ha guardato due secondi di troppo, intanto prende una piega diversa, forse quella sperata da entrambi.
È un libro commovente, a volte si legge il triste riscontro di chi paga la scelta di essere se stesso con emarginazione o peggio atti denigratori e aggressivi.

Il coraggio di dirlo è il valore aggiunto di questo libro. È il terzo libro che leggo di Andrea Mauri, già il primo Micheymouse03, mi era piaciuto molto e “L’ ebreo venuto dalla nebbia “ ancora di più.

Questo ancora meglio, una bella scrittura un romanzo, in parte autobiografico, molto originale che si legge tutto d’un fiato. Uno scrittore a tutto tondo. Non per niente è stato vincitore del premio nazionale Autori Italiani nel 2017, ha ottenuto una menzione di merito al premio Gustavo Pece 2017 ed è stato finalista al premio Quasimodo 2017.