Amare Maryam

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Nassira Belloula
Amare Maryam

a cura di Anna Cavestri 

È impossibile non amare Maryan quando la conosci.
Siamo in Algeria. La protagonista è data in sposa a 16 anni:

“ mio padre ha consegnato le redini della mia vita ad un estraneo…..il mio corpo di sedicenne non mi appartiene più. Il primo giorno in casa sua, la sua voce astiosa e minacciosa: Ti farò del male e questo tuo irresistibile nasino all’insù scenderà presto giù.
E non ha avuto bisogno di colpirmi.
Bastava umiliarmi e sminuirmi. Ero annientata. Una sola notte. Non ne sono servite altre per capire. Mi ha fatto diventare un deserto arido, secco e nero “

Non reagisce Maryam, tace si rimpicciolisce subisce senza lamentarsi.

A casa sua sua madre e suo padre esprimevano il loro amore, si abbracciavano si accarezzavano, a Maryam non è toccato uguale.

Dopo trent’anni di vita così, decide senza nessun preavviso, una mattina di abbandonare la casa lasciando sgomente le figlie che non credevano potesse succedere, non l’hanno mai sentita lamentarsi prima, qualche volta hanno sentito la madre parlare da sola, forse era impazzita?

I capitoli sono un alternarsi di racconti quello di Maryam che si racconta e parla dei suoi stratagemmi di sopravvivenza e della sua vita e quelli delle figlie che raccontano la presa di consapevolezza della vita della madre e della crudeltà del padre, di cui non avevano mai avuto “sentore “ prima della dipartita della madre.

”Sotto gli sguardi docili con i quali viene assassinata la carne di nostra madre, siamo diventate testimoni complici.
Le abbiamo rifiutato ogni probabilità di sognare, di realizzare i propri desideri, solo di rendere possibili i nostri “

Maryam è stata una brava madre e le uniche volte che la vedevano davvero felice era quando andavano a trovare i nonni materni.
Il padre, tanto brutale con la madre con loro era un padre buono.

Era Maryam l’unica sua vittima.
Ed era molto facile per tutti pensare che Maryam fosse un po’ matta, parlava sotto l’albero di limoni, quando tutti dormivano e aveva bisogno dell’abbraccio dell’albero.

“…. se esco dal mio squallore e dalla mia sottomissione mi si parla di follia, di nevrosi…”

“Oggi recupero la mia consapevolezza e loro credono che sono diventata matta “

“La nostra amata madre prima di lasciare la casa si è inginocchiata davanti all’albero adorato..”

Maryam torna da Rosa sua madre che l’accoglie a braccia aperte e la proteggerà contro ogni usanza arcaica e quando le nipoti e il genero hanno provato a convincerla di farla tornare indietro: lei ha lanciato il suo sguardo nero di collera:

”Cosa avete fatto a mia figlia “
gridò piena di rabbia “ tutti quei segni e nessuno ha reagito?”

Ed è così che la figlia si interroga e scopre la vita della madre, della sua giovinezza e di Alí il suo amore da ragazzina, col dolore ed il rimpianto di non averla potuta aiutare.

È un libro molto intenso, struggente per l’umanità che caratterizza Maryam ma anche la figlia nella sua impotenza.

Fino a che punto la brutalità di un uomo può devastare corpo e mente di una donna, moglie e madre dei suoi figli.

Viene messa in luce in questo libro l’ideologia della società algerina e musulmana in generale che giustifica la supremazia dell’uomo sulla donna con ogni mezzo.

Ma su questo purtroppo c’è tanto in letteratura e nella vita reale anche nella nostra Italia moderna.

Un libro che merita di essere letto, che fa riflettere sulla comunicazione non verbale, fa riflettere sulla possibilità di guardare quello che succede sempre da più punti di vista sforzandosi di non guardare solo e sempre la superficie delle cose.

È un libro di speranza: Maryam se n’è andata , dalle situazioni di malessere è giusto andarsene quanto prima, almeno secondo me.

Anna