Altro estrato da “Nel magnifico bosco di mia” di Elena Ungini

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da “Nel magnifico bosco di Mia”:

La luce era ormai tornata, nella radura.

“L’eclissi è finita. I nostri poteri dovrebbero essere tornati a posto”, annunciò Aida.

“Vediamo”. Mia indirizzò una magia pulente sull’auto. Il miele sparì all’istante.

“Meno male. Sarebbe stato difficile spiegare come ci era finito”, rise Nathan.

“E per i capelli grigi e la macchina a pois?”, chiese Anita.

“Io direi di lasciarli così, a perenne ricordo di ciò che ha fatto quel delinquente. Che vada pure in giro a raccontare che sono stati gli gnomi. Voglio proprio vedere chi gli crederà”, propose Aida.

“Intanto leghiamolo, prima che si risvegli”. Con un gesto della mano, Mia lo legò come un salame.

“Ecco fatto. Ora dovremmo proprio rientrare alla colonia. Si è fatto tardi”, sospirò.

“Aspetta… sono quasi le undici e trenta. Che ne diresti di restare ancora un po’?”, propose Nathan.

Lei sapeva cosa sarebbe successo a quell’ora: Nathan le avrebbe dedicato una canzone.

“Devo rientrare…”

“Solo il tempo di una canzone… ti prego”.

Mia rimase un istante in silenzio, tentata dalle sue parole.

“Oh, ti prego, Mia! Vorrei tanto sentirlo cantare! Me ne parli così spesso!”, la supplicò Aida. Lei le scoccò un’occhiataccia: non voleva che Nathan sapesse quanto parlava di lui, quanto lo pensava. Stava per rispondere che dovevano proprio andare, ma quando alzò lo sguardo e incontrò quello del ragazzo si accorse di quanto dolcemente le stesse sorridendo, e a quel punto le fu impossibile rifiutare.

“D’accordo. Ma solo una canzone”, acconsentì.

“Allora ne sceglierò una molto lunga”.

Con uno schiocco di dita Mia fece in modo che Nathan si trovasse tra le braccia la sua chitarra acustica. Lui le sorrise di nuovo, poi le sue dita accarezzarono le corde dello strumento e le note di Stairway to Heaven si sparsero nella radura, ben presto accompagnate dalla calda voce del ragazzo. La calma parve scendere sul bosco, come un manto prezioso, come una cappa di serenità che si fondeva con la notte, mentre il timbro morbido di Nathan scandiva le frasi della canzone, mentre le sue dita riempivano l’aria tiepida di musica. Lentamente, si era avvicinato a Mia, senza smettere di guardarla negli occhi. Le ultime note si spensero, e il silenzio notturno tornò a regnare, sovrano.

“È la canzone che ti ho sentito cantare la prima volta che ti ho visto”, sussurrò Mia.

“La sera che sono venuta a parlare con Alice, per chiederle di non rivelare a nessuno che mi aveva incontrata”, spiegò.

“La sera che mi sono innamorata di te”, avrebbe voluto aggiungere, ma si trattenne. Lui la guardava ancora. Avrebbe dato qualsiasi cosa, persino la sua chitarra, per poterla baciare, in quel momento.