Alla scoperta di Porta Galliana

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Rimini sta vivendo negli ultimi anni una rinascita culturale e storica, grazie agli sforzi dell’amministrazione comunale che, non senza difficoltà economiche e sociali sta provando a ritrovate l’identità storica della città, che per vari motivi, si era andata smarrendo nel secolo scorso.

Un tentativo di valorizzare la ricchezza storica antica, medioevale e moderna che Rimini ha tenuto nascosta sotto le ceneri per decenni pensando di poterne fare a meno, puntando tutto sul turismo estivo balneare e del divertimento. 

Ora la città vuole mostrarsi in modo diverso, non più solo una località balneare e una città che vorrebbe tornare ad essere un riferimento nel mondo del divertimento, ma anche una città storica e degli eventi, questa è l’idea. Un cambio di immagine necessario, che comporta anche sarcrifici e più di un mugugno, soprattutto a tema parcheggi e viabilità.

Uno dei cantieri che stanno occupando parti della città è quello per riportare alla luce l’antica Porta Galliana. Questa porta venne costruita nel Duecento per collegare la città con la zona del porto, che sorgeva lungo il fiume Marecchia. Di fatto era parte della cinta muraria difensiva che era sorta durante l’ampliamento della città in epoca federiciana.

Come nel resto del centro storico, anche qui è fondamentale la figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini (1417-1468) che la restaurò. Ci si arriva anche per deduzione, per il fatto che agli inizi del XX secolo in alcuni scavi in loco fu ritrovato un deposito di medaglie malatestiane. Queste erano impiegate da Sigismondo per indicare le proprie opere.

Agostino di Duccio nel suo bassorilievo (databile fra il 1449 e il 1455) conservato nella cappella dei segni zodiacali del Tempio Malatestiano di Rimini, rappresenta come era la porta nel Quattrocento e la mette in primo piano dimostrando come si tratti, in effetti, di un’opera sigismondea. 

In seguito, nel XVI secolo, la porta fu chiusa e sostituita con un torrione chiamato “Torrione dei Cavalieri”. Al centro dell’arco passava un condotto fognario moderno risalente a quei tempi.

Dunque ci si chiede, da riminesi, ora che la si definisce “emblema di Rimini”; cosa è realmente? Dove si trova?

Per i riminesi che non lo sanno, si tratta di quell’arco gotico semisepolto nei pressi del ponte dei Mille. Un tempo era il simbolo della città, essendo la porta che attraversavano tutti quelli che giungevano dal mare. 

Dunque di trattava di un ingresso di una via importante quanto lo erano le 3 strade consolari romane: Flaminia, Emilia e Popilia.

Il segno del Cancro, con la città di Rimini e la rocca malatestiana, Agostino di Duccio – 1455 ca.

Ecco allora che dopo secoli, Porta Galliana torna ad emergere come nel 400 con il recupero che, vista la scoperta di un ponte levatoio di cui non si conosceva l’esistenza, prevederà anche uno specchio d’acqua per rievocare il fossato che si trovava 5 metri sotto, superabile con una passerella di 4-5 metri. 

Un lavoro non da poco, che coinvolgerà tutta la zona, dove verranno sistemate anche le mura di via Bastioni Settentrionali, fino a Corso Giovanni XXIII, ovvero le mura federiciane, autorizzate dall’imperatore Federico II e risalenti al Duecento.

Per rendere l’idea del tragitto d’un tempo, il loro tracciato verrà evidenziato anche dove sono scomparse, dove attualmente passa la strada. Il tutto va ad arricchire tutto il complesso storico che ruota attorno al Ponte di Tiberio, con l’obbiettivo a lungo termine, ambizioso, di restaurare tutte le mura della città.

Un progetto importante, che va a congiurgersi alle altre iniziative come la Domus del Chirurgo, non distante da qui, con l’intento di portare in primo piano la parte storica di Rimini, e far nascere una nuova area storico-archeologica, visitabile ed accessibile a tutti.

La porta si trova a quota – 3,25 mt circa rispetto il piano stradale allo scopo di riportare la costruzione antica nel suo contesto. Si tratta dell’unica porta urbica di epoca medievale-rinascimentale attualmente fruibile e in buona parte recuperabile nella città di Rimini. Un’area dotata di accessi ai disabili grazie all’eliminazione delle barriere architettoniche.

Il tutto mentre continua il potenziamento della connessione ciclopedonale, poiché il sito si lega agli interventi de “l’anello verde”, che lo collegherà sia con la nuova pista ciclabile diretta al Faro di via Destra del Porto, sia con quella prevista in Via Coletti in direzione Nord.

Una visione d’insieme volta a decongestionare la zona dal traffico e a renderla fruibile e accattivante per turisti e per i riminesi, l’idea almeno è questa.

Cosa è emerso dagli scavi?

A seguito dell’avvio degli scavi è subito emerso come fosse organizzato questo bastione difensivo strategico della città medioevale. Dagli scavi degli archeologi di adArte sono emersi i resti del cosiddetto “ponte morto” oltre ai muri di contenimento del fossato.

Il cosiddetto “ponte morto” si presenta come una struttura difensiva importante che si spinge all’interno del fossato per portarsi, a partire dal muro di contenimento verso l’ingresso dell’avancorpo della porta che veniva raggiunto con un altro ponte levatoio.

Durante gli scavi si sono rinvenuti anche un insieme di costruzioni storiche quattrocentesche e trecentesche, due fogne (praticabili) del 1871 e del 1908, e l’ultimo lavatoio pubblico di San Domenico, sempre del 1908. Un insieme stratificato di edifici di varie epoche.

Tutto parte dall’idea di attraversare le epoche del tempo e le varie stratificazioni che caratterizzano il sito, mostrando l’evoluzione nei secoli dell’area.

Un tempo si attraversava la Porta Galliana e si passava al Borgo di Marina e al Porto, dove approdavano i pescatori e le merci oltre alle persone provenienti dal mare. Qui si trovavano gli alberghi con i bordelli per i marinai e, poco distanti le altre due Porte: Porta dei Cavalieri o di San Giorgio, o di Marina, e Porta San Cataldo o San Domenico.

Per capire come fosse realmente la porta ci si rifà alla rappresentazione di Porta Galliana di Agostino di Duccio, dove si può vedere l’edificio intatto come l’aveva costruito o modificato Sigismondo Pandolfo Malatesta nel 400′.

La torre però è rappresentata alta e slanciata, mentre, come si è scoperto dagli scavi, era larga e non tanto alta. Nel bassorilievo compare però un doppio telo di mura basse che partono dalla porta del ponte romano, detta porta San Pietro o porta Bologna e raggiunge porta Galliana.

Questa difendeva Rimini sul fiume, con il muro dietro più alto e quello davanti, ancora presente, più basso. Si tratta della configurazione difensiva chiamata “falsabraga” o “barbacane”. Davanti alla porta Galliana questa falsabraga si presenta con un avancorpo a due spezzoni a corona da 5 merli per parte, e sporge ai lati della torre.
Così compare nella rappresentazione. Gli scavi hanno portato alla luce un corpo della torre dimezzato in altezza rispetto all’originale.

La sua superfice rimane intatta dalla parte del mare con le cortine di mattone e le buche pontaie. Dalla parte della città invece la torre è stata scavata dall’attuale livello stradale, lasciando sotto per quasi un paio di metri, una struttura pressoché intatta.

La torre alla base è piena di grossi sassi di fiume annegati in un cemento duro. La struttura fa quindi pensare ad un’origine trecentesca.
L’arco gotico invece, che si appoggia ad una struttura a forma di triangolo equilatero, è stato realizzato con una pietra tenera della zona.

La presenza della falsabraga o barbacane davante alla torre, presente anche nelle triplici mura teodosiane di Costantinopoli, tutt’ora esistenti e tornate di moda nel ‘400 in seguito probabilmente all’assedio turco di Costantinopoli del 1422, in cui i guerrieri Genovesi avevano difeso le mura al loro piede con dietro le mura più basse e subito prima del fossato.

Qui i colpi delle armi partivano dal basso e colpivano il nemico avanzante d’infilata. D’altra parte è provato che a metà ‘400 le armi da fuoco erano già molto diffuse, in particolare nel riminese, dove un secolo prima esisteva, a Santarcangelo, un’officina per fabbricare cannoni a sbarre.

Lo stesso tipo di difesa difesa dal basso era stata usata nel 1453, appunto, a Costantinopoli, anche se vanamente per la grande disparità numeca rispetto ai Turchi, forse presenti in un milione di persone a fronte di poche migliaia di difensori greci e italiani.

La storia della porta Galliana 

La porta Galliana è inserita nelle mura federiciane, che si dice volute dall’imperatore Federico II di Svevia nei primi decenni del ‘200. Luigi Tonini afferma che una prima porta venne abbandonata per un allargamento delle mura a metà ‘300. Quella attuale sarebbe dunque la seconda porta Galliana, erede del portello dei Duchi, che si apriva nelle mura del III secolo d.C. e forse ancora esistente, almeno per una parte, nei sotterranei di palazzo Simbeni, dove abitava, appunto, Luigi Tonini.

Il nome “Galliana” deriva da “Galliani”, casata di notabili riminesi che risiedeva nei pressi della porta fin dal ‘200. Dalla porta Galliana si arrivava a Borgo di Marina e al Porto.

Nel 1371 porta Galliana era custodita da un Connestabile e otto guerrieri, di cui quattro balestrieri e quattro con armi bianche, mentre le altre due porte erano affidate a due dipendenti comunali. Fù nel ‘600 che la Porta dei Cavalieri divenne la porta principale del Borgo di Marina e del Porto, soppiantando di fatto porta Galliana che venne chiusa.

Nel ‘700 un nubifragio fece crollare la parte alta della torre portaia, mentre rimane misteriosa la sistemazione della porta scavata con la sua falsabraga. 

Sarà sicuramente un piacere rivedere questa storica porta che i secoli avevano trascinato nel dimenticatoio e che ora potrà riportare in auge i fasti della Rimini medievale, arricchendo ulteriormente la memoria storica riminese.

L.D.