Alla scoperta dei vini di Calabria

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La Calabria ad essere sinceri, non è la regione italiana più nota dal punto di vista “enologico”. Altre regioni come Toscana, Piemonte, Sicilia, Friuli, Puglia ad esempio sono maggiormente conosciute sotto questo aspetto.  

Questo non significa che la Calabria sia una regione povera da questo punto di vista, anzi. 

Si tratta di una delle zone d’Italia e del mondo con maggior varietà di vitigni autoctoni, alcuni poco conosciuti. Questo garantisce una varietà biologica incredibile e dalle grandi potenzialità, a dir la verità non sfruttate del tutto. A dire il vero, quando si parla di vino in Calabria, il punto di forza è proprio la varietà di vitigni autoctoni dal grande potenziale, ancora inesplorato 

La viticoltura in Calabria ha origine molto antica. Se in Alsazia abbiamo visto le prime coltivazioni risalenti all’Alto medioevo, qui si coltiva vite dal 744 a. C., ma forse anche prima. Questa data è dovuta ai Greci, che non a caso chiamarono questa regione Oinotròi o Enotria che è legata alla parola vino o oìnos. I Greci portarono in quel periodo all’evoluzione della coltivazione della vite in Calabria, dove già si coltivava ma in maniera rudimentale.  

Oggi la regione presenta diversi vitigni autoctoni di qualità. Il clima mediterraneo aiuta sicuramente la vite ad esprimere sapori robusti e interessanti.  Il vitigno più diffuso è il Gaglioppo, presente in regione con diversi nomi a seconda della zona. 

Ma ovviamente non è l’unico presente, qui la varietà è ampia, con diverse aziende di riferimento come Librandi, che fanno ricerche e studi sulla qualità e la varietà dei vitigni.

L’elenco dei vitigni è lungo:

      • Nocera, un vitigno a bacca nera, originario di Messina e passato oltre lo stretto in Calabria, secondo alcuni per rivendicarne la paternità, sembra che a fine ‘800 qualcuno lo abbia trapiantato persino in Provenza (Suquet e Barbe du Sultan). La Calabria, la provincia di Messina e Ragusa sono le sue aree. Ha un acino a forma di ellisse, nero bluastro. Si raccoglie verso fine settembre e da origine ad un’uva molto dolce che da origine a sua volta a vini ad alto tasso alcolico e belli robusti e propensi all’invecchiamento.
      • Prunesta, vitigno a bacca bianca, chiamato uva del Soldato o Ruggia, di origine incerta, potrebbe essere l’uva Capnia citata da Plinio, mentre secondo altri deriva dal latino bruma, per via della pruima che riveste la buccia, simile a nebbia. Secondo altre fonti invece deriva dal greco bumastos, con riferimento alla mammella o seno materno, ricordato dall’uva in questione. Non è utilizzato in purezza, almeno di solito, ed è diffuso sulla costa tirrenica, nella zona di Reggio Calabria. L’acino è di colore blu-viola. Il suo vino è intenso non troppo alcoolico e non adatto ad invecchiamento.
      • Castiglione, una varietà autoctona della Calabria, esclusiva, presente nelle province di Cosenza e Reggio di Calabria. Poco diffuso, è un vitigno poco conosciuto. Nella zona di Castiglione ( paese omonimo ), è conosciuto anche come Zucchero e Cannella, o Zagarolese.
      • Calabrese, noto come Nero d’Avola, sporadicamente presente in provincia di Reggio, è noto soprattutto come vino siciliano derivante, appunto, dalla zona di Avola e comunque diffuso in tutta la Sicilia. È noto in tutto il mondo per la sua corposità e per essere un rosso da invecchiamento, di colore rosso ciliegia, dal profumo di frutta rossa, spezie, terra e sali balsamici. E’ allo stesso tempo potente, armonico e aggraziato, si presenta bello corposo, caldo e “asciutto”. Se prodotto in acciaio è ottimo anche come vino fresco e giovane, oltre che bevibile gradevolmente. È autoctono anche a Reggio, in zona stretto.
      • Pinto, detto anche Monsonico Chiarchiarisi, viene coltivato nei comuni calabri di Frascineto, Civita, Cassano Ionico e Castrovillari, tutti in provincia di Cosenza. Viene usato miscele per la DOC Pollino, in purezza produce un vino di giallo paglierino, ben strutturato e di buona acidità e gradevole.
      • Mantonico, conosciuto con tanti sinonimi come Uva Regno o Giapparone o Raxcciapoluta. La sua presenza in Calabria è sempre causa greca. In questo caso si parla del VII secolo a.C. Il nome in effetti ricalca il greco Mantonikos, da mantis-eos, un vino in antichità utilizzato dai sacerdoti. Il suo habitat naturale è nel sud della regione, specie in area ionica, in paesi come Palizzi, Casignana, Locri, Monasterace. Con grappoli tozzi e di media grandezza, ha un sapore dolce e acidulo allo stesso tempo. Era un tempo esportato come vino da tavola in Nord Europa. In purezza è un vino tra il bianco e il giallo, fine al gusto, fruttato e ben conservabile.
      • Guarnaccia Bianca, un vino di origine ellenica, forse proveniente dalla vicina Sicilia, ha un grappolo medio e allungato, di forma conica semplice o mediamente compatto. Si tratta di un vitigno presente quasi solamente in Calabria dove peraltro non è particolarmente diffuso. Vine coltivato e vinificato solo in alcune aree nella provincia di Cosenza e sporadicamente in Campania. Non ha grossa resa e viene spesso usato in abbinamento ad altri vini per creare moscati. In purezza è un vino bianco, di colore giallo paglierino con riflessi verdi. Ha sapore fine e intenso.
      • Magliocco, anche qui l’origine è greca, magliocco significa nodo tenerissimo, visto il grappolo che sembra chiuso in un pugno. È una varietà nota in Calabria dal Medioevo e diffusa in area tirrenica. Non c’entra nulla col Magliocco Canino che è un altro vitigno. Il Magliocco dopo esser quasi scomparso, oggi ha ripreso a diffondersi, anche sullo Jonio. I suoi grappoli sono tozzi e compatti, con acini neri e bluastri. Se vinificato in purezza da origine ad un prodotto equilibrato e morbido e adatto ad un medio invecchiamento. Spesso è ancora usato in mix con altri vitigni.
      • Magliocco Canino, chiamato anche magliocco ovale, per via della forma dei suoi acini è diffuso nel Cosentino e a Castrovillari. Spesso  è usato come vino da taglio per dare robustezza ai rossi. L’acino è rosso violetto e matura a metà settembre. Il vino in purezza è di qualità, robusto, armonico, acido di fondo e sottoposto a medio invecchiamento.
      • Guarnaccino, un vino rosso corposo, rustico e antico e nobile, presente in Basilicata ed in Calabria
      • Lacrima, vino aromatico diffuso anche in altre zone italiane come Campania, Marche, Umbria, Puglia.
      • Guardavalle, vino a bacca bianca diffuso nel reggino, in particolare a Bianco. Anche questo associato anche ad altri vitigni per dar robustezza. Diffuso in area jonica, nella Locride. L’acino è giallo verdastro tendente all’ambra quando matura. In purezza da origine ad un vino giallo paglierino dal profumo bello intenso ed elegante, simile a nocciola tostata.
      • Greco bianco, non proprio un’esclusiva calabrese, ma certo una presenza importante anche qui. Anche in questo caso l’origine è classica, essendo sbarcato sulle coste della Magna Grecia coi coloni ellenici. Per bianco si intende di Bianco, cittadina della costa jonica calabrese. Prevale nelle province di Reggio e Catanzaro. In Calabria viene assemblato col Montonico e il Guardavalle per creare vini liquorosi, ma anche col Gaglioppo per creare ottimi rosati. Gli acini sono gialli dorati. Il vino va fatto con chicchi avvizziti e a tardo settembre, sfruttando la maggior concentrazione zuccherina e ottenendo un vino giallo oro, dolce, avvolgente e e con un retrogusto di fiori d’arancio.
      • Malvasia bianca, e qui entriamo in un mondo, essendo presente in Italia in almeno 17 varietà, a bacca bianca e in certi casi nera. Il nome deriva dalla città greca di Monenvasia, nel Peloponneso. I Veneziani che, con la Repubblica Serenissima, occuparono Rodi, Creta e la costa del Peloponneso, trassero dal nome di questa città il nome Malvasia. Mercanti Veneziani e in parte Genovesi diffusero questo vitigno un pò ovunque in Italia. Ovviamente anche in Calabria. La Malvasia è un vino poco aromatico ma molto fresco e piacevole.
      • Pecorello, un vitigno a bacca bianca, diffuso soprattutto in provincia di Cosenza, viene descritto a fine Ottocento per la prima volta. Viene spesso usato in composizione con altri vini, ma iniziano ad apparire anche in purezza, vinificati in acciaio, dal sapore fruttato. Si ricava da acini di volore blu-viola.

 Il vino più noto è comunque il Cirò, diffuso sulla parte ionica della regione, in particolare in provincia di Crotone. I Greci qui avevano una colonia di nome Cremissa, dove si produceva il Krimisa, antenato proprio del Cirò. Proprio a Cremissa era stato eretto addirittura un tempio dedicato al vino, dato in dono a tutti gli atleti che tornavano dalle olimpiadi di Atene vincitori. Milone di Crotone, plurivincitore ad Atene, pare fosse appassionato di questo vino. Vicino a Cremissa sorgevano le città greche di Sibari e Crotone. Sibari era il fulcro della produzione vinicola, testi antichi riportano come fossero stati addirittura realizzati dei vinodotti in tubi di terracotta, per trasportare il vino dalle colline fino ai punti di imbarco. 

Il Gaglioppo, base stessa del Cirò, entra in tutti i rossi di Calabria, essendo un vitigno antichissimo, anch’esso probabilmente di origine greca. Il nome stesso deriva dal greco “bellissimo piede” dove piede sta per grappolo. La varietà di Cirò si distingue dalle altre per la minor quantità di antociani nelle bucce e si produce sulle colline intorno a Cirò, su terreni prevalentemente sabbiosi e argillosi, esposti a temperature estive molto alte. 

Il Gaglioppo è censito nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite dal 1970. In Calabria è presente in quasi tutti i vini DOC tra cui, oltre a Cirò, anche Bivongi, Donnici, Lamezia, Pollino, Melissia, Savuto, Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, Scavigna, Verbicaro e San Vito Di Luzzi. Il Gaglioppo spesso viene anche miscelato con uve a bacca bianca come Magliocco Canino, Greco Bianco e Mantonico. 

La stessa uva da origine ad alcuni sinonimi regionali ed extraregionali (coltivato anche vicino ad Ascoli, in Sicilia e in Campania ), tra i quali Galoppo, Navarna, Lacrima, Mantonico Nero o Montonico Nero.

La sua pianta è di taglia medio-grande, con acini di media grandezza a sfera o ovali, la buccia è di colore nero con riflessi rossastri e viene di solito, anche se varia a seconda delle stagioni, vendemmiato a metà settembre. 

Il Gaglioppo è di colore rubino e viene descritto di sapore deciso, bello corposo, da buon vino del Sud. Adatto ad invecchiamento, specie in piccole botti di rovere che garantisce note speziate e di sottobosco.

L’area di Cirò confina con quella di Melissa DOC, con vigneti collinari da cui escono ottime qualità di Gaglioppo, Greco Bianco, Malvasia e Trebbiano toscano.

Proseguendo con le aree di eccellenza vinicola in Calabria, in zona Catanzaro ecco Savuto, la cui tradizione scritta risale al Cinquecento, ma secondo molti nelle mense romane era già diffuso con il nome Sanatum. Le basi qui sono, ovviamente il Gaglioppo oltre a Greco Nero, Magliocco Canino e Sangiovese, coltivati sulle caratteristiche terrazze ripide. In provincia di Reggio spicca il Costa Viola con viti di Moscato di Alessandria, Prunesta e Nerello, coltivati anche qui su terrazzamenti ripidi. A Cosenza vanno menzionati il DOC Donnici con Montonico come base per i bianchi e l’immancabile Gaglioppo e Greco Nero di base per i rossi.

Da notare come negli ultimi decenni si sia lavorato parecchio in Calabria sulla produzione di dolci passiti che in realtà hanno origini antichissime qui. In particolare nel piccolo borgo di Saracena, situato tra il Pollino, l’Orsomarso e la pianura di Sibari e nel paese di Bianco, posto nella Locride, nel sud- est della Calabria. A Saracena spicca il Moscato, prodotto con una tecnica antica, risalente al Cinquecento, quella del mix di Guarnaccia, Malvasia e Odoacra, posti in una caldaia di rame e poi uniti col Moscato derivante da uve passite.

Il risultato è un vino ambrato, molto originale come colore e sapore. Presso Bianco invece si lavora su basi di vino Greco e Mantonico che danno origine a vini pregiati e poco diffusi.

Fonti:

Guida ai Vitigni d’Italia-Slowfood

Enciclopedia dei Vini di Luca Gardini, Pierluigi Gorgoni, Andrea Grignaffini, Marco Pozzali