Alla ricerca di sé per un nuovo inizio

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Vivien si stava preparando per una delle sue serate, quelle che ultimamente viveva con maggiore frequenza.
Voleva dimenticare. Aveva bisogno di farlo.
Osservò la sua figura davanti lo specchio mentre aggiungeva gli ultimi ritocchi ad una già perfetta sé.
 
Rimase a osservarsi ancora.
I suoi capelli castani, lunghi e mossi facevano da cornice a un viso delicato e agli occhi verdi che richiamavano l’attenzione di tutti.
Ma solo con molta attenzione, era possibile notare quanto in quella immagine nulla fosse perfetto.
Si sistemò una ciocca dietro l’orecchio, fece un finto sorriso con quegli occhi che avevano sempre brillato ma che stavolta erano spenti  e… Immancabilmente una lacrime scese dal suo viso.

 

“Ma che problemi ho?” si domandò e allo stesso tempo si maledì per essersi permessa di essere debole.

Non ci rifletté a lungo perché mentre con una mano asciugava il suo viso bagnato, con l’altra prese le chiavi di casa e la borsa, ma nel farlo urtò il comodino della camera.
Il suo corpo tremò quando vide l’oggetto che era caduto a terra.

«Mamma… Mamma…» urlò una piccolina entrando in casa allegra e stringendo tra le mani il suo regalo.
Era la festa della mamma. 
Vivien aveva preso un portapenne, lo aveva colorato, aveva attaccato dei fiori come decorazione e poi lo aveva riempito con altri  finti fiori fatti di carta pesta e cartoncino. 
«E’… per me?» chiese sorpresa Laura prima di prendere ciò che la piccola le stava porgendo.

«Sì» rispose con la sua vocina melodiosa.
Si susseguirono sguardi e silenzi finchè tutto scattò in un gioco tra baci, dolci parole e tanta gioia.
Capitava spesso di vederle così, anche quando tornava stanca da lavoro.
Tutto quello schiamazzo portò una figura alta e imponente a guardare con divertimento la scena dalla soglia del soggiorno.
«E tu cosa ridi?» esclamò Vivien, tirando la mano del padre e portandolo al centro della stanza per fargli il solletico.
Lui soffriva molto il solletico, ma non avrebbe detto nulla per non togliere quella luce piena di vita negli occhi della sua bambina.
Rimasero a giocare così per un po’,  grandi e piccini.
D’un tratto Vivien smise di giocare, sistemò le mani sui fianchi e si girò verso i genitori.
«Non mi lascerete mai, vero?» domandò, ma era più che una supplica.
Voleva la certezza e in quel momento i suoi incredibili occhi verdi si offuscarono diventando lucidi.
«Oh… tesoro mio» e subito i due accorsero per abbracciarla e stringerla a sé.
Le dissero che sarebbero stati per sempre insieme, che nessuno li avrebbe separati.
«Promesso» sussurrano entrambi e lei sembrò crederle.

Furono proprio quelle parole che la riportarono alla realtà e mentre usciva da casa, quella promessa si fece sempre più pressante.
Iniziò a mancarle il respiro, i battiti del suo cuore accelerarono e le gambe così come le mani iniziarono a tremare. Era un attacco di panico.
Fece lunghi respiri, cominciò a massaggiarsi i punti sensibili e pian piano si riprese. C’era così abituata che non ci faceva quasi più caso.

Il dolore che sentiva nel profondo, il vuoto che riempiva ogni cellula del suo corpo era presente, ma lo stesso non si poteva dire dei suoi genitori.
Si disse che l’indomani avrebbe buttato quello stramaledetto oggetto, la stessa cosa che si ripeteva da cinque anni e che si trovava sempre là, sul suo comodino.

+ + + +

Vivien ballava da ore, si dimenava, rideva, scherzava e filtrava ma non osava mai lasciar intendere che ci sarebbe stato qualcosa di più.
Voleva divertirsi, ma a suo modo.
Doveva riprendere fiato e così si diresse verso il bar per un altro cocktail, ormai aveva perso il conto di quanti ne aveva bevuti, ma di una cosa era certa: erano troppi.
Aveva disperato bisogno di dimenticare.
Nel momento in cui alzò il bicchiere e lo portò alle labbra seppe che sarebbe stata bene.
Il liquido alcolico andò a infiammare la gola, raggiunse lo stomaco e poco dopo gli dette una sensazione di pace finchè tutto non iniziò a girare.
Le si offuscò la vista e in poco tempo si trovò dove non avrebbe voluto essere.

«Piccola mia, ma come ti sei ridotta!» affermò una donna anziana, mentre passava la sua mano calda e rugosa sulla fronte della giovane, coprendola con una coperta subito dopo.
La donna dopo aver controllato un paio di volte la nipote se ne andò a letto consapevole che l’indomani avrebbe parlato con quella ragazzina.
«E’ possibile che non trovo niente in questa casa?» urlò frustata Vivien, mentre entrava come una furia in cucina dove nonna Charlotte stava preparando il pranzo.
«Che succede?» domandò girandosi verso la nipote.
«Dove è andata a finire la collana che…»
Lei non riuscì a continuare, raramente pronunciava il suo nome.
«Che… Ti ha regalato la mamma?» provò lei cauta, ma a quell’appellativo Vivien s’irrigidì.
«Perché devi mettere sempre le mani in camera mia?» sbraitò contro la nonna.
C’era abituata ai suoi cambiamenti di umore, ma ciò non significava che non la feriva.
«Vivien».
La ragazza passò in rassegna la stanza, non aveva il coraggio di alzare gli occhi e non lo fece.
«Te l’ho tolta ieri sera quando… Hai avuto la decenza di presentarti a casa ubriaca e con un ragazzo che aveva le mani ovunque sotto la tua maglietta» la rimproverò.

A quell’affermazione alzò lo sguardo, ma il danno ormai era fatto perché negli occhi della nonna vide la delusione.
Voleva parlare, ma quando aprì bocca non uscì alcun suono.
Quell’espressione non l’avrebbe mai dimenticata; al contrario di ogni aspettativa l’anziana si avvicinò a lei, le prese le mani, gliele strinse e poco dopo la circondò con le sue braccia.
In quel calore, in quel conforto Vivien si lasciò andare e incurante della sua debolezza pianse.
«Oh tesoro!».
Quel giorno non ci fu nessuna conversazione, nessuno delle due aggiunse altro ma entrambi sapevano che una ragazzina di diciotto anni non avrebbe dovuto provare tanto dolore nè portare un peso così insormontabile sulle proprie spalle.

Aveva deciso di perdersi in un mondo diverso da ciò che era la realtà, voleva lasciare che le cose, in quel caso l’alcol, la portassero via, che allontanassero tutti quei ricordi e quei fantasmi che la tormentavano; tuttavia, continuava a sentirsi persa, lontana da ciò che lei stessa era.
Tornò a casa senza riuscire a togliersi l’immagine dello sguardo di nonna Charlotte.
Era completamente sola.

+ + + +

Frugò nella sua borsetta dove trovò le chiavi che un attimo dopo non riuscì a far entrare nella toppa.
D’un tratto, due forti mani si poggiarono sulle sue e l’aiutarono; non aveva bisogno di girarsi per capire di chi fossero.
«Ciao Vivien» disse vicino al suo viso Nick Santos, il suo ex ragazzo.
E quando lui pronunciò il suo nome, il corpo della ragazza fu pervaso da mille brividi che le fecero gelare le vene.
«Nick» affermò con più paura di quanto lei stessa dette a vedere.
Lei lo allontanò appena, non voleva farlo arrabbiare, ma allo stesso tempo si maledì per non essere lucida.
«Che cosa ci fai qui?»
«Ero passato per vedere se eri a casa e…»

Quella frase la mise ancora di più in allerta.
Vivien si girò velocemente, ma non fece in tempo ad anticipare le sue mosse che si ritrovò sulle sue labbra la bocca di Nick. La stessa che le aveva detto di amarla, che le aveva fatto promesse e che ora la baciava avidamente e con possessione.
Vivien sapeva che non poteva lasciarglielo fare nè permettergli di entrare di nuovo nella sua vita, tuttavia fu convinta dalle finte verità.
Come poteva Vivien non credergli, dato che proprio lui gli era stato vicino nei momenti più difficili?
Ma non è tutto oro ciò che luccica e lei lo sapeva.

+ + + +

«Vivien» chiamò urlando una ragazza dai folti capelli ricci rossi e dai piccoli occhi neri.
C’era troppo silenzio, un’atmosfera che si percepiva raramente.
Quel giorno Jodi, la migliore amica di Vivien, varcata la soglia aveva capito che qualcosa non andava, ma non voleva credere a quello strano formicolio che sentiva.
Tutto crollò quando raggiunse la sua camera.
Le si parò davanti un’immagine che le fermò il cuore.
Jodi si gettò a terra, issò il corpo esanime dell’amica e oscultó il suo battito. Non sapeva bene cosa fare, aveva le basi di primo soccorso ma in quel momento nulla sembrava davvero contare.
Vivien era piena di lividi, aveva i segni delle dita sulle braccia, il labbro gonfio e un piccolo taglio sul sopracciglio.

«Ti prego… Svegliati» le disse strattonandola delicatamente, ma lei non reagì. Era persa dentro di sé.

Dopo che aveva fatto entrare Nick, si erano baciati e lei in qualche modo l’aveva perdonato.
Si era spogliati, ma nulla era più come prima.
La ragazza era rigida, aveva troppa paura e quando anche lui capì perse le staffe. Iniziò a gridarle cattiverie, parolacce e… Quando tutto ciò non bastò alzò le mani. Vivien lottò, si rialzò finchè l’ultimo schiaffo non la mise KO.
E’ in quel momento che ritrovò i suoi genitori e sua nonna.
Pensò di essere morta.
Corse tra le loro braccia, non parlarono perché tutto quello di cui avevano bisogno era solo sentirsi vicini.
Le sembrò di vivere un’altra nuova vita, ma ben presto tuttò svanì e iniziò a sentire sulla pelle un leggero schiaffo: qualcuno la stava disperatamente richiamando.
Jodi si sentì soffocare, aveva provato di tutto e non riusciva a svegliarla.

«Noi facciamo tutto ciò che è in nostro potere, ma a volte non spetta a noi prendere quella decisione».
E così, mentre stringeva a sé l’amica, le vennero in mente quelle parole e capì.
«Io… Io… Non posso perderti. Ti prego, torna da me» sussurrò con un filo di voce mentre le lacrime avevano iniziato a rigare il suo viso.
Vivien stava vivendo il suo sogno, ma fu spinta indietro. Aprì debolmente gli occhi che immediatamente incontrarono quelli colmi di paura e felicità della sua migliore amica.

Ci vollero giorni prima che si riprese, ma ciò fece scattare in lei un meccanismo di autodifesa.
Il giorno dopo l’incidente aveva già preso la sua decisione.
«Il viaggio con se stessi è un viaggio dentro se stessi» si ripeté ancora una volta, mentre leggeva la brochure del santuario del benessere – Il regno del Loto-  in Thailandia.

Era seduta sul letto, nervosa ma emozionata e aspettava lei… La sua amica perennemente ritardataria.
«Eccomi» sbuffando entrò.
Vivien saltò in piedi e sarebbe stata già fuori casa se due mani non l’avessero fermata.
«Sei sicura?» domandò timida.
«Ma hai bisogno di andare così lontano per…»
«Jodi, sei la mia migliore amica…» iniziò lei, prendendo le sue mani e guardandola negli occhi.
«Devo ritrovare me stessa e… Sì, c’erano altri luoghi più vicino ma io avevo bisogno di cambiare aria, di mettermi alla prova e di vedere fino a dove posso spingermi e…» non finì nemmeno la frase perché Jodi la abbracciò fino a quando non scoppiarono a piangere.
Si guardarono e tra lacrime e risate uscirono da casa; una sarebbe rimasta ad aspettare l’altra che, invece sarebbe partita per un tortuoso ma vigoroso viaggio.

+ + + +

Il Regno del Loto era un paradiso adagiato sul pendio di una collina tropicale che proponeva diversi percorsi per la crescita e fioritura spirituale.
«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto» lesse ad alta voce la scritta che si trovava all’ingresso del santuario, mentre stringeva tra le mani la valigia e il suo programma “Embracing Change”.

Subito dopo essersi sistemata nella sua casetta, trovò ad aspettarla la sua guida spirituale, – colui che l’avrebbe seguita per tutto il percorso – che le fece fare un giro completo del santuario, le spiegò le dinamiche e prima di congedarsi le lasciò un quaderno.
Vivien era eccitata, sentiva la linfa vitale scorrerle nelle vene e… Riusciva anche a percepire l’armonia del sentirsi viva.

+ + + +

 
Chi conosce gli altri è sapiente,
chi conosce se stesso è illuminato.

«Buongiorno» esclamò sorridente, poco prima di togliersi le scarpe e sedersi al fianco del suo maestro per lo yoga del mattino.
«La consapevolezza è la misura della coscienza» affermò lui, poco dopo aver dato alcune dritte su come fare l’esercizio.

Vivien rimase a riflettere su quell’affermazione, ma non riusciva a venirne a capo.
Lo avrebbero fatto ogni mattina, così come alcune tecniche di rilassamento il pomeriggio e quelle estensive la sera.
Non avevano telefoni, nessuna tecnologia era permessa.
Potevano chiamare solo una volta a settimana e all’inizio questo per Vivien fu un trauma, tuttavia in quella stupida regola trovò anche quiete.
«Dammi il tuo diario, mia Chō» cortesemente disse; prima di prenderlo alzò gli occhi e con un dito indicò una piccola farfalla che non riusciva a volare.
Vivien non parlava giapponese, ma capì il soprannome che le era stato dato e sorrise.
«Chi sono?» furono queste le parole che lui scrisse in italiano a lettere maiuscole, quello fu il primo tema.

La ragazza indietreggiò.  Solo in quel momento capì che le sarebbe servita una preparazione diversa. Perse un po’ della sua sicurezza, ma lo sguardo che ricevette la rincuorò a provarci.
Fissò quel foglio bianco per ore, non era venuto fuori niente; come poteva lei dare una spiegazione che non fosse banale? Alla fine chiuse gli occhi e lasciò che la brezza la cullasse.

“Io… non lo so. Voglio essere tante cose, eppure mi ritrovo a non essere niente.”

Furono le uniche parole che scrisse, ma più le leggeva e più si torturava per la verità che esse rivelavano.

Il futuro 
dipende da ciò che facciamo
nel presente. 

In perfetto orario.
Iniziò i suoi esercizi di respirazione e mentre arrivò la sua guida. Volle sapere la risposta, così timidamente lei lo lesse.
«Sei molto più di quello che credevi di essere».
Quelle parole la facero sentire per un minuto a casa, in una delle tante volte in cui Jodi la sosteneva.
«Così dentro, così fuori» affermò poco prima di scriverlo e stavolta lei sentì di potercela fare.
Non vedeva l’ora di tornare e scrivere.

“Ho sempre pensato che noi siamo lo specchio di ciò che ci circonda. Mi sono fatta condizionare dagli altri più di quanto io stessa vorrei ammettere. Ho vissuto in un mondo dove non mi sentivo io e poi mi sono accorta che tante volte ciò che ero non era abbastanza.”

Richiuse il quaderno, posò la penna, poggiò la testa sul letto e chiuse gli occhi appagata.
Forse non era stata una cattiva idea quel viaggio.

L’unico vero viaggio verso la scoperta 
non consiste nella ricerca di nuovi luoghi,
ma nell’avere nuovi occhi.

La lezione sarebbe stata nel giardino sempreverde.
Così tra una passeggiata e uno scambio di battute, aggiunse un altro tema.
«Il percorso di ricerca interiore».
Vivien rimase con il quaderno aperto, lo fissò e in quel momento le sembrò che chiedevano più di quanto lei fosse disposta a dare.
«Mia Chō, lo so che per te è difficile, ma… Se vuoi ritrovare te stessa, prova a scoprire la parte più profonda di te» le rivelò.
Quella volta la sua guida aveva detto più del dovuto, poco dopo si ritirò, lasciandola riflettere su quanto detto.
Vivien si cullò, era ancora immersa nel verde quando pensò che quel giorno avrebbe potuto parlare con Jodi. Inconsciamente, fu proprio l’amica che l’aiutò ad affrontare il tema; arrivata in camera si mise a scrivere.

“So bene cosa ci troverei, ma vorrei proprio non doverlo scrivere. Perché… C’è oscurità avvolta da una paura di non riuscire a sconfiggerla, di aver perso la speranza o peggio… Di non trovare la forza per far entrare uno spiraglio di luce.”
 
Solo dopo aver riletto quelle parole fu colta da una strana nostalgia, iniziò a tremare, strinse a sé il cuscino e seppe che stava per arrivare un altro attacco di panico.
Pianse ma non bastò a calmarla e così iniziò la respirazione.

Tu sei 
l’ampio spazio 
in cui tutto accade.

Vivien nascose dietro molto trucco gli occhi rossi, il viso triste e la sua non-voglia di essere lì quel giorno.
Si stampò un finto sorriso, si tolse le scarpe ed entrò.
La guida la osservò e non disse nulla. Finito l’allenamento però…
«Il primo passo è quello di accettare le situazioni per quello che sono, senza cercare di controllarle» affermò e lei fu scossa perché le sembrò di essere ”nuda”.
Forse era così e ormai quasi automaticamente passò il quaderno riflettendoci su.
«La mente mente» lesse silenziosamente, per poi alzare gli occhi verso la guida e fermarsi in quello stato semicosciente. Così stava confermando ancora di più la sua affermazione.

Purtroppo quel giorno non era in vena di misteri, enigmi e quindi decise di buttare sul letto il quaderno e uscire.

“E’ vero, nascondiamo la verità solo perché fa male. Ma alla fine finiamo per mentire a noi stessi. Cosa ci abbiamo guadagnato? Più di quello che possiamo perdere.”

“Perché sono viva? Perché devo continuare a esserlo se loro sono morti?”

Era tarda sera quando riuscì a buttare giù quelle tre righe.
La verità si trovava in quelle parole.

Poiché tutto è un riflesso della nostra mente,
tutto può essere cambiato dalla nostra mente

Vivien quella notte fece gli incubi, riuscì anche a parlare con Jodi con un permesso speciale, ma nemmeno lei era stata in grado di aiutarla.

«A volte, il percorso della nostra esistenza è tortuoso, pieno di salite, ma solo quando saremo arrivate in cima potremo dire di essere riuscite a trovare l’immenso».
La guida la guardò, sapeva e voleva aiutarla, ma era difficile se Vivien non collaborava né tanto meno gli permetteva di leggere il quaderno.
«E come si può fare quando si vuole morire? Quando si è consapevoli di non meritare la vita che ci è stata data?»

Vivien tenne gli occhi bassi e quando alzò lo sguardo sorrise. Sapeva di mentire, ma era quello che aveva fatto negli ultimi anni e ora… Non sapeva più cosa significasse vivere davvero.
«La consapevolezza di essere in contatto con se stessi» le disse, senza darle nessuna spiegazione.
Lo scrisse e se ne andò.

“Mi chiedo perché sono venuta in questo stramaledetto posto!”

Scarabocchiò poco prima di cenare.
Il sonno tardò ad arrivare, così si alzò e prese il quaderno tra le mani.

“Sono qui perché ne avevo bisogno. Ho lasciato che la morte dei miei genitori mi distruggesse lentamente, che la consapevolezza di non essere morta con loro mi facesse sentire in colpa e che… La morte della nonna mi facesse sentire come la causa di tutti i mali. E… Se non bastasse ho permesso a Nick di distruggere anche l’ultima parte di speranza che avevo solo perché… mi faceva sentire viva.”

Poggiò la penna sul tavolo, sorrise guardando le ultime parole e capì di aver raggiunto ciò che cercava.
Forse il suo viaggio era finito, oppure no, ma di certo Vivien aveva iniziato un nuovo percorso.
Stavolta era pronta per tornare a vivere.

 
 
 
Spazio d’autrice:
Buona sera a tutti =)
Prima di iniziare qualunque cosa voglio dirvi che è stata un’emozione scrivere questa storia, forse perchè in molte parti di essa era un po’ come se mi ci vedevo io, come se quelle cose le stessi scrivendo in persona… Non lo so, ammetto che non ha nulla di speciale, ma per me in un certo senso invece c’è l’ha.
E’ semplice, forse avrei potuto scriverla diversamente, ampliare di più… Ma confesso che mi sembra perfetta…
Il finale è semi aperto, non dice esattamente cosa farà dopo il centro benessere, non dice molto ma solo che c’è riuscita… E’ un nuovo inizio… Decisamente lo è.
Il tempo dei ringraziamenti… Come sempre la mia ormai impareggiabile cugina, le mie amiche e mia sorella che mi sono state accanto e poi voi tutti… ogni singolo lettore sia chi recensisce che chi legge solamente.
Un grazie grande va a voi *_*
Piccoli appunti….
Per questa storia mi sono ispirata e ho preso anche alcune frasi dal blog “my ideal traveling” e “visione olistica”. Sì, mi hanno aiutata molto, infattile frasi in corsivo che trovate a destra provengono da quegli articoli, c’è un pezzo del vangelo di Matteo, una frase molto significativa che può valere anche per chi non crede. E’ stato difficile entrare in questo percorso di elaborazione, ma allo stesso tempo facile….
Adesso mi fermo, non voglio annoiarvi ancora….
Buona lettura…
Alla prossima,
 
Claire
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Katya Ferrante
Katya è una ragazza semplice, siciliana e di 24 anni che ha tanti sogni e che spera un giorno di riuscire a realizzarne almeno qualcuno. Sogna l’amore -quello vero- come nei film dove tutto è possibile e forse anche un po’ ingenuamente crede ancora nel principe azzurro. Vive di libri, musica, film e serie tv. I libri perché l’hanno cresciuta e sono il suo posto sicuro dove cerca conforto ogni qualvolta ne ha bisogno. Non ama i generi gialli e thriller, legge pochi classici, ma in compenso ama tantissimo i romanzi rosa, le storie d’amore e il fantasy e la stessa cosa vale per i film. Per quanto riguarda la musica non ha un genere preferito, ma a due sue rocce: Laura Pausini e Lea Michele, ascolta le sue canzone fino allo svenimento, cosa che l’hanno aiutata a superare vari momenti della sua vita. Il suo sogno più grande sarebbe quello di diventare una scrittrice e di viaggiare, in particolar modo andare in Australia, Canada e New York. Si considera una cioccolattinomane pur se va in contrasto con ciò che pensa del suo corpo, infatti ne mangia meno di quanto vorrebbe. E, infine non perché meno importante è una telefilm addicted, avete capito bene! Segue tantissime serie tv, forse più di quante ne ha viste concluse e ama passare il suo tempo libero nei misteri, nelle storie d’amore – d’amicizia, nel sovrannaturale e in quei mondi che sono molto lontani dal suo. Ha iniziato il suo periodo da telefilm addice con Streghe, The OC, Gossip Girl, Glee e poi sono arrivati The vampire diaries, The Royasl, Arrow, la saga di Chicago ( Fire- Med- PD), Grey’s Anatomy per giungere a serie italiane come Braccialetti Rossi, Un medico in famiglia, L’onore e il rispetto o straniere spagnole come Velvet, Il principe e altre mille serie che la tengono incollata allo schermo del pc più di quanto dedicata alla sua vita sociale.