Alghero

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Loscrivodame e @Ladolcevitaly ci portano ad Alghero, unica città italiana dove si parla una lingua Catalana. Alghero è una cittadina che si affaccia sulla baia omonima e sul Mar di Sardegna.

Dunque si tratta di uno dei luoghi più ad occidente d’Italia, nel Nord-ovest della Sardegna. Il centro storico e il borgo sono davvero molto suggestivi e meritano decisamente una visita.

Alghero è ricca di storia ed è circondata da spiagge e ricchezze naturali invidiabili.

“Là dalla riva, questa città chiusa da rampari mostra, dal basso delle sue mura, rocche gotiche, campanili, cupole, i bastioni di una cittadella e i tetti delle case bianche (…) e il mio spirito se ne torna dolcemente a Barcellona” (G.C. Vuiller, Les Iles oubliés)”

La cittadina è ricca di storia e tra le vie del centro storico, nelle facciate dei palazzi, fra le bifore e i portali murati, si nasconde l’immagine, l’identità di Alghero. Una città catalana a tutti gli effetti. Lo si vede dai particolari architettonici e urbanistici, dalla parlata dei suoi abitanti che è espressione di un sentimento di appartenenza con la madrepatria, ancora ben vivo e vitale. Le mura della città, le architetture, i segni delle sue chiese e dei suoi più antichi palazzi sono un chiaro rimando alla Catalogna.

Ma perché questa origine?

Fortificata dalla famiglia genovese dei Doria nel 1102 per scopi per lo più militari, Alghero diventa una delle città più bramate del Mediterraneo occidentale, per via della sua strategica posizione.

La repubblica di Pisa  tentò di sottrarre ai genovesi la piazzaforte di Alghero. Ci riuscì nel 1283, ma solo per un anno. Tuttavia nelll’Alguer Vella (la città vecchia), i segni del periodo genovese non sono molti.

Questo perché una conquista successiva spazzerà via quasi ogni segno dei Doria.

Il 15 giugno del 1354 il Re d’Aragona Pietro IV il Cerimonioso si presenta nella rada di Alghero con più di 90 galere e dopo mesi di estenuante assedio, Alghero diventa catalana. Gli abitanti originari vennero espulsi e la città venne ripopolata con genti provenienti dalla penisola iberica: inizia così la lunga storia catalana di Alghero che durò oltre 400 anni. Secoli in cui Alghero fu di fatto una Città Fortezza.

Alghero rappresentava per la Corona catalano-aragonese la chiave di comunicazione dell’Isola con la Catalogna e come tale non poteva e non doveva essere perduta: le sue mura dovevano essere difese, rafforzate e custodite con cura e costanza.

Diverse disposizioni regolavano l’accesso e il soggiorno dei Sardi e degli stranieri all’interno delle mura cittadine, tra queste il divieto, per chi non fosse catalano, di trascorrervi la notte.

Nel 1362 Pietro IV impose che l’apertura e chiusura delle porte in città fosse affidata ad un Vicario e ad un Consigliere. L’ingresso a l’Alguer avveniva attraverso due Porte, Portal Reial (l’attuale Porta Terra) e Porta a Mare (l’attuale Porto Salve).

Nei secoli fu sempre al centro delle attenzioni dei diversi sovrani catalani finché sul finire del 1400 Ferdinando II il Cattolico ordina di modificare le strutture difensive per garantire una maggiore protezione della città. Di fatto Alghero divenne un enclave catalana nell’isola di Sardegna.

Le mura restano anche ai giorni nostri un simbolo dell’identità del popolo algherese. L’incontro tra le mura della città e il mare sono un sunto di ciò che Alghero è per i suoi abitanti.

Entrando nel centro cittadino dalla Torre di Porta Terra, che ospita al suo interno un percorso multimediale per raccontare storia, usi e costumi della città dalle sue origini fino ai giorni nostri, si prosegue fino alla Torre di San Giovanni, sede di mostre ed esposizioni temporanee. Proseguendo ancora si raggiunge  la Torre dello Sperone (Esperò Reyal) o “Torre di Sulis”, che con i suoi 22 metri di altezza è la più imponente della cinta muraria.

La torre domina Piazza Sulis, punto d’incontro della movida algherese, che ospita alcuni dei più antichi e prestigiosi locali simbolo del primo boom turistico degli anni ’60. Ancora oggi questa piazza è sede di locali e ritrovi per giovani.

Addentrandosi lungo i Bastioni Cristoforo Colombo, superata l’ottagonale Torre di San Giacomo, si entra in una delle zone più caratteristiche della città antica, i Bastioni Marco Polo,  con le caratteristiche abitazioni colorate. Anche questa passeggiata risulta molto frequentata da algheresi e turisti.

Al termine dei Bastioni Marco Polo troviamo sulla destra la cilindrica Torre della Polveriera e sul lato opposto la Garita Reial o Torre della Lanterna, un tempo faro per chi navigava nelle acque della rada. Pochi metri più in là si giunge alla Torre di Sant’Elmo sovrastata dalla statua della Madonna.

Infine, dopo una scalinata, attraverso Porta a Mare (Porto Salve), si arriva alla Piazza Civica. Su questa piazza si affacciano quelle che un tempo furono le sedi istituzionali de l’Alguer.

Palazzo de Ferrera, di architettura gotico-catalana, spesso dimora dei governatori della città e dei reali nelle occasioni ufficiali.

E poi, Casa de la Ciutat, sede del consiglio cittadino; Palazzo della Dogana (Duana Reial), tappa obbligata per i comandanti che ormeggiavano nella rada di Alghero.

Interessanti ovviamente anche le boutique e i negozi caratteristici in tutta quest’area all’interno e a ridosso delle mura.

E ancora..stili catalani per Palazzo Guillot, che si affaccia su via Carlo Alberto, con le sue arcate cieche al piano terra e bifore aragonesi sul piano superiore.
Sempre su via Carlo Alberto, la lunga via commerciale conosciuta già nel Medioevo come Carrer Mercaders o via dei mercanti e ancora oggi una delle vie più frequentate per lo shopping, si affaccia la splendida Chiesa di San Francesco

La chiesa le cui origini risalgono al XIV secolo fu parzialmente ricostruita in seguito a un crollo.  La chiesa presenta forme tipiche del gotico catalano e del rinascimentale italiano; chiostro e campanile sono davvero belli.

Sempre nella stessa via troviamo la chiesa dedicata al patrono della città, San Michele, che si impone da lontano per la caratteristica cupola policroma.
La Chiesa della Misericordia, eretta nel XVII secolo, custodisce il prezioso Santcristus, simulacro ligneo proveniente dalla Spagna. Esso è diventato nel tempo simbolo della Setmana Santa, molto sentita e celebrata qui.

La seicentesca Chiesa del Carmelo, affacciata lungo i bastioni di fronte alla torre di San Giacomo, un tempo affiancata dal convento dei carmelitani ora trasformato in abitazioni private.

La ex chiesa della Madonna del Rosario, un’antica casa patrizia poi trasformata in chiesa e dal 2000 sede del Museo Diocesano d’Arte Sacra, che offre al pubblico pregevoli dipinti, argenti, marmi e simulacri provenienti da tutta la Diocesi.

Adiacente sorge la Cattedrale di Santa Maria costruita nel 1567 sulle ceneri di una precedente chiesa intitolata alla Vergine. L’ingresso posteriore della cattedrale, con le splendide decorazioni in stile gotico fiorito del grande portale abbinato alla sobria eleganza delle forme gotico-catalane del Campanile.

Gotico-catalana anche via Sant’Erasmo, stradina che si apre di fronte all’ingresso principale della cattedrale con il tipico portal adovellat di Palazzo Carcassona con le sue tre bifore gotico-catalane a sesto acuto sul piano superiore. Palazzo Machin, in via Principe Umberto, è invece noto per l’armonia creata fra i motivi gotico-catalani e rinascimentali.

La città dal 1720 la città passa al Regno dei Savoia. A questo punto nuove linee e stili affiancano, e in alcuni casi sovrastano quelli catalano-aragonesi. Barocco e rococò, insieme a motivi neoclassici tipici dell’architettura sabauda, convivono nel Palazzo Serra che si affaccia lungo la via che da Piazza Civica conduce in Cattedrale.

Forme neoclassiche hanno Palazzo Lavagna ed il Palazzo Civico, il Teatro Civico nella omonima piazza, Palazzo Balata e Palazzo Simon nel quale sono ancora visibili anche i resti di un portale tardo-gotico.

Fuori dalle mura, una passeggiata e consigliabile, attraverso Lungomare Dante e Valencia con i forti contrasti cromatici delle Ville Liberty costruite tra fine Ottocento e primi del Novecento.

“La via dei colori, an amazing colorful street with fabulous flowers located in one of Sardinia’s most beautiful medieval cities: Alghero.”

Poco lontano dal centro, nel cuore del promontorio di Capo Caccia si aprono gli scenari fiabeschi e spettacolari del mondo sotterraneo della Grotta di Nettuno.

Si tratta di un gioiello naturale tra i più affascinanti di tutto il Mediterraneo, che richiama ogni anno più di 150 mila visitatori. È accessibile via mare con il servizio della Linea Grotte in partenza dal porto turistico oppure via terra percorrendo la “Escala del Cabirol” (scala del capriolo), una scala a rampe di circa 660 scalini “scavata” sul costone del promontorio.

L’itinerario parte nella grande sala che ospita le trasparenti acque del Lago Lamarmora uno tra i più grandi laghi salati d’Europa. È qui che si trova l’Acquasantiera, monumentale stalagmite alta circa due metri, che ospita in cims alcune vaschette, fonte di abbeveramento per gli uccelli che nidificano nella zona del Capo.

Si prosegue con una discesa e si raggiunge la Sala delle Rovine e dopo questa la maestosa Reggia che ospita lo scenario più suggestivo di tutta la Grotta, con suggestivi e imponenti colonnati che quasi reggono il soffitto. Il lago termina con una spiaggetta sabbiosa chiamata Spiaggia dei Ciottolini perché un tempo era interamente formata di sassolini.

Dopo la Reggia si incontra la Sala Smith dove si erge il Grande Organo, la più grande colonna dell’intera Grotta. Questa sala deve il suo nome al capitano inglese che agli inizi dell’800 fu uno dei primi esploratori della Grotta. Dopo la Sala delle Trine e dei Merletti, il percorso termina con la visita della Tribuna della Musica, un balcone suggestivo dal quale si può godere la vista dall’alto della zona della Reggia e del Lago Lamarmora.

Un borgo molto grazioso, una città unica e affascinante, ricca di bellezze naturali notevoli e con spiagge di ogni genere e bellezza a fare da cornice ..da vedere e respirare..Fede