Alessio Martini, Salvare i naufraghi

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Fronte russo, 1943.

Un treno armato della Regia Marina riceve l’ordine di spostarsi dalla base di Jalta al fronte del Don, ma prima che giunga a destinazione l’armata italiana ivi schierata è annientata e il treno resta fermo e senza ordini in una sperduta stazioncina.

In un giorno di gennaio, il comandante del treno s’imbatte in una ragazza russa, che dice di chiamarsi Svetlana: gli ricorda che un ufficiale di marina ha il dovere di salvare un naufrago e lo prega di salvarla, perché è in pericolo come un naufrago in mare.

La manipolazione, la fascinazione, l’inganno, la reticenza dominano i rapporti fra il comandante, Svetlana, gli altri ufficiali presenti sul treno e l’abile servo che fornisce cibo e vestiti alla ragazza.

La cornice storica inquadra una narrazione tersa e raffinata che affronta i temi del potere e della violenza, della guerra che trascina nella barbarie tutte le parti in lotta, dell’ambiguità delle ideologie.

In un contesto del genere, la salvezza non deriva da un gesto di pietà: è solo espressione del potere e figlia di una casualità eccezionalmente fortunata.

Alessio Martini è il nom de plume di uno scrittore genovese.