ALCUNE SPINOSE FACCENDE : Premessa n.1 Pulizia del discorso

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In questo piccolo itinerario mi porrò con approccio scientifico, alla questione delle questioni: il vaccino contro il Covid 19.
Per sbaragliare la confusione intendo per ‘approccio scientifico’ la forma mentis che inanella dubbi, domande, ipotesi e che è alla base del paradigma della scienza, la molla delle rampe di lancio dell’indagine scientifica.
E anticipo: avrò un atteggiamento dialettico a corollario.

Ma prima una premessa: la numero 1. Pulizia del discorso.

Nella storia del pensiero scientifico dispute accese sono emerse, sempre.
Non si studiano perché raramente si contestualizza il pensiero scientifico; se la poetica di Manzoni, come le idee rivoluzionarie di Freud le intrecciamo al loro tempo, non lo si fa con Pauling, Cuvier o Linneo. Le dispute sono divenute accesissime infuocando gli animi e le menti, quando han coinvolto sfere religiose, politiche e dunque economiche.
Darwin contro creazionismo, falchi contro colombe nell’affare bomba atomica, Bruno e Copernico contro l’ipse dixit aristotelico..sono solo gli esempi più eclatanti.

Ha del sorprendente l’attuale non accettazione di un normale e sano dipolo democratico rispetto alla bontà o meno di una strategia preventiva, intentata per rubare il timone all’epidemia. Quasi come se la scienza si fosse elevata a Verità Assoluta, non si ammettono pareri, idee, intuizioni alternative.. manco fosse un fondamento teologico.
Eppure lo stesso dogma centrale della biologia, è stato modificato varie volte!

In effetti, per il corornavirus, il punto è la prassi e la techne, il come approcciarsi all’epidemia. Essa tuttavia è connessa alla conoscenza, episteme, e all’indagine, torniamo quindi a immergerci nella scienza.
Che quest’atteggiamento ecclesiastico attuale, per lo più associato alla branca medica, circolasse da tempo ormai stantio, lo dimostrano fior fiore di testi di antropologia medica, uno fra tutti ‘Corpo, potere e malattia’ di I. Quaranta.

E non credo sia un caso notare una certa ribellione hippies verso il padre rigido e ortodosso, sia che il ribelle figlio di strada si manifesti tramite atteggiamenti new age sia che additi smascherando il re nudo, anche solo tramite ricerca on-line fai da te.

Eppure i detentori di sapere e status, non sono cariatidi: anche tra scienziati, medici e studiosi esistono gli Odissei che vanno, senza pregiudizi, in giro per il mondo ad osservare, imparare tecniche e modi operandi, o personaggi timorosi, pantofolai stile Salgari, portaborse e specialistici ripetitivi che imparate occasionalmente certe pratiche le ripropongono, le stesse, in varie salse.

Accanto alla negazione di diversità tra medici e scienziati si enfatizza, inversamente, come netta la distinzione tra farmaco reale e placebo..il tutto in un contesto di una vera e propria transizione evolutiva di paradigmi scientifici (F. Capra ‘La rete della vita’; ‘Vita e natura una visione sistemica’) : da quello cartesiano al sistemico..ci troviamo immersi in una grande entropia che crea poltiglie interpretative.

Qualcosa slitta, trasla di significato sottilmente, più o meno intenzionalmente. Vengono a polarizzarsi categorie binarie: certezza /dubbio, detentori di verità/ clinici esperti, scienza/magia.

Emerge tutta la grande contraddizione della medicina occidentale: si paventa illuminista ma non lo è.
Invita il paziente a non assumere atteggiamenti superstiziosi, a non cercare lo sciamano, per poi…sostituirlo: il malato deve fidarsi del medico detentore di certezze scientifiche, per atto di fede. Praticamente ci troviamo catapultati nella Storia. Nel momento, antropologicamente parlando, in cui il politeismo riflesso di un pensiero laico, soccombe al monoteismo-dogmatismo monobinario.

E il medico si sposta sul pulpito. Non ascolta, non si dichiara, non interpreta, non spiega, come nel secolo scorso.. applica protocolli e si tutela. L’oggetto, il male, si trascura per il metodo (sequenze di esami analitici) e l’interpretazione si depaupera a traduzione. Il paziente diventa un organo, la sua storia è poco influente e la relazione di cura va a ramengo.

Eppure a fine ‘900 la forma mentis era cambiata grazie alla rivoluzione relativista: si fortificava la relazione medico-paziente in nome di un’alleanza reciproca e democratica che permetteva di navigare nella molteplicità di punti di vista e situazioni complessive.

E mentre approcci sessantottini e orientaleggianti approdavano alla medicina quantistica, conservatori e conformi saldavano i loro status. Il nomade che cercava nuovi pascoli, al solito, veniva fregato dal sedentario impegnato a chiudersi, scalare e produrre confini. L’antica caccia alle streghe ha riacceso legni e braci, nascosta mimetica in termini di inadeguatezza medica, denunce e radiazioni dall’albo.

Ora più di dieci anni fa. Perché in tutto sto affare che si chiama medicina si incappa inevitabilmente in rischi, status, potere e soldi.

Praticamente sempre la scienza è stata collegata agli affari, i primi alchemici cercavano l’oro. E sempre la scienza si è focalizzata tanto sulla conoscenza della realtà quanto sui risultati applicativi della stessa. Mentre a fine ‘800 crescevano le industrie farmaceutiche e chimiche, la sanità diventava sempre più un affare micro e macroscopico.

Nei risvolti quotidiani il medico poteva diventare un influencer lusingato dalle case farmaceutiche alla Sordi ne ‘Il medico della mutua’, Buffo, avido individuo, Albertone diveniva il controaltare mediocre della valorosa sanità pubblica, notevole conquista per una società moderna.

Intanto le aziende, capito l’affare collettivo, imparavano a essere sempre più capillari, come l’industria della Coca-cola. E si facevano largo quelle più spregiudicate: nel ‘900 case farmaceutiche (per noi ora simbolo di riferimento e fiducia) implicate negli esperimenti nei campi di concentramento, nel 2000 quelle delle biorapine alla ricerca dei segreti delle piante usate dagli sciamani (ma non erano sciocchi stregoni?) poi divenuti, perché definiti, principi attivi brevettabili.

E via, la scalata privata all’organizzazionemondiale della sanità. E a questo punto che gli affari diventano politica. Se una multinazionale persegue l’utile, lo Stato può seguire il bene, il welfare.

Il punto focale, senza perderci nella baraonda, credo sia compiere un salto quantico. Riconoscere lo sbaglio perpetrato nel considerare sacra tanto la vita quanto la scienza; lo studioso suo sacerdote etico e protettore. Riconoscere che il velo, o mortadella sui nostri occhi, ammanti una scienza medica che, detenuta da aziende private, diventa intrinsecamente affare, prodotto, merce, utile.

Ricordare che la scienza, come gli scienziati sono elementi umani e in quanto tali resi liquidi da passioni, intuizioni, protagonismi che si mescolano. Heinsenberg il secolo scorso ammoniva: impossibile separare il ricercatore dall’oggetto dell’indagine. E questo concetto è talmente fastidioso e faticoso che è più facile nascondersi dietro al mantra del metodo scientifico..come se nella scelta di un dato, di un esperimento, di un campione non ci fosse sempre lo zampino del ricercatore!

Questo è il passaggio doloroso, quello del Dio morto che lascia posto a tanti dubbi. Che ci porta, perché costretti, a fare quel salto quantico che richiede energia per spiccarlo il volo. Per abbandonare un atteggiamento fideistico clericale passivo e approdare ad un attivo pensare da scienziati: porsi dubbi, ricercare, approfondire.

Scevri da pregiudizi o fidelizzazioni ora, rotto il velo, possiamo approfondire ed indagare..

Maria Elena Flamigni