ALBERTO BURRI, l’ARTISTA INNOVATORE IN MOSTRA AL GUGGENHEIM

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The Trauma of Painting”, così si chiama la mostra che a partire da oggi sino all’Epifania si terrà nella rotonda di Frank Lloyd Wright del Guggenheim Museum.La mostra, curata da Emily Braun,presenta circa 100 opere dell’artista che seppe reinventarsi a partire dal 1945 quando, non avendo più tela dove dipingere, in un campo di prigionia per Italiani in Texas, chiese alle cucine di procurargli un sacco. La mostra è la piu’ completa dell’artista umbro mai allestita in Usa e le opere provengono da diverse collezioni private americane ed europee ma anche da importanti musei europei come i Musei Vaticani o la Fondazione Palazzo Albizzini di Città di Castello. Le opere sono rappresentate da sacchi ma anche legni, ferri, cretti, celotex e anche questa varietà contribuisce a dare unicità a questa mostra.Notevole il processo di crescita creativa che Alberto Burri ebbe, influenzato dal minimalismo americano e dal rinascimento umbro.La mostra avrà tutta una sezione dedicata al Grande cretto, il memoriale dedicato alle vittime del terremoto del 1968 nella valle del Belice su cui il Guggenheim ha realizzato un cortometraggio per la regia di Petra Noordkamp. La rassegna è unica perchè espone pezzi mai visti fuori Italia, mentre il titolo della mostra richiama ai sacchi di juta rammendati, alle plastiche industriali fuse, tutti materiali utilizzati dall’artista per richiamare alle membrane umane, alle ferite dei corpi, tutto espresso attraverso un linguaggio astratto con cenni anticipatori di post minimalismo e modernismo americano.Importante anche tutto cio’ a cui il centenario rimanda. Il 1915 oltre all’anno della nascita dell’artista umbro e dell’entrata in guerra dell’Italia, fu’ anche l’anno in cui la Lavazza (sponsor principale della mostra e sempre molto attenta al tema dell’arte moderna come gia’ dimostrato con la mostra sul futurismo tenutasi sempre al Guggenheim nel 2014),diede vita alla sua nuova sede a Torino. Ma chi fu realmente Alberto Burri e come nacque la sua vena artistica?Dopo la laurea in medicina nel 40, fu ufficiale medico e fini’ prigioniero in Nord Africa e deportato in Texas ad Hereford dove inizio a cimentarsi nella pittura iniziando, come dicevamo sopra, a sperimentare anche nuove forme d’arte, un po’ per sua vocazione, un po’ per contingenza. Tra il 46 e il 48 tenne le sue prime mostre a Roma con “bianchi e catrami”come opera emergente. Tra il 49 e il 52 inizio’ ad utilizzare nuovi e insospettabili materiali come i sacchi logori nelle “Muffe e i Gobbi”. Fonda il Gruppo Origine con Ettore Colla,Mario Balocco e Giuseppe Capogrossi, poi dopo lo scioglimento del gruppo inizia ad esporre alla Biennale di Venezia, a Chicago, a New York dove avviene la sua consacrazione internazionale grazie anche all’amico Robert Rauschemberg. A fine anni 50 si cimenta in Legni, Plastiche e Ferri utilizzando il fuoco e la combustione come strumento artistico. Negli anni successivi, 60 e 70 espone un po’ ovunque tra Europa e Stati Uniti tra retrospettive storiche e un graduale avvicinarsi all’arte monumentale che giunse all’apice appunto nei Cretti(terre e vinavil) e Cellotex. Altre opere importanti sono il “sudario di cemento” realizzato a Gibellina dopo il terremoto del Belice nel 73 e poi nel 76 il “Grande Cretto Nero”.Nel Grande Cretto ,l’artista propose al sindaco di Gibellina, di non creare una nuova città ma di intervenire sulle macerie dando vita ad una delle più grandi opere di Land Art, cioè arte creata attraverso la terra, che esistono al mondo. L’opera venne realizzata tra il 1984 e il 1989 e non fu’ completata.Dal 79 in poi iniziarono i “cicli” del Burri e le sue esposizioni in giro per Italia e Stati Uniti. Nel 1981 nasce la fonazione Burri a Palazzo Albizzini di Città di Castello, momento importante sicuramente nella maturazione dell’artista. Da segnalare poi una mostra a Brera nell’84 e una serie di importanti esposizioni che tenne ad Atene e negli Usa prima della sua morte a Nizza nel 96. Opere del Burri sono oggi sparse un po’ ovunque tra Europa e Stati Uniti nei vari musei o presso privati. Si può dunque affermare senza remore che Alberto Burri possa essere considerato l’artista italiano assieme a Lucio Fontana ad aver dato maggior lustro all’arte nostrana nel dopoguerra attraverso la sua costante ricerca dell’espressività della materia. Burri attraverso i suoi materiali consumati ci fa riflettere sulla vita precedente di questi stessi materiali prima che diventassero opera d’arte. Con l’osservazione di questi materiali, partono una serie di pensieri che investono l’animo umano che riflette sul trascorrere del tempo e sul cambiamento continuo della materia che si esprime. Quella di Burri in conclusione è un’arte che illustra la vita in modo semplice e trasparente e non la imita e questo inciderà in modo deciso su tutta l’arte successiva.