Ai tempi del Coronavirus: Il cinismo e le patologie pregresse

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Di Lorenzo Dati 

In questo periodo capita spesso che gli organi di informazione e ll cittadino comune, nel commentare i dati della Protezione civile o degli organi preposti relativi ai morti per o con Covid-19 concludano la frase con la dicitura con o senza patologie pregresse.

Ora, il fatto che a morire siano persone con patologie pregresse non significa che la morte possa avere meno valore o debba essere “conteggiata” con meno pesantezza o dispiacere, quasi che quella persona dovesse comunque morire.

Invece noto come questa dicitura venga spesso utilizzata dall’informazione in modo troppo leggero. Andrebbero fatte delle dovute distinzioni senza sparare a caso, se non altro per i famigliari che perdono un proprio caro senza tralaltro poterlo nemmeno vedere o salutare e a me è capitato. Rispetto insomma.

Patologie pregresse può voler dire tutto o niente, può essere un cardiopatico, un paziente oncologico, un diabetico, un semplice iperteso, un asmatico, un immunodepresso, un disabile o sofferente di patologie neurodegenerative, una persona molto anziana, una persona con patologie croniche come hiv o epatite c, una persona con patologie autoimmuni etc  etc..

Insomma tanta, tanta gente. E così quando si nominano le patologie pregresse ecco stuoli di commentatori anti quarantena strillare al complotto e al gonfiaggio dei numeri.

A parte che ora altri paesi come Spagna, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti stanno avendo le stesse cifre, è bene ragionare su alcuni punti. Si può essere d’accordo o meno col metodo quarantena prolungata e sulla pericolosità del Coronavirus, io per primo mi pongo tante domande e non vado avanti come un mulo; alcuni possono ritenere ad un certo punto un male minore riaprire il prima possibile e ci può stare.

Non ci può stare però che si minimizzi sul dramma di chi con o per Covid-19 muore. Se una persona ha 70, 80, 90 anni, magari in altri 5, 10, 15 anni di vita può regalare ancora emozioni, affetto e può dare ancora tantissimo ai propri cari e alla società. Non è solo un peso e un costo che può e deve morire.

Ad esempio, la generazione che stiamo perdendo tutta di un  colpo avrebbe potuto insegnare ancora molto alle nuove generazioni: mestieri perduti, aneddoti e questioni su dopoguerra, boom economico, anni di piombo, anni ’80 e ’90 e tanta, tanta esperienza.

E invece no, devono morire, il coronavirus accellera solo la loro sorte. Per non parlare di tutte le patologie di cui sopra più o meno gravi per cui vale lo stesso concetto, ma qui la popolazione è anche più giovane.

Tanto tu stai bene? Chissenefrega? Magari un domani tocca a te e poi arriva un coronavirus e a quel punto cosa pensi o dici quando qualcuno gioca sul pericolo che corri perché tanto hai patologie pregresse?

E allora si dovrebbe smettere di considerare chi ha patologie pregresse come uno che tanto deve morire quasi come il coronavirus facesse solo il suo “sporco mestiere” 

Ad maiora

2 COMMENTI

  1. Parole nette e umane. Persone che hanno vissuto la guerra, testimoni di risolutezza, forza morale, ottimismo e saggezza. Persone care che sapevano usare la parola noi, che ci raccontavano la loro storia e quella dei loro avi..un ponte lungo che ci guiderebbe oggi più che mai. Ricordiamoci che manca quell’inchino pubblico, quando tutto sarà dietro alle nostre spalle…