A Rimini nel periodo romano, uno snodo di tre grandi strade

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Dopo una prima fase di vita poco più che embrionale, di cui abbiamo scritto nel precedente articolo, per Rimini arriva il momento della nascita vera e propria.

Nel 268 a.C. arriva l’Impero Romano che da vita ufficialmente ad Ariminum (Rimini). Complice fu la sconfitta dei Galli Senoni nella battaglia di Sentino (Sentinum) del 295 a.C.

Rimini a quel punto divenne colonia romana, posta sul confine tra Conca e Rubicone. La città era crocevia di vie fondamentali e avamposto per la conquista della Gallia Cisalpina.

Furono seimila, suddivisi tra contadini e soldati con le rispettive famiglie, i primi cittadini della neonata città, che ben presto diventò municipium, nel 90 a.C. accedendo all’Impero Romano a tutti gli effetti e traendone tutti i vantaggi.

Ariminum significa “la città sul Marecchia”.  Ariminus era il nome antico del fiume che tutt’ora attraversa Rimini. Ariminum era anche il centro di una serie di strade commerciali e militari. Le tre vie erano quella verso nord e le Alpi, quella costiera e quella verso Roma ed erano un punto di collegamento tra l’Europa centrale e orientale e la penisola.

La via Flaminia (220 a.C.) univa Roma con la vecchia Porta Romana e il successivo e tutt’ora presente arco di Augusto: si diceva al tempo che chi lo attraversava arrivava direttamente a Roma anche camminando ad occhi chiusi!

La via Aemilia (187 a.C.) si muoveva invece in direzione nord – ovest ed univa Rimini a Piacenza e alla città di Milano (Mediolanum).

Infine la via Popillia (132 a.C.) era il continuo della via Flaminia, fino alla celebre Aquileia, città friulana, nonché avamposto per la difesa dell’Impero dalle incursioni galliche del nord.

Queste strade costituivano le nostre antiche autostrade, munite di punti di ristoro dal nome di mansiones, ovvero taverne per riposare e mangiare. Erano provviste di mutationes, luoghi attrezzati per cambiare cavalli stanchi con cavalli riposati. In tanti non potevano permettersi di perdere tempo, soprattutto se avevano consegne importanti o messaggi fondamentali.

Ma a rendere ancora più incredibili queste strade erano gli antenati dei cartelli stradali, ovvero i miliari su cui venivano segnate le distanze, per sapere quanto mancava all’arrivo.

Gli antichi “trasporti eccezionali” erano anfore con il fondo piatto, utili per lunghi viaggi sui carri. La richiesta di queste anfore era notevole. Vennero costruite molte fornaci per realizzare questo tipo di contenitori, ad esempio all’altezza di Riccione e Sant’Arcangelo di Romagna.

In questi luoghi si produceva olio e vino in abbondanza, ricercati anche da molto lontano.

Tutto bello e semplice? Assolutamente no

In questa situazione non fu tutto oro per la città di Rimini. Il fatto di essere un luogo di passaggio per molti nonché luogo dalle “porte aperte” per tutti, non metteva al riparo dai tanti pericoli del tempo.

Rimini costituiva comunque un avamposto militare, un punto per tanto tempo strategico nel conflitto con la Gallia Cisalpina, contro cui Rimini rappresentava un muro di difesa, posta proprio sul confine e sulla strada verso Roma.

La geografia è la posizione ne fanno al tempo stesso la prima o l’ultima città della Pianura Padana, al tempo stesso la si considera la prima o l’ultima città del Centro o del Nord Italia a seconda dei punti di vista.

Ancora oggi il meridiano che unisce Rimini a La Spezia è considerato proprio il confine tra Italia Settentrionale e Centrale. E a quel tempo Rimini era costantemente in pericolo, ad esempio per l’arrivo di Annibale o l’avanzata dei Galli.

E infatti qui venne ideato un giro di mura, delimitato da torri rettangolari, costruito durante il delicato periodo storico delle lotte tra Mario e Silla, rettificato dalla “pace augustea”.

Da quel momento in poi tutto fu più tranquillo, almeno fino al III secolo d.C. A questo punto tornarono a farsi minacciosi i barbari, contro la cui avanzata si decise di rafforzare la la cinta muraria.

Su questa sorsero poi la Porta Montanara e la Porta Romana, poi abbattuta per costruire l’iconico Arco di Augusto, su decisione del Senato.

Augusto ordinò l’avvio dei lavori anche al ponte che si chiamerà in seguito di Tiberio, dal nome del figlio che lo porterà a termine sul fiume Marecchia.

Insomma un gran lavoro per contrastare gli attacchi esterni, eppure il vero pericolo arrivò dall’interno. Attorno alla metà del III secolo, scoppiò un tremendo incendio che distrusse buona parte della città.

Fu un disastro e parte della città fu abbandonata. Così Rimini rimase indebolita e divenne facile preda dei barbari.  Questi la attaccarono con orde e gruppi che appiccarono altri piccoli incendi In città.

Insomma, l’inizio di un periodaccio. Ma Rimini rinascerà comunque dai suoi incendi e la voglia di ricostruzione verrà apprezzata in tutto l’Impero, tanto che la città venne scelta come luogo per ospitare il Concilio episcopale del 359.

Questo fù un evento importante, che avviò in massa il Cristianesimo con la costruzione di nuove chiese e luoghi di culto. Da quì iniziò di un nuovo periodo per Rimini, che racconteremo nel prossimo articolo.

L.D 

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Fonti:

Web

Rimini.com

I misteri di Rimini, Giro della città in 53 segreti di Isabella Della Vecchia e Sergio Succu