A Parabita cimitero monumentale moderno e leggenda della Madonna del Carotto

0
1867

Parabita Cimitero

Stavolta parliamo di un cimitero molto particolare, il cimitero monumentale di Parabita, di fatto un cimitero senza tombe. I primi cimiteri del XIX secolo, erano delle vere e proprie esplosioni di arte composita, specie nelle capelle gentilizie, le famiglie facevano a gara per innalzare il monumento a ricordo dei propri cari più esteticamente bello, in una gara dell’effimero che il grande Totò bocciò con la sua celebre poesia ” A Livella “. Ma a Parabita hanno pensato bene che un cimitero monumentale può essere attrattivo. Così nel 1967 l’Amministrazione Comunale di Parabita affida agli architetti Alessandro Anselmi e Paola Chiatante del Gruppo GRAU ( Gruppo Romano Architetti Urbanistici ) di Roma l’incarico di progettare un nuovo Cimitero. Nel febbraio del 1968 viene consegnato al Comune il progetto esecutivo e nel 1972 iniziano i lavori, affidati alla Ditta Gaetano Leopizzi, per i quali si utilizzano manufatti edilizi in cemento armato e pietra carparo, usato in blocchi a faccia vista, la realizzazione delle differenti curvature richiede la sagomatura a mano di ogni singolo blocco. Nel 1982 il nuovo cimitero di Parabita viene finalmente inaugurato. Un Cimitero Monumentale del quale si interessano le più prestigiose riviste nazionali ed internazionali di urbanistica ed architettura, sul quale discutono, spesso con toni culturalmente accesi, insigni studiosi e grandi progettisti, presente in esposizioni di tutto il mondo, punto di riferimento nella discussione sul post-moderno. Anselmi e Chiatante, mettono il loro estro verso la ricerca di una centralità, non rinascimentale, capace di aggregare oggetti finiti e differenti situazioni spaziali in una logica che non fosse la semplicistica e sommatoria di “pezzi” e di “parti” o una più o meno raffinata e coerente organizzazione di elementi architettonici, elaborano un progetto fra i primi tentativi in Europa di rinnovamento dell’architettura, soprattutto dopo le scelte di Philip Johnson e Louis Kahn. Paola D’Incecco lo definisce un intuito coraggiosamente anticipatorio per i tempi. Paolo Portoghesi ( che nel 1980 organizzerà a Venezia, nell’ambito della Biennale, la mostra ” La presenza del passato ” ) definisce il Cimitero di Parabita una delle testimonianze più alte e persuasive di una originale ” via italiana ” verso l’irreversibile distacco dell’ortodossia modernista.Monumentale Parabita Nel 1994 a Milano gli viene dedicata una mostra fotografica curata da Signorini; nel 1995 la Laterza lo inserisce nella guida Architettura italiana 1944 -1994 e recentemente è stato inserito negli aggiornamenti della Treccani. Già però nel 2002 nel ventennale dell’inaugurazione il Cimitero Monumentale attendeva, con urgenza, interventi di completamento e miglioramento. Ma entriamo dentro, esso è un agglomerato di forme geometriche e angoli nascosti densi di mistero e carichi di significati simbolici. La prima impressione all’entrata è quella di essere non in un cimitero, bensì in un teatro. Le quinte sono sostituite da serpentine di loculi fiorati e in alto, al centro esatto del vostro orizzonte, un tempietto vi aprirà alla sezione superiore: un labirinto concentrico che dall’alto richiama il capitello classico e dal basso una necropoli egiziana. I materiali sono perfettamente integrati con quelli del vecchio cimitero accanto, destinati all’assalto dei licheni. Questo consente di dire che è un’opera postmoderna per gli anni in cui è stato costruito (’72 – ’82), quasi un sito archeologico di Gardaland per i ventenni che iniziano ad appassionarsi all’arte. Insomma se questo scritto vi ha incuriosito… non vi resta altro che andare a visitare questo luogo border line tra la vita e la morte sospeso e carico di significati. E se il cimitero monumentale non è riuscito a darvi un tremito, vi propongo di fare circa un chilometro per incontrare un sito particolare. Nel territorio di Parabita, nel punto più alto del Salento leccese, la Serra di S. Eleuterio ( 200 metri s.l.m.) esistono varie grotte che si aprono sul costone della serra. In una di queste cavità vi è la presenza di un dipinto raffigurante la Madonna, questo ci fa supporre che sia stata usata nel medioevo da monaci anacoreti. Da tutto questo è nata una tradizione popolare che vuole, che solo le persone che hanno un comportamento corretto ed onesto possano accedere alla visione del dipinto. Infatti la grotta possiede due cavità, separate solo da una parete di roccia, con un buco ( “carotto” nel dialetto locale) da attraversare per raggiungere il luogo del dipinto.matonna tu carottu Il luogo che custodisce l’affresco mariano è quindi raggiungibile solo attraverso il buco (carotto) non avendo altre entrate dall’esterno. La leggenda vuole, che, come succede a Roma nella famosa “Bocca della Verità” dove il malcapitato in caso di bugie, inserita una mano nella bocca, gli viene immediatamente mozzata, nella nostra grotta, se si attraversa l’unica entrata, il buco (carotto) esso si restringe sulle persone cattive e disoneste ( figli di buona mamma ) che per la loro condotta immorale non possono raggiungere la visione paradisiaca del bel volto della madre di Cristo. Invece aperta agli altri, la celestiale visione dell’affresco della Theotòkos ” colei che genera Dio “alle persone di ( mamma buona ) che superano l’ostacolo senza essere frenati. Ora che avete letto questa leggenda popolare… ve la sentite ora di provare a superare il carotto ( buco ) ?

Raimondo Rodia

Volete conoscere il Salento più misterioso simbolico, le leggende che si perdono nella notte dei tempi?, vi propongo un Itinerario esoterico , ricco di suggestioni, contattatemi direttamente o tramite Loscrivodame, Raimondo