A Noha esiste lo Scjakùddhi, vive nel frantoio ipogeo.

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Oggi voglio instillarvi un sospetto, esiste oppure no un folletto dai tanti nomi che vive nei frantoi ipogei o nelle stalle? Io vi propongo un video, in cui io ero presente qualche anno fa, siamo riusciti per caso a riprendere questo elfo basso e vestito di nero nel frantoio ipogeo di Noha. Ma di cosa parliamo? In molte culture esiste il folletto dispettoso, l’elfo capace di tutto, nel nostro caso lo scjakùddhi ( carcalùru, lauru, monacizzu, scazzamurièddhu, uru ) un elfo dispettoso.

Lu scjakùddhi altro non è se non il daimon dei greci, oppure l’incubo dei latini, che durante la notte si sedeva premendo sullo sterno, impedendo la respirazione e provocando brutti sogni. Poteva essere ora tormentatore degli uomini, ora benefico, oppure no. Lu scjakùddhi era descritto come un essere molto basso, ancora più piccolo di un nano, con un cappello rosso a sonagli in testa e ben vestito.

Era un folletto tra il bizzarro e l’impertinente, cattivo con chi l’ostacolava o svelava le sue furberie, benefico con chi gli usava tolleranza. Bazzicava volentieri le stalle dove spesso si innamorava della cavalla o dell’asina che meglio gli garbava, l’assisteva e l’accarezzava, nutrendola della biada sottratta alle compagne o alle stalle vicine e intrecciava code e criniere quando i cavalli non gli permettevano di mangiare la biada con loro.

Lu scjakùddhi era il dio tutelare dei frantoi di olio, specie di quelli ipogei sua stabile dimora. In passato, quando nelle fredde serate autunno-vernine si vedevano esalare fumi dai fori sovrastanti il frantoio si pensava allo scazzamurièddhu che veniva considerato come il benefattore dei poveri e il folletto del focolare domestico. Spesso, si immaginava che fosse l’anima di un morto, che non aveva ricevuto i sacramenti. A volte benefico ma senza scarpe, scambiava le pantofole se di suo gusto, con pepite di oro vero durante la notte. Bhè ci crederete o no alla sua esistenza? Ora gustatevi il video.

Video

di Raimondo Rodia 

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