A Galatina 400 anni di presenza Carmelitana

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In una lieve alzata di terreno al confine settentrionale del centro storico di Galatina dove una volta correvano le mura ed un potente bastione, lì tra i giardini della congregazione delle Anime e quello più vasto degli Olivetani nacque prima il convento e poi la magnifica chiesa del Carmine.

Sono passati circa 400 anni, la data rimane dibattuta : secondo il Boaga nel suo ” Carmelitani in Terra d’Otranto e di Bari in epoca moderna ” riporta la data del 1617, invece il 1618, in ” Memorie storiche di una città della Iapigia ” di Baldassare Papadia e pare che sia lui ad avere vinto la disputa, forse per le origini galatinesi di quest’ultimo.

Ma poco importa se siano 400 o più, importante festeggiare l’evento e ricordare la storia e la magnificenza del convento e chiesa dei Carmelitani. I Carmelitani si insediarono nella città di Galatina quindi nel 1618 e solo nella seconda metà del secolo XVII edificarono la chiesa. L’edificio attuale è frutto di ricostruzioni compiute tra il 1720 ed il 1724 in seguito al crollo avvenuto nel 1719. Inizialmente ci fu soltanto il convento che sorgeva accanto ad una piccola cappella o edicola votiva chiamata appunto Madonna del Muro, probabilmente è l’affresco della Madonna del latte presente a sinistra dell’ingresso dell’attuale chiesa.

Un immagine tardo bizantina, magari opera di qualche frescante di Santa Caterina del primo trentennio del XV secolo. La facciata è ripartita in tre ordini da trabeazioni percorse da motivi a dentelli. Nella parte inferiore si apre il portale decorato con fregi vegetali, volute a traforo e testine alate che inquadrano, nella sommità, il rilievo raffigurante la Madonna del Carmine.

Le ante lignee del portale furono realizzate nel 1745 dal maestro galatinese Donato Costantino, autore di un portale simile in città in via Cavour, con la sua firma autografa presente in due formelle intagliate. Ai lati del portale sono inserite, dentro nicchie scolpite, le sculture in pietra dei profeti Elia a sinistra ed Eliseo a destra, mentre nell’ordine intermedio, ai lati dell’ampia finestra con cornice riccamente decorata, sono collocate le statue di Santa Teresa d’Avila a sinistra e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi a destra. Ai margini dell’ordine superiore vi sono due slanciati pinnacoli piramidali che attraverso sottili volute che si raccordano al timpano spezzato inquadrando così lo stemma dell’Ordine Carmelitano Incoronato e la data di fine lavori della chiesa 1724. All’interno presenta un impianto ad aula unica rettangolare con quattro cappelle per lato. Per l’intero perimetro corre un’aggettante trabeazione segnata da una cornice a dentelli che individua, lungo le pareti laterali, due ordini.

In quello inferiore le paraste scanalate con capitelli compositi si alternano ad arcate a tutto sesto, mentre nell’ordine superiore si intervallano alle finestre e cornici dal profilo mistilineo. La volta, decorata a fini cassettoni, è arricchita da un dipinto raffigurante l’Apparizione della Vergine a San Simone Stock, realizzato nel 1915 dal pittore Agesilao Flora. All’interno della chiesa si segnala l’imponente macchina settecentesca dell’altare maggiore con la tela della Madonna del Carmine al centro, le statue del profeta Elia e di San Giuseppe a sinistra e quelle di San Giovanni Battista e di Sant’Angelo Martire a destra. Tra le altre opere ad arredo della chiesa si ricordano: l’affresco della Madonna con il Bambino nella prima cappella a sinistra, il Presepe realizzato da Mauro Manieri intorno al 1736 nell’altare intitolato alla Natività del Signore, ultimo a destra e nella stessa cappella, il settecentesco organo.

Si segnalano inoltre, sopra l’altare maggiore, la tela raffigurante la Visione di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi e in controfacciata, la Sacra famiglia entrambe del XVIII secolo. Intorno alla metà del XVII secolo, quando si procedeva all’edificazione dell’attiguo convento, la comunità fu coinvolta dal procedimento di soppressione di Papa Innocenzo X del 1652, soppressione che avveniva quando gli stessi conventi avevano meno di dodici frati. Pochi anni dopo fu concesso ai Carmelitani di rientrare a Galatina e di ampliare il complesso addossato sul lato destro della chiesa organizzando gli ambienti conventuali su due piani intorno ad un chiostro porticato. I lavori furono condotti tra gli anni 70′ e 80′ del XVII secolo. Ulteriori ampliamenti furono realizzati nel corso del XVIII secolo, ma nel 1809 la comunità fu definitivamente soppressa e gli ambienti conventuali destinati ad accogliere prima una caserma e successivamente divennero poi l’Ospedale Civile.

Ancora oggi il manufatto viene indicato come Ospedale vecchio invece Ospedale lo divenne nel 1844, quando il vero vecchio ospedale di Santa Caterina divenne municipio della città ed il nostro convento l’ospedale civile Antonio Vallone. Qualche anno fa la chiesa si è arricchita con la statua in bronzo di Giovanni Paolo II all’esterno e sotto forma di reliquia i capelli dello stesso pontefice polacco all’interno, dono entrambi di monsignor Pisanello, attuale vescovo di Oria, che ha voluto così ricordare il suo passaggio importante da questa chiesa. Molte altre cose ci sono in questo scrigno di tesori, ma preferisco raccontarvele dal vivo.

Raimondo Rodia