A 400 anni dal rogo di Tolosa dove bruciò Giulio Cesare Vanini

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Ci sono delle figure altamente controverse, figure di uomini per alcuni straordinari e per altri assolutamente no. Di Giulio Cesare Vanini si sono detti cose meravigliose, ma anche terribili stroncature. Ma oggi vorrei farvi conoscere per quanto può essere possibile attraverso un articolo la figura di questo straordinario uomo di cultura libero nel pensiero ed anche nell’azione nato a Taurisano nel 1585. Vanini è considerato uno dei padri del libertinismo inteso come sostenitore della libertà di pensiero in materia di morale e di religione. Il filosofo di Taurisano può essere associato ai grandi naturalisti panteisti italiani come furono Bruno, Telesio, Campanella.

I libertini come Vanini giungono ad una strenua difesa dell’ateismo facendosi beffa del dogma e della morale cristiana. In questo senso si inserisce l’opera “ Amphitheatrum ” che solo apparentemente mira a difendere il dogma cattolico, però a leggerla bene sembra evidente la canzonatura al credere a qualsiasi cosa solo per fede. Vanini espone le sue teorie presentandole non come proprie, ma apprese da un immaginario miscredente, addirittura giunge anche a fingersi scandalizzato nonostante sia ben chiaro che concordi con queste idee. La sua opera più importante è il “ De Admirandis ” diviso in quattro libri. In tutta l’opera si sviluppano le discussioni riguardo alla natura tra lui stesso, nella veste di divulgatore del sapere ed un immaginario Alessandro che si mostra stupito di fronte al grande sapere dell’amico e lo sollecita a spiegare i misteri della natura che insistono sull’uomo.

L’opera costituisce una critica al pensiero degli antichi ed una divulgazione delle nuove teorie scientifiche e religiose. Accetta l’idea di Dio come Essere Superiore, ma identifica la divinità con la natura e per questo la legge naturale come divina. Non crede nella creazione poiché il mondo è eterno e governato da leggi immutabili. Il rifiuto dell’immortalità dell’anima lo porta all’attacco dei dogmi e della religione il mezzo con cui ecclesiastici o i potenti per criticare e tenere a bada la plebe, per questo i miracoli per il Vanini devono essere interpretati razionalmente e sono spesso frutto della fantasia umana.

Nel 1606 si laurea in diritto civile e canonico conseguendo a Napoli il titolo di dottore in utroque iure. Nel 1608 viene trasferito in un monastero di Padova con l’occasione approfitta per iscriversi alla facoltà di teologia della località veneta. L’esperienza padovana fu importante per la sua formazione di filosofo ed eretico. Padova faceva parte allora della Serenissima Repubblica di Venezia proprio in quegli anni infuriava un’aspra polemica tra lo stato veneziano e papa Paolo V, interessato ad assoggettare la repubblica alla propria autorità. Vanini si schiera a favore di Venezia e contro il papa. Inoltre entrò a far parte del gruppo del celebre frate Paolo Sarpi che scatenò il conflitto antipapale.

Nel gennaio 1612, a causa della sua attività antipapale è costretto ad allontanarsi da Padova e rinviato a Napoli nell’attesa di misure disciplinari da parte del generale dell’Ordine carmelitano Enrico Silvio. Vanini invece va a Bologna e trama relazioni segrete con gli ambasciatori inglesi a Venezia per passare in Gran Bretagna. Poco tempo dopo assieme ad un confratello riesce a fuggire in Inghilterra passando attraverso Svizzera, Germania, Olanda e Francia. Nella chiesa londinese “dei Merciai” o “degli Italiani” alla presenza di Francesco Bacone, Vanini ed il compagno d’ordine e fuga Genocchi ripudia pubblicamente la fede cattolica per abbracciare quella anglicana.

Tuttavia, mentre l’Inquisizione già prepara un processo contro di loro, i due frati si pentono ed inviano lettere a Roma per ottenere la riammissione nel cattolicesimo, non più come frati ma come sacerdoti. Rientrato in Italia, vive a Genova ed insegna filosofia ai figli di Giacomo Doria. Tuttavia, riprende presto la via dell’esilio quando l’inquisitore genovese fa arrestare l’amico Genocchi e per paura che gli accada la stessa sorte, fugge in Francia. Nel 1615 è a Lione e in giugno pubblica l’opera “ Amphitheatrum aeternae Providentiae Divino-Magicum ” (L’anfiteatro divino magico dell’eterna Provvidenza). Scrive quest’opera per difendersi dalle accuse di ateismo ma è ulteriormente accusato, stavolta di panteismo.

L’anno successivo pubblica “ De Admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis ” (I meravigliosi segreti della natura regina e dea dei mortali), edita a Parigi con l’appoggio di due teologi della Sorbona che ne autorizzano la pubblicazione. Questa opera viene bene accolta dalla nobiltà francese perché è il manifesto degli “esprits forts” che guardano con ammirazione alle innovazioni culturali e scientifiche che vengono dall’Italia. Le autorità cattoliche, avverse alle innovazioni, attaccano nuovamente Vanini e la sua opera viene revisionata e stavolta condannata al rogo dalla Sorbona come eretica. Inoltre, la Congregazione dell’Indice lo pone nella prima classe degli autori proibiti. Infine nella fatale Tolosa, in cui viene arrestato il 2 agosto 1618 per sapere quali siano le sue idee in materia di religione e morale. Si tenta di condannarlo a tutti i costi convocando anche molti testimoni senza accertare nulla. Il 9 febbraio 1619 il parlamento di Tolosa condanna Vanini per ateismo e bestemmie contro Dio.

Abbandonato da tutti gli amici affronta con dignità la sua pena, rifiutando l’assistenza di un prete e mentre va al supplizio gli fu attribuita la celebre frase “ Andiamo a morire allegramente da filosofo ”. Gli fu tagliata la lingua poi venne strangolato ed infine il suo corpo fu arso al rogo. Aveva solo 34 anni. Arthur Schopenhauer disse del filosofo salentino: “ Prima di bruciare vivo Vanini, un pensatore acuto e profondo, gli strapparono la lingua, con la quale, dicevano, aveva bestemmiato Dio. Confesso che, quando leggo cose del genere, mi vien voglia di bestemmiare quel dio “. Infine per ricordare l’importanza del filosofo di Taurisano lo troviamo anche nella celebre piazza romana conosciuta come ” Campo dei Fiori “, lì dove sorge il monumento a Giordano Bruno, un monumento bronzeo che alla base trova la presenza di otto formelle sempre in bronzo di grandi pensatori torturati ed uccisi anche loro per il loro libero pensiero, tra questi il nostro Vanini, che sotto il suo pizzetto a differenza delle altre formelle nasconde un altra immagine scoperta solo nel 1991, quella di Lutero. Il morire da filosofo coerentemente con le proprie idee rende la sua anima immortale.

Raimondo Rodia