23 PUNTI DOPO – DIETRO IL FIOCCO ROSA

0
349

“Se continuiamo a pensare a tutti i modi in cui gli altri ci hanno tradito, deluso, ingannato o fatto arrabbiare, il nostro cuore sarà per sempre pieno di odio. Impariamo a lasciare andare, a essere felici.”

Buddha

     23 PUNTI DOPO – DIETRO IL FIOCCO ROSA

Hall’attivo non più di 4 ore di sonno continuate, ma non ne sono nemmeno sicura. È da molto che non scrivo sul blog e negli ultimi 9 mesi sono stata del tutto discontinua. Il perché è presto detto, tra le altre situazioni personali che non sto a dettagliare ho avuto una bambina. L’abbiamo cercata per un po’, poco meno di un anno e proprio quando la situazione si faceva complicata il test è risultato positivo. A dispetto di tutto io e mio marito eravamo e siamo felici, sapevamo che ci sarebbero potuti essere problemi, ma essendo il secondo figlio eravamo preparati. In momenti come questo tuttavia ti rendi conto che i banali aforismi che circolano sui social possono dire il vero, per quanto tu possa vivere una cosa, riviverla sarà comunque un’esperienza differente e non per questo meno faticosa e dolorosa. Essere madri oggi è una sfida paradossalmente più ardua che un tempo. Per i nostri figli dobbiamo reinventarci psicologi, tenere conto della loro sensibilità, renderli felici, mettere da parte il ruolo autoritario del genitore tanto caro alle vecchie generazioni. Bisogna stare attenti all’eccesso di comunicazione che rischia di diventare un’arma a doppio taglio, in un periodo complicato c’è sempre qualcuno che dal suo punto di vista sta peggio pronto a sminuire buttandoti ancora più giù.

Penso ad esempio a chi vorrebbe e per mille diversi motivi non riesce ad avere figli, o a chi ha subito la perdita durante l’attesa o ancora a chi deve affrontare la malattia di un figlio. Premetto che il mio non vuole essere uno sproloquio triste bensì uno scorcio di una cruda realtà che molti ignorano e continueranno a ignorare, tuttavia sono certa che qualcuno capirà e per un istante si sentirà meno solo, forse addirittura compreso. Per contro ci sarà poi chi si sentirà addirittura offeso, impossibile evitarlo. Vi dico che pure io mi sono offesa tante volte, ho sofferto da sola nella mia stanza prima e dopo la nascita della mia bambina e se c’è chi postula che la sofferenza rende più forti, non sono davvero così convinta, io al momento mi sento solo stanca.
I social mostrano tante foto bellissime sulla nascita, sui bimbi che crescono, ma di rado mostrano ciò che c’è dietro. Un po’ come nella danza, il pubblico vuole vedere la bellezza, non la fatica che dietro di essa si nasconde.Resta inoltre il peso della scelta, peso che ormi in pochi sono disposti a sostenere, sempre meno gli uomini, incapaci di gestire un rapporto di coppia a due persino superati i 40 anni, rapporto considerato oppressivo e limitante delle proprie libertà. Siamo arrivati al punto che se una donna ha la fortuna di avere al suo fianco un uomo che ama e vuole una famiglia ha trovato il santo graal del sesso maschile, guai in questo caso a lamentarsi, soprattutto se è un uomo indipendente capace addirittura di fare il padre, in un mondo, più che in una società, che per sua natura antropologica resta  maschilista nell’indifferenza dei più, in cui il figlio diligente che fa il suo dovere viene dato per scontato mentre il figlio al prodigo viene sempre osannato. Non parliamo poi della comunità più stretta, che praticamente non esiste più, spesso persa dietro a impegni futilissimi o talvolta immaginari che spingono sempre più famiglie in caso di bisogno a rivolgersi a personale esterno. Una realtà la nostra dove nemmeno la polvere riesce a stare più sotto il tappeto. Detto questo mi rivolgerò alle persone che sanno di cosa sto parlando, perché in effetti è soprattutto per loro che sto scrivendo. L’ipereremesi gravidica è dura da gestire, ti farà impazzire, i mesi saranno lunghi, ti sembreranno anni. Potranno dirti che è una patologia psicologica, meccanica o ormonale ma difficilmente troverai una cura efficace che ti faccia stare bene, devi solo sopravvivere, distrarre la mente giorno dopo giorno. Se sei fortunata dopo il primo trimestre di gravidanza le cose miglioreranno, alcuni giorni festeggerai come un grande successo il non aver vomitato. Conterai i minuti, le ore, i giorni e i mesi che seppur piano passeranno, poi tra qualche anno non li ricorderai nemmeno bene, dimenticherai le sensazioni, il malessere e gli odori, quasi fosse stato un incubo, la vita di un altro.

Se avrai problemi di salute anche banali non potrai curarti come si deve. In alcuni ospedali non contemplano nemmeno che la mamma possa essere ammalata, alcune ostetriche pensano che gli unici dolori o disturbi che una donna incinta possa sentire sono le contrazioni da travaglio, alternativamente ti etichettano come viziata. Eppure benché incinta tu resti una persona e ti puoi ammalare, quindi ti dico, lotta per curarti perché sei una donna, una futura mamma, una persona, è importante che tu stia bene e se non ti tuteli tu al posto tuo non lo farà nessuno. Esigi l’attenzione che meriti al di là di tutto, dei pregiudizi, fatti valere anche se non hai le forze, ricordati sempre che per curare qualcuno la prima a dover star bene sei tu. 

In alcuni momenti avrai tutto e tutti contro. In un’altra epoca non so che ne sarebbe stato di me e della mia bambina, arrivate a 37 settimane di gestazione, dopo un mese di bronchite resistente a due terapie antibiotiche sono iniziati i dolori, non erano contrazioni da travaglio, a tratti erano sopportabili ma nelle ore lo diventavano sempre meno e impedivano il sonno. Così dopo l’ennesima notte in bianco siamo andati al pronto soccorso. In ospedale si accorgono che qualcosa non va, il liquido è scarso ma per motivi ignoti il travaglio non parte. 

Vengo così ricoverata in ginecologica, poiché la bronchite poteva essere un potenziale pericolo per le altre pazienti del reparto di ostetricia. Paradossalmente  sono pure contenta poiché lì se non altro sono sotto controllo, benché ancora in attesa. A differenza della precedente gravidanza il personale è gentile e nella solitudine del mio isolamento nella stanza dal nome di un fiore impronunciabile so che da lì a pochi giorni qualcosa succederà. A dispetto delle flebo d’idratazione e del mio sforzo di bere, il liquido diminuisce inesorabile. Viene così disposto l’anticipo del cesareo programmato, la bambina non cresce più e nei fatti per il mio corpo la gravidanza era finita. Abbiamo una nuova data ora in testa, 12 marzo 2019, il giorno che aspettavamo ormai da 9 mesi e il raggiungimento delle 38 settimane di gestazione. Difficile dormire in quelle ultime ore, impossibile arginare l’adrenalina, la paura per quello che benché bistrattato da molti resta sempre un intervento, perché ricordati mamma che sia cesareo o naturale, il parto cambierà la tua vita per sempre, che si tratti di un primo figlio, di un secondo o di un terzo, quella non è la fine ma solo l’inizio. Inoltre non è vero che sei una mamma di serie B, perché soffrirai comunque, magari avrai contrazioni meno intense, ma le avrai dopo mentre allatti e non potrai comunque riposarti, dovrai alzarti il prima possibile perché a breve dovrai o forse vorrai profondamente tornare a casa. Durante l’intervento sarai sveglia, certo non sentirai alcun dolore, ma percepirai tutto il resto, il freddo e il caldo, la frenesia della sala operatoria, i discorsi idioti dello staff medico e vedrai l’anestesista chattare su messangermentre ti fa male la spalla, mentre vedi il sangue raccogliersi nel contenitore graduato accanto a te. Potresti sentirti sola in quel momento anche se in una stanza piena di persone, inconsapevole di ciò che succede dietro a quel telo. Da un lato vorresti capirci di più ma da un altro vorresti evitare. 

Penserai poi alla mancanza di empatia femminile, ma del resto lo ha già capito mio figlio a 6 anni che le femmine tra di loro hanno più problemi che i maschi, “si torturano” e intanto i maschi dopo futili scaramucce sono già pari e patta. Poi ci si chiede perché il mondo è maschilista.

A un tratto però lo senti quel suono che hai atteso da così tanto, un vagito così acuto e immediato, con il primo aveva tardato ma con lei no. Subito ha voluto farsi sentire, la mia piccola anguilla arzilla che avevo sentito così spesso dentro di me in quei mesi e non c’è nulla di più bello, perché lei è viva e sta bene. La vedi in mano allo staff medico tutta sporca e la saluti di sfuggita, ma sei già più tranquilla perché sai che la porteranno dal suo papà. Il tuo tempo in quella stanza è ancora lungo e sembra infinito. Alla fine però tutto passa e ti ritrovi nella stanza attigua alla sala operatoria, ti aspetti che sia un momento magico ma ti stupirà sapere che potrebbe non esserlo. Lei e il tuo lui sono lì con te è vero, ma tu sei stanca, hai i brividi dal freddo accumulato nella sala operatoria, hai il catetere e la flebo da un lato e la macchina della pressione dall’altro, non puoi ancora muoverti del tutto, inizi a sentire le gambe, ma c’è il taglio ora al posto del pancione e un grosso peso sopra lo stesso per tenere ferma la ferita. Qui inizierai forse a tossire, la bronchite ti ricorda puntuale di non averti ancora abbandonata e fa male. Non sentirti in colpa se non è come te lo immaginavi, non importa, non sentirti cattiva, avrai tutta la vita per fare la mamma e sia tu che lei o lui a modo vostro dimenticherete. Dopo un paio d’ore nella penombra verrete riportate in reparto, magari all’avanguardia con il moderno rooming in. Tanti articoli e belle parole spese su questo fantastico metodo che permette alla mamma di vivere la degenza tête-à-têtecon il suo piccolino, in realtà un modo tanto semplice quanto carino di dirti arrangiati cara mamma riducendo i costi sul personale. La bronchite e la tosse garantiscono un’assistenza fuori dal comune ma la stanchezza e i dolori accentuano la voglia irrefrenabile di dormire, non per egoismo o perché non vuoi bene alla tua creatura, anzi. Ti verrà a volte proposto o a volte imposto l’allattamento al seno, ricorda che è sempre una tua scelta, perché fa male ed è impegnativo, soprattutto all’inizio. Se va male non è colpa di nessuno e il bambino crescerà comunque, c’è chi non viene allattato nemmeno un giorno e soffre di salute cagionevole, ma nessuno potrà mai dimostrare un nesso fra le due cose.

Nel dubbio io ci ho provato e a sorpresa la mia piccola guerriera, nata 19 giorni fa di soli 2,5Kg, apprezza il mio latte che le basta per crescere, benché ancora ami le notti brave e spesso pure le mattine. Nel frattempo i caratteri dell’articolo aumentano e la tua attenzione forse sta vacillando,  poiché le cose da dire possono essere davvero tante, la cosa importante però è che tu mamma, tu donna, devi sapere che sarà difficile e che probabilmente spesso sarai sola. Non sarai capita nemmeno da chi dice di amarti e di volerti bene, ma questo non è così importante se la prima ad amarti sarai tu! Fatti aiutare, anche se quell’aiuto sembra solo un bicchiere per spegnere un incendio di una foresta, organizzati per trovare dei veri pompieri. Arrabbiati, ma evita le discussioni con chi non ti può e non vuole capire, sono energie sprecate e tu ne avrai tanto bisogno, soprattutto se devi allattare ogni 3/4 ore o meno, che sia al seno o no. Festeggia questo evento e condividi il tuo stato d’animo con le persone che ti possono stare vicino, ma ricorda che alla maggioranza non interessa. In questo momento per esempio io mi sento di ringraziare, la mia amica Valentina, la mia amica Junia e mia cugina Lisa che mi sono state vicine durante tutto questo periodo, tre donne diverse con storie differenti che tuttavia a loro modo mi hanno sostenuta. Ovviamente mio marito Marco, che benché sia uno dei pochi diamanti tra gli uomini, di tanto in tanto ha qualche vacillamento, ma del resto nessuno è perfetto. Io sono la prima a non esserlo!

Benché sia difficile alla fine ne vale la pena, perché se così non fosse dopo l’esperienza che ho avuto con Giorgio non ci avrei di certo provato nuovamente e invece l’abbiamo fatto, quindi sì dovrai rinunciare a molte cose per un pò di tempo, ma non per sempre e se ti organizzi potrai fare tutto, ma senza fretta  perché i bimbi crescono velocemente e avrai persino nostalgia di quando erano piccoli, con le loro manine minuscole e le faccine paffute. Certo, in quel momento non ricorderai più né la stanchezza né i dolori, ti potrà quasi sembrare che il tutto è stato facile e che il momento peggiore è quello che stai vivendo.. e forse poi è davvero così, perché si vive nel presente non nel futuro o nel ricordo, una frase fatta più vera di tante altre cose che istigano solo all’odio invece che alla resilienza.

Benvenuta Ginevra, in questo mondo che a volte pare così strano e contorto, soprattuto perché sei una piccola donna e per noi spesso le cose sono più difficili, però ti dico bimba mia che tu non sei sola e hai già una famiglia che ti ama e non è una cosa scontata o da sminuire perché non è lusso per tutti!

Eleonora Panzeri