20001 borghi d’Italia: Civita di Bagnoregio, la città che muore

0
1926

Oggi @Ladolcevitaly e Loscrivodame vi portano in un paese abitato da poche anime in provincia di Viterbo, considerato uno dei borghi più belli d’Italia: Civita di Bagnoregio.

Si tratta di un borgo caratteristico e unico, posto su una collina con la tipica forma dei calanchi che sta andando incontro a frane ed erosione.

Il borgo è raggiungibile solo con un ponte pedonale realizzato nel 65′ in cemento. Tutto ciò da origine all’appellativo “La città che muore” , poichéoggi c’è, domani chissà.

Il paese che muore è situato nella Valle dei Calanchi, in particolare tra le due valli: Fossato del Rio Torbido e Fossato del Rio Chiaro. Queste un tempo erano la via d’accesso che dalla valle del Tevere portavano fino al Lago di Bolsena.

Perched on top of a hill among the valleys formed by Chiaro and Torbido streams, Civita is located in the center of Italy and it was founded by Etruscans more than 2,500 years ago.
Today Civita is an enchanted place, where time seems to have stopped. The complete absence of cars makes the atmosphere inside Civita even more unreal.

La borgata posta in cima ad una colllina franosa di tufo e argilla fu fondata ben 2500 anni fa dagli etruschi ed è veramente un gioiello non a caso utilizzata anche per tanti set cinematografici e visitata da tanti turisti ogni anno. Ci hanno girato un film persino i giapponesi.

Per fortuna, grazie a importanti opere di sostegno alla rupe, Civita si sta ripopolando e sta lentamente lasciando alle spalle i suoi trascorsi da “borgo fantasma”, tornando viva e attiva.

Parcheggiata l’auto o il mezzo di trasporto scelto, si attraversa il ponte e subito compare la statua, molto suggestiva che ogni giorno saluta Civita dall’altro lato della valle.

Già sul ponte si gode di un bel paesaggio con vista sui calanchi e sulle valli locali frutto di millenni di erosioni. Percorsi i 300 metri di ponte sospeso, si giunge a Porta Santa Maria.

È una delle cinque porte, ed è ancora utilizzabile a differenza delle altre, rese inutili dall’erosione.

La Porta San Maria è sormontata da due leoni che afferrano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi.

Proseguendo la via San Maria giunge nella piazza principale. Qui sorge la chiesa romanica di San Donato, molto antica e  restaurata nel XVI secolo. All’interno un bellissimo Crocefisso ligneo quattrocentesco della scuola di Donatello, e un affresco della scuola del Perugino.

Attorno sorgono i palazzi rinascimentali delle famiglie locali: I Colesanti, i Bocca, gli Alemanni che si innalzano nelle viuzze, che per il resto sono delimitate da tipiche case basse medievali con balconcini e scalette esterne 

Nel borgo si può visitare il piccolo Museo Antica Civitas, realizzato all’interno di una abitazione e la grotta di San Bonaventura.

La grotta è un’antica tomba a camera scavata a strapiombo sul muro di tufo che prende il nome da Frate Bonaventura da Bagnoregio, vissuto tra il  1217 e il 1274 e biografo di San Francesco di Assisi.

La storia o la leggenda raccontano che durante un suo soggiorno a Civita, San Francesco curò, salvandolo dalla morte, un giovane, tal Giovanni di Fidanza. La madre del ragazzo promise allora al Santo che una volta cresciuto, suo figlio sarebbe diventato un servitore di Dio. Fù così che Giovanni divenne Frate Bonaventura da Bagnoregio.

Rupe Orientale e sensazioni

Sulla Rupe Orientale si ammira lo stupendo spettacolo dei “Ponticelli“. Sono enormi muraglioni in argilla, ovvero un marchio tangibile di un processo erosivo iniziato migliaia di anni fa e che prosegue tuttora.

All’interno del borgo ovviamente è pieno di  ristoranti, trattorie e bar, ma anche di alloggi e  bed & breakfast, oltre alle classiche botteghe e negozi di artigianato locale.

La sensazione che si ha visitando è stranissima, un insieme di emozioni che vanno dalla malinconia al senso di precarietà; dal fascino al senso di ammirazione per uno dei borghi più belli e affascinanti.

Una tipica espressione di un’Italia che non c’è più, ma sopravvive al tempo.

Non posso che consigliarvela vista anche la precarietà e unicità di questo borgo, la cui sopravvivenza è legata a quella della sua collina..Fede