Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore

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Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore

Susanna Casciani

Mondadori

 

Recensione di Antonella Gagliardo:

” Se avessi scorto una luce in fondo a quegli occhi così scuri , che tante volte mi hanno scelta in mezzo agli altri, se avessi avvertito un dubbio posarsi sulla punta delle tue dita, forse ci avrei provato, ma non ho visto niente. Solo una moltitudine di ombre ammassate sulle tue spalle”.

Ecco cosa si chiede Anna, la protagonista di questo romanzo, quando ad un tratto, in un giorno qualsiasi , Tommaso, l’amore di sempre, la lascia.
Forse non la ama più.
Forse non è più capace di amarla.
Anna non aveva capito.
Anna aveva continuato a sentirsi bella tra le sue braccia.
Anna aveva continuato a sentirsi forte solo guardandosi riflessa negli occhi di lui, quando i suoi attacchi di panico si erano allontanati , quando lui le aveva insegnato a vederli come “attacchi di vita” .
E quella vita con lui , era l’unica che Anna avrebbe voluto vivere per sempre, ma chi può avere la certezza che un amore duri per sempre?
Ci sono amori che sopravvivono, nonostante tutto.
Quelli che si interrompono.
Quelli che finiscono.
Quando finiscono non smetti di sentire il profumo che ti lasciavano addosso, gli innumerevoli baci, le promesse, le risate e le lacrime che non riuscivi più a distinguere.

Anna resta in quell’amore, molti giorno dopo la sua fine, Tommaso se ne va.
Anna gli scrive, affinché non se ne vada davvero, non se ne vadano i suoi occhi, la sua voce, le mani. Non se ne vadano da dentro.
Mentre gli scrive, la sua vita continua, perché la vita sa, come farti rinnamorare di lei, piano, piano.
Te lo insegna.
Con la musica, con la pioggia ed il sole che ti fanno di nuovo effetto, con la famiglia che è sempre casa, anche quando pensi di non avercela più una casa.

Io potrei essere Anna.
Tutti noi , potremmo esserlo.
Tutti quelli che alla fine di un amore , si perdono, perché quell’amore ha cancellato un po’ il sapore della loro pelle.
Quello esclusivo, quello solo nostro.
Ritrovare l’unicità di quel sapore, ci fa attraversare un dolore, che poi, piano, piano, sbiadisce, come ogni cosa della vita.
Come la vita stessa.
Come l’amore, troppe volte, ma non tutte le volte.

Un romanzo che è un viaggio dentro se stessi. L’ho letto d’un fiato. Parole semplici, che spesso quel fiato te lo spezzano, perché così vere e sentite, da non aver bisogno di abbellirsi, per entrarti dentro.