Volo di paglia

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È uscito ieri, 30 agosto, per Fazi edizioni.

Laura Fusconi
Volo di paglia.

È l’agosto del ‘42 , c’è la festa del paese, Tommaso e Camillo, l’aspettavano con ansia. Due amici per la pelle, studenti alle elementari.
Alla festa c’erano tutti, c’erano le giostre, le bancarelle dei giocattoli le leccornie, una vera festa specialmente per i bambini.
Al paese si conoscevano tutti, i grandi in quell’occasione, potevano, sebbene per poco, lasciare il lavoro e rilassarsi un po’: chi beveva, chi suonava chi cantava, insomma la “Festa del paese“.

Ed è qui che conosciamo i protagonisti di questo romanzo, in un momentaneo storico particolare, di cui naturalmente risentiva anche il paese, dove erano ben chiare le fazioni. A far da padrone, con maniere forti e cattiveria gratuita era il Draghi, faceva parte delle camice nere, ed era il ras del paese. Sua figlia Lia era molto amica di Camillo ( in particolare) e Tommaso, in classe con loro e la più bella tra le bambine. I bambini passavano insieme le giornata, nei campi, nel pagliaio nella Valle di proprietà del Draghi, la cui moglie e madre di Lia, era la maestra del paese, la maestra Ada.
Se tra i piccoli non c’erano problemi di relazioni e schieramenti, attraverso i loro occhi ed il loro sentire, si vivono le problematiche dei grandi. Le angherie del Draghi, durante la festa per esempio aveva preso di mira un loro amico ed oltre a deriderlo e provocarlo, l’aveva obbligato afferrandolo in malo modo a cantare ad alta voce “Faccetta nera “ perché il padre era socialista. Di tante altre atrocità sarà protagonista, e sarà sempre dai bambini che veniamo a saperlo. Testimoni involontari.

Nel 43 erano ben delineati, nel paese in guerra, i fascisti e gli antifascisti.
Ed è lì che lasciamo: Camillo, Tommaso, Luigi ( orfano affidato a Don Antonio, parroco del paese, antifascista)
Con un salto temporale di 45 anni, ritorniamo al paese e alla Valle, dove attraverso Mara, ritornata in quel luogo dopo anni, attraverso i ricordi ed i racconti di chi vive lì, si ripercorrono i luoghi dei giochi dei bambini. Così viene a galla tutto ciò che, anche per strane coincidenze, ne è stato della loro vita.

Sarà il nipote di Camillo, che si prende cura dello zio, che ci navigherà tra presente e passato, e attraverso i suoi racconti e i fantasmi con cui si sente in contatto, aiuterà a ricostruire quello che avevamo lasciato nel 43. Mara diventa un tramite, si incontrano per caso, lei aveva avuto anni addietro una breve ma intensa relazione con il figlio del Draghi. Attraverso la visita al cimitero troviamo e scopriamo, che ne è stato dei morti e di quelli ancora vivi. Gianni è diventato Don Gianni per esempio, al posto di Don Antonio.
Luca, nipote di Camillo, passa tanto tempo in quella che era la casa di Lia Draghi, ormai distrutta, ma piena di ricordi e soprattutto di un fantasma con cui Luca ha familiarizzato.

Ecco che rimandi al passato, ricordi recenti, e persone ancora viventi, diventato tanti piccoli tasselli che completano a poco poco il paese, i bambini e gli adulti che abbiamo lasciato nel ‘43.
È un romanzo d’esordio molto interessante, proprio per l’intreccio delle storie tra passato e presente, storie commoventi, non sempre felici, soprattutto di quei bambini a cui inevitabilmente ci si affeziona quando li si incontra. Una scrittura lineare, che ti porta dal passato al presente e viceversa, senza far perdere la continuità.
Un bel romanzo, che riesce ad emozionare perché fa entrare nel vivo delle storie e dei personaggi.

Anna