Uno, nessuno e centomila OSTACOLI

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disagi nelle stazioni

Potrebbe sembrare un racconto di inizio secolo o un film dell’avventurosa saga impersonata da Tom Cruise, ma con triste delusione vi devo svelare che si tratta della cronistoria di una giornata tipo della mia complicata e sofferta vita da disabile. Non siamo nel Medio Evo nè tantomeno ad inizio secolo, ma nostro malgrado ci collochiamo nel ventunesimo secolo d.C. e non ci troviamo in un luogo sperduto del nostro amato pianeta, bensi’ in Europa e in particolare nel nord della penisola italiana e precisamente in Liguria, nella provincia di Savona.

Dove, nel periodo invernale le onde del mare fagocitano miriade di surfisti e in estate le sabbiose spiagge attirano gli amanti della tintarella integrale, qui fa capolino la mia citta’: Varazze. Ci credereste se vi dicessi che nella stazione ferroviaria di Varazze non esiste un accesso per disabili ai binari dei treni? Ebbene credeteci, perche’ io, tutte le volte che devo recarmi all’universita’ di Genova sono costretta a vivere una triste eperienza in compagnia di un autista che accompagni me, la mia sedia a rotelle e il mio accompagnatore, sin dentro il vagone del treno.

Ovviamente il percorso che sono costretta ad affrontare è alquanto tortuoso: nei pressi della stazione si arriva in auto, sperando di trovare un parcheggio libero per disabili, perche’ a voi sembrera’ strano, ma lo trovi quasi sempre occupato da quelli del ” scusi non lo sapevo” o quelli del ”solo un attimo e poi mi sposto” o nella peggiore delle ipotesi da quelli che, bonta’ loro, non trovano altro parcheggio disponibile in zona.

Ma tutto sommato il problema del parcheggio rappresenta solo la punta di un iceberg. Certo, perche’ quando tra voi e il  binario si trova una lunga scalinata, anche la carrozzella piu’ caparbia deve necessariamente cedere il passo e, solo la forza muscolare dei proverbiali autista e accompagnatore puo’ abbattere l’impegnativa barriera architettonica della scalinata. Voi direte finalmente siamo arrivati a pochi centimetri dai binari, ebbene si’, ma ci aspetta il prossimo round. Insieme all’accompagnatore e all’autista cerchiamo d’immaginare dove si fermera’ la locomotiva del treno, perche’ a noi, gente impavida su sedia a rotelle ci è concessa la salita sul mezzo locomotore esclusivamente nella carrozza di testa. Poco male, perche’ anche qui, di fronte allo scalone del vagone, la forza muscolare dei miei angeli, mi proietta, insieme alla mia sedia a rotelle e al mio accompagnatore, sul treno in partenza.

La salita deve avvenire in modo fulmineo perche’ potrebbe accadere che l’autista, il quale
gentilmente deposita la mia sedia all’interno dello scompartimento, non faccia in tempo a scendere ed allora ci troviamo sul treno in tre e non in due, come dovrebbe essere, ecco che cosi’ riusciamo a trasformare, per solo due fermate, il nostro povero autista in un passeggero abusivo. Poco male lui tornera’ a Varazze col successivo mezzo, invece io, la sedia e l’accompagnatore continueremo il viaggio fino ai sotterranei della stazione di Genova
Principe.

Sono fortunata nel sapere che grazie al servizio offerto dalle Ferrovie, in precedenza prenotato on line, ho la possibilita’ di usufruire di un ulteriore accompagnatore, il quale gentilmente avra’ la prontezza di prelevare la mia sedia, cosi’ che dopo il gran salto di scalone dal vagone al binario, aggrappandomi al braccio del mio angelo, mi trovo finalmente seduta sulla mia fedele sedia a rotelle. Comincia il lungo percorso di risalita, tra ascensori, comandati a chiave e cunicoli, ci ritroviamo alla luce della piazza antistante l’agognata stazione.

Finalmente siamo arrivati a Genova e il mio accompagnatore saluta me e la mia tutor accompagnatrice e ritorna a Varazze col treno successivo. L’accompagnatrice chiama un taxi per avviarci in facolta’ e per la seconda volta nella mia giornata, mi trovo dentro un auto. Purtroppo qui a Genova le strade s’ inerpicano e dopo un susseguirsi di tornanti arriviamo all’ingresso della facolta’ di Scienze Politiche. Grazie al mio angelo accompagnatore riesco finalmente ad arrivare, tra un ascensore e una lunga scarrozzata con la sedia a rotelle, all’interno dell’aula, al cospetto della mia tutor didattica.

Qualcuno mi ha fatto notare che tutti questi disagi  sono causati dalla mia sprovveduta scelta riguardo l’infelice localizzazione della facolta’ universitaria, ma cosa ci volete fare se a me piace Scienze Politiche e poi, se devo dirla tutta, e’ la prima volta che nella mia vita mi sento integrata in un percorso di studi e circondata da persone che comprendono le mie difficolta’.

Sento il dovere morale di ringraziare gli organizzatori del mio percorso di studi: tutor didattici, tutor accompagnatrice, ufficio disabili ed i docenti sin qui incontrati, perchè l’Ateneo genovese a me sembra una seconda famiglia.
Ah dimenticavo, il ritorno e’ …….un’altra storia.

Ilaria Marasco