Underground

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London underground

Stazione della metropolitana. Cancelletti che si aprono, scale mobili che scendono, corridoi, svolte a destra, poi a sinistra, qualche scalino ed ecco il binario del treno gremito di gente, di tutte le età, che ha fretta di arrivare al lavoro.

Lungo le rive del Tamigi

Il percorso sarà più o meno lungo, ma per tutti sarà nelle viscere della terra. Se mi fermo a pensarci, mi fa un po’ impressione l’idea che per muoversi velocemente da una parte all’altra della città, l’unico modo sia farlo sotto terra.

Dicono che la città nasconda sotto di se’ un’altra città, altrettanto grande. Come se fosse un iceberg, che sotto la superficie dell’acqua nasconde tanto altro.

Arriva il treno e tutti si affrettano a salire. Difficile trovare posti a sedere, perciò ci si aggrappa come meglio si può. Le porte si chiudono, ma prima la voce all’altoparlante avvisa “mind the gap between the train and the platform” che come un ritornello si ripete ad ogni stazione. Il viaggio ha inizio e per me durerà mezz’ora, o poco meno.

Mi guardo intorno e penso che sarebbe interessante fare uno studio approfondito su come la gente passa il tempo in metropolitana.

Stazione della metropolitana di Covent Garden

La stragrande maggioranza dei passeggeri ha lo sguardo basso, gli occhi fissi sui propri smartphone. Tanti hanno gli auricolari, che li isola dal mondo circostante per trasportarli tra le note della musica preferita.

C’è chi approfitta per farsi un pisolino, ma chi attira il mio sguardo è una giovane donna. Non riesco a distogliere lo sguardo da lei. Toglie dalla borsa una busta con i trucchi. Sono troppo curiosa di vedere qual è la tecnica del make up su un treno della metro londinese. Che dondola, come tutti i treni! Inizia con il correttore, poi è la volta delle ciglia quindi tira fuori dalla busta quello strano “aggeggio” che serve per renderle curve; a me in realtà pare più uno strumento di tortura per gli occhi. Poi è la volta del mascara. Con mano ferma e precisa se lo passa prima sull’arcata cigliare superiore e poi su quella inferiore. Prima a destra e poi a sinistra. Senza nemmeno una sbavatura. Io non ci riuscirei mai. Sono esterrefatta e vorrei complimentarmi con lei. Credo ci voglia tanta pratica e anni e anni di esperienza per non fare un mascherone. Poi con tutta la naturalezza del mondo ripone la trousse nella borsetta, il treno si ferma e lei sparisce inghiottita nella folla di londinesi che si affrettano al lavoro.

Edifici multicolor

Nel pomeriggio l’ora di punta (peak time) ovviamente coincide con l’uscita dagli uffici. La metropolitana è piena, siamo come le sardine chiuse dentro una scatoletta. Ad ogni stazione scendono solo poche persone e ne salgono il doppio. Fa caldissimo e più che su un treno mi sembra di stare in un bagno turco: stesso grado di umidità. Sudo e mi manca l’aria. Conto le stazioni, non vedo l’ora di scendere. Ho davanti a me ancora 6 fermate. Alla settima scendo perché incontro un’amico londinese alla stazione di Stratford. Oggi mi va bene, di solito di fermate ne ho ben 11!

La stazione di Stratford è un vero e proprio brulichio di persone, come se fosse un formicaio. Al posto delle formiche esseri umani. Il villaggio olimpico è qui vicino e si stanno svolgendo, proprio in questi giorni, i giochi paraolimpici. Ecco il perché di tanto fermento. Esco finalmente alla luce del sole, aspetto Adam, ci abbracciamo e salutiamo. Sono passati 4 anni da quando ci siamo conosciuti in Argentina. Mi offre una pinta di buona birra inglese, chiacchieriamo e poi le nostre strade si dividono nuovamente. Good luck!