Una grande storia galatinese da conoscere, le Ceramiche Artistiche Garrisi

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Una volta Galatina, nell’immediato dopoguerra, cioè agli inizi degli anni 50′ finiva ad est, proprio all’angolo tra via Soleto con via Della Ceramica, proprio lì c’era l’insegna “ GALATINA ”, che indicava l’inizio della città, questo ci raccontava emozionato l’ex sindaco di Galatina Giuseppe Garrisi. Proprio lì nacque lui e sua sorella nei primi anni 60′ ed il cartello era sempre lì ad indicare l’inizio del paese per chi provenendo da oriente entrava in città. Era da poco finita una guerra che aveva lasciato morte, distruzioni, povertà, lutti e tremende contrapposizioni politiche. Qui Alberto Garrisi, padre di Giuseppe, decise di lanciare una fabbrica artigianale di ceramiche artistiche. Il suo lavoro di bancario era soddisfacente, la sua agenzia di Cutrofiano gli diede la possibilità di conoscere da vicino il mondo della terracotta, forse da lì partì l’idea ed era una buona idea, quella di istituire nei primi anni 50′ una fabbrica di ceramiche artistiche, che all’inizio furono principalmente di arte sacra, poi solo successivamente si aggiunsero altri soggetti. L’idea non solo era buona, perchè giusto era il tempo per farla partire, in un Italia che si stava risollevando da una guerra persa ed andava verso il famoso boom economico degli anni 60′, ma apprezzabile non fu solo l’idea della ceramica artistica, ma anche quella di coinvolgere intorno a se diversi insegnanti dell’Istituto Tecnico d’Arte di Galatina.
Questi professori, in particolare Pietro Mangia, Cisotta ed altri, furono collaboratori stretti dell’impresa Garrisi. Uscirono così bellissime opere, che in un ventennio dal 1954 al 1974 hanno dominato la scena per la loro bellezza ed originalità, per lo studio dei particolari ed i colori vivaci. A metà degli anni 70′ la fabbrica chiude i battenti per una crisi del settore ed anche perchè alcuni soci sostenitori lasciano l’impresa. Alberto Garrisi deve prendere una decisione importante, tenersi il posto fisso in banca, oppure licenziarsi dopo decenni di lavoro per  affrontare da solo la crisi del settore e trovare nuove idee, spunti, condivisioni del rischio di impresa, ma non riesce a trovare dei partner, così malvolentieri chiuderà una fabbrica che aveva dato onore a lui, alla sua famiglia ed aveva reso orgogliosi i galatinesi, che per non dimenticare hanno intitolato la strada dove sorgeva l’antica masseria dei Pappi, poi residenza della famiglia Garrisi, via delle Ceramiche. Infatti subito dopo la casa, sorgeva il capannone della fabbrica di ceramiche artistiche. Rimangono a Galatina ad impreziosire la città, il calvario con la lunetta del portale nel santuario Madonna della Luce. L’incredibile Madonna slanciata, che copre quasi per intero la facciata del Cuore Immacolato di Maria in via Soleto, inaugurata dal cardinale di Napoli Corrado Ursi, amico personale di Alberto Garrisi e del resto della famiglia, fin dai tempi in cui era vescovo di Nardò. Nel racconto di Giuseppe Garrisi vi è il ricordo molto presente delle innumerevoli volte in cui il cardinale Ursi fu ospite del buen retiro di via delle Ceramiche a Galatina. Ogni qualvolta era in Puglia era solito passare alcuni giorni in casa Garrisi. Infine nell’oratorio della stessa chiesa del Cuore Immacolato di Maria, ritroviamo altre ceramiche artistiche in foto, come :  i santi patroni della città Pietro e Paolo, Mosè con in braccio i dieci comandamenti che scende dal monte, ceramiche riproducenti l’ostia consacrata, la resurezzione attraverso la parabola del pellicano, altri importanti segnali come la fontana, dove dolcemente ci si può avvicinare per abbeverare la propria fede, lo spirito santo che discende su di un ancora, simbolo della croce con il grano intorno a ricordare il rinnovarsi attraverso il chicco di grano simbolo di rinascita, speranza, futuro, della natura che si risveglia, che vince il buio e l’immobilità dell’inverno e dunque la morte. Degli altri importanti segnali simbolici presenti nel Calvario galatinese, della storia del vescovo Santader ed altre opere delle ceramiche Garrisi ne riparliamo in un prossimo affascinante articolo.
Raimondo Rodia
Ecco altre foto: