Umberta Di Stefano racconta la sua infanzia, i suoi i libri e i suoi angeli.

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Umberta Di Stefano: la sua infanzia, i suoi i libri e i suoi angeli.

Bentornati amici del Salotto Rosa,

in questo primo appuntamento dell’anno nuovo ospitiamo una scrittrice, una poetessa moderna, conosciuta molto sui social grazie ai suoi scritti ricchi di riflessioni e di emozioni, profonde come quelle che lei prova. Una donna che deve la sua spiritualità grazie anche a incontri con entità eteree ed angeliche che le hanno donato una visione della sua realtà del tutto nuova e quindi, un nuovo modo di approcciare alle cose che le stanno intorno.

Nata a Ceccano, in provincia di Frosinone, il 23 dicembre, Umberta Di Stefano è la donna che questo giovedì ci racconterà sé stessa, tra vita vissuta, angeli, passione per la scrittura e sogni futuri.

Fin da piccola porta il suo nome così “importante”, quasi come un peso, come qualcosa di grosso e scomodo, un fardello da trascinare dietro. Vive un’ infanzia molto complicata, crescendo in una famiglia con ristrettezze economiche evidenti e sentite, a cui si son man mano andati ad aggiungersi episodi di bullismo, abusi sotto i dieci anni da parte di una donna e una violenza a soli tredici anni da parte di un ragazzo. Umberta è stata sempre una ragazzina e una donna molto forte, o credeva di esserlo almeno, fino a qualche anno fa, quando un caro amico le è morto tra le braccia nel giro di 30 minuti.

Da quel giorno la sua forza ha lasciato spazio ad una fragilità tormentata che ha trovato sfogo nella scrittura, e quell’impotenza che alloggiava nel petto fin quasi a soffocarla, si è tramutata in un modo poetico e così riflessivo di buttar fuori le parole, che altrimenti non avrebbe saputo fare.

All’età di 14 anni lascia la scuola, dopo aver frequentato un solo anno di ragioneria, per trovare un lavoretto che le permettesse di contribuire alle spese familiari. Ciò rende Umberta sicura di sé, già grande rispetto ai suoi coetanei, quasi onnipotente per le responsabilità che si assume in ambito domestico. Giunta ai 19 anni mette su famiglia col suo attuale marito, a cui è legata da ben 31 anni fatti di salite e discese e con cui , ben presto, mette al mondo 3 bellissimi figli: Andrea, avuto a 20 anni, Maria Chiara a 26 e Valeria a 29.

Per lei non è facile fare la madre, avendo avuto con la sua un rapporto molto conflittuale, che non si è rasserenato neppure adesso che sua madre di anni ne ha 84, questo perché, a detta sua, è sempre stata la tipica donna comandante, di quelle che vedono le figlie femmine e le donne in generale, come casalinghe e madri soltanto, facendo perciò differenza tra figli maschi, a cui permettono di fare tutto e le figlie femmine. Così è successo nella famiglia di Umberta, dove al fratello minore, a soli 20 anni è stato consentito di volar via in Emilia Romagna per realizzare al meglio la propria vita e che ha amplificato, da parte di sua madre, l’idealizzazione di questo rapporto madre-figlio.

Delle sue difficoltà di adolescenze e dei vari abusi non ne parla con nessuno, per paura di esser maggiormente reclusa e perdere così nuove occasioni di evasione dalle mura domestiche. Con suo padre ha un altro tipo di rapporto: lo ricorda sempre sorridente, buono nell’animo, un buon maestro nelle avversità della vita ma che purtroppo si è ammalato troppo presto, lasciandola per sempre nel 1997, dopo 10 anni di dialisi per insufficienza renale.

Anche da sposata, Umberta si pone come obiettivo quello di rendersi utile e di riuscire a racimolare con umili lavori, purtroppo spesso sottopagati, ciò che serve alla sua famiglia per tirare avanti. Al di là di quello che può essere un motivo economico, ben presto lavorare fuori casa le consente di conoscere gente nuova e di mettersi in gioco sempre, attraverso nuove sfide e nuove responsabilità, fin quando 3 anni fa un’operazione alle ginocchia non la costringe a rallentare, regalandole del tempo in più che la scrittura le assorbe.

La passione per la lettura la stimola a ritagliarsi del tempo per sé e per i suoi adorati libri, come anche la passione per lo scrivere, che inizialmente sfocia in bigliettini di auguri personalizzati  ed in rima, finchè un giorno proprio uno di questi biglietti non finisce tra le mani di uno dei tanti Angeli ( come ama definirli lei) che attraversano la sua vita. Non avendo molta padronanza della scrittura e con poca autostima, dovuta all’abbandono precoce della scuola, la nostra amica non prende mai fino a quel momento in considerazione il fatto di poter raccogliere tutti i suoi scritti e poesie per farne una raccolta. Nonostante tutto, partecipa a dei concorsi on line, volendo mettersi in gioco e conquistare nuovi traguardi.

Nello stesso periodo Umberta sviluppa una vera e propria passione per gli Angeli che la portano a documentarsi e a leggere tutto quanto concerne il loro mondo celestiale, per cercare quelle risposte che il mondo circostante non le ha mai dato. Ben presto arriva a considerarli non solo come creature e presenze eteree, bensì vere e proprie persone umane, che tante volte, casualmente, inciampano sulla nostra strada e ci indirizzano verso qualcosa che lì per lì non sappiamo spiegarci, ma che se guardiamo gli eventi in maniera più approfondita, ne notiamo la loro firma. Sempre secondo l’autrice ciociara, non è facile essere lucidi per comprendere il nostro piano divino più elevato, ma con un cuore aperto e una buona gratitudine, arriviamo a consapevolizzare quale sia davvero la nostra strada, il nostro dono, che spesso poi è la cosa che ci fa più paura realizzare. Parlare di angeli è complicato, poiché oggigiorno se ne fa un uso improprio, per non parlare di chi dei messaggi angelici ne ha fatto un’attività commerciale, pur di arricchirsi le tasche.

Umberta inizialmente osa nel campo della poesia, sconsigliata da molti nello scrivere un’autobiografia, visto che se non hai un nome, la tua storia interessa davvero a ben pochi, e cerca di raggiungere, con grande successo, il cuore di tantissime persone, con i suoi scritti dedicati per lo più alle sue esperienze con gli Angeli.

Nel marzo del 2013 vince la partecipazione alla raccolta di poesie “Viaggi di versi”, mentre cova una sua uscita, autoprodotta, proprio per lo stesso anno, intitolata “L’Angelo che prestò le sue Ali ad una Fenice” che presenta al Castello dei Conti de Ceccano, proprio nella sua splendida città e che viene donato dietro libera offerta a più di 700 persone. Così continua a scrivere ininterrottamente, da mini racconti alle poesie, finchè nel 2016 un suo racconto non viene inserito in una raccolta e-book intitolata “E Poi”, il cui ricavato è stato devoluto interamente ad una biblioteca dei comuni colpiti dall’ultimo terremoto d’Abruzzo. Da cosa nasce cosa e le arriva così la proposta di entrare a far parte prima della schiera dei dieci autori per l’antologia “Dieci gocce d’autore” per “il Viandante” di Arturo Bernava un angelo per lei…. uscita nell’aprile 2017, e poi di pubblicare singolarmente dopo. Inizia così a raccogliere materiale per mettere in piedi il suo libro, con costanza e con amore. Il sogno più grande di Umberta è quello di riuscire a scrivere un romanzo sulla sua vita, dove poter raccontare dei suoi Angeli, sugli incontri avuti con loro, sul percorso fatto da tanti ostacoli che solo con la sua forza interiore ha potuto affrontare sul lavoro, in famiglia e nell’ambiente sociale in generale.

copertina dell’antologia “Dieci gocce d’autore”, edita da Il Viandante.

Ciò che afferma in questa bella testimonianza e che vuole dire a gran voce a tutti voi lettori del “Salotto Rosa” è che gli angeli l’hanno sempre condotta verso il mondo della scrittura, anche quando le sembrava fosse solo un sogno da tenere nel cassetto, loro l’hanno sempre fatta giungere verso chi poteva amplificare e sostenere la sua voce, nascosta tra le righe di un foglio ingiallito e una penna dall’inchiostro stanco, come ama sempre definirla.

Un aneddoto in particolar modo che l’ha portata a credere in queste creature celesti, che si servono di esseri umani per mandarci dei messaggi, è quello che le capita nel 2011, solo per citarne uno. Umberta sul posto di lavoro si rompe il tendine del mignolo sinistro, moralmente sta attraversando già un periodo difficile, che la porta a raggiungere i 145 kg e qualunque sforzo per tornare in forma tra diete e palestre sembra del tutto vano. Il cibo per lei diventa il suo migliore amico, oltre a incarnare quello che lei definisce un meccanismo lento e doloroso di autolesionismo e castigo, quasi una punizione. Arrivata al pronto soccorso, è in preda al panico, essendo per lei le mani importanti quanto la parola, gli occhi o qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Inizia a sentire il parere di vari medici, la maggior parte dei quali considera ormai questa falange persa per sempre, rifiutandosi quindi di mettere le mani per operare. La donna non si da per vinta e sta davvero male per questo piccolo handicap, tanto che inizia a soffrire di vomito e convulsioni alla sola vista della mano sinistra. Tramite il suo datore di lavoro di allora, si reca da un altro medico, molto amico di quest’ultimo, che le dà il recapito di un ortopedico molto bravo che fa studio proprio presso il suo ambulatorio e con cui riesce a prendere appuntamento per il giorno seguente. Lo specialista si presenta da subito molto gentile, giovane e di bell’aspetto, nonché scrupoloso e unico propenso ad operare la sua mano. Attraverso e varie operazioni, tra Umberta e l’ortopedico nasce un rapporto genuino di amicizia e rispetto, tanto che lei decide di affidarsi ancora una volta a lui per mettere in sesto anche il suo ginocchio destro, il più lesionato tra i due. Intanto inizia l’anno 2013 e per sdebitarsi Umberta lo omaggia di doni piccoli e delicati, come delle porcellane raffiguranti angeli, a cui allega biglietti scritti con rime simpatiche e talvolta anche ironiche: è la prima volta che fa regali di questo tipo. Viene ben presto il giorno dell’operazione al ginocchio, quando molti inservienti e personale infermieristico la fanno sentire a disagio per la sua mole, arrecandole non poco malessere psicologico.

Il giorno delle dimissioni, il suo caro dottore le va incontro con un sorriso dolcissimo e con poche parole che bastano a farle sciogliere quel nodo in gola che ha ormai da troppo tempo e che la fanno sentire capita, abbracciata, voluta bene: “Sei una bella donna, ancora giovane, perché non ti vuoi bene? Tu devi iniziare a volerti bene!” in vita sua nessuno finora si era posto così con lei, con tanta bontà ed apprensione, con la scrupolosa e essenziale presunzione che ha solo chi davvero riesce a guardarti dentro e a volerti bene davvero.

Appena finita la riabilitazione, forte di quelle belle parole, Umberta si reca con convinzione da una nutrizionista e, con impegno e volontà, riesce a perdere 50kg in 2 anni.

Riflette spesso su quelle coincidenze e ci vede un segno divino: un dito rotto, nessun medico disposto a operarla, il datore di lavoro che le presenta un amico dottore e l’incontro con l’ortopedico-angelo. Un rapporto di lavoro poco soddisfacente che dopo soli 6 mesi le porta a farsi male ma ad incontrare, grazie a quell’occasione sfortunata, un angelo custode. Strano è anche il fatto che il rapporto di lavoro si interrompe dopo 4 anni, strano è il fatto che questo medico resta a lavorare in quello studio giusto il tempo necessario per conoscere ed aiutare Umberta, dopo di chè va via, strano è il fatto che lei  oggi lavora non più come operaia ma come scrittrice a tempo pieno, rivelando la sua vera indole.

Adesso che sta preparando il suo  quarto libro, la scrittrice di Frosinone è convinta più che mai che quello che noi chiamiamo un “caso” non è che un nuovo biglietto per una nuova destinazione. Ha capito che scrivendo si può imparare a esprimersi sempre meglio e che grazie alle parole si può dare e trasmettere tanto.  Così come quel medico angelo che con le sue parole, le danno la chiave per entrare nel mondo della scrittura a cui aspira da tempo e la forza necessaria per cambiare la sua vita, per risorgere finalmente,  iniziando dal suo corpo, passando per il suo lavoro e iniziando ad amarsi davvero.

A noi non resta che augurare a Umberta Di Stefano un grande In bocca al lupo!!!

Giorgia Linho