Troppi selfie uguale problema

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Ego, siano in un mondo pieno di ego. Soprattutto con l’avvento del social network la voglia di mettersi in mostra è lievitata oltre misura. Qualcuno lo definisce uno dei più grandi nemici che l’Umanità si trova ad affrontare nel XXI secolo. Per me, forse, è un po’ esagerato come assunto, però certi casi che si vedono sul web e sui social in effetti rasentano il patologico.

L’ ego di ognuno di noi o di molti sembra essersi fatto incontinente e presente ovunque e partendo dai nostri smartphone viene comunicato al mondo ogni ora, persino ogni minuto, si presenta di continuo, si esalta, si autoproclama. Signore e Signori il selfie, ovvero il narcisismo elevato a se stesso, l’ego davanti a tutto e tutti.

Va detto che in inglese, la parola Selfie suona praticamente identica alla parola Selfish, che significa Egoista, rendendo chiaro il grande equivoco alla base della moda del momento, improntata alla massima autocelebrazione personale.

Non avrai altro dio all’infuori di te

Sembra questa la frase riassuntiva di questa mania. Non sempre per fortuna è così, però è innegabile che molti abbiano un po’ perso il senso della misura. Il fatto è che c’è poco da ridere, perché la cosa sta sfuggendo di mano e le conseguenze sono visibili a tutti, siamo invasi da selfie o autoscatti di ogni genere.

Molti considerano il selfie un gesto sbagliato, ritenendolo non un semplice atto di narcisismo, ma un atto di narcisismo elevato al quadrato, un crogiolarsi nascondendo il vuoto che abbiamo dentro.

Dal mio punto di vista è ovvio che non ci sia nulla di male a scattarsi una bella foto e anche a mostrarla. È tutto il contorno che è malato.

Una ricerca dell’Università dell’Ohio evidenzia come gli utenti di Instagram che postano più fotografie di se stessi, mostrano spesso anche sintomi di psicopatologie legate alla personalità, oltre ad una buona dose di narcisismo.

Tutto ciò è spesso sintomo di profonda insicurezza L’abuso dei selfie, secondo i ricercatori dell’Ohio, dimostrerebbe una tendenza al concentrarsi sull’apparire piuttosto che sull’essere. Questo solitamente è tipico in individui particolarmente deboli e può innescare disturbi come l’anoressia e la bulimia, per esempio.

Elsa Godart nel 2016 ha pubblicato un libro sull’argomento intitolato Je selfie, donc je suis, che in italiano potrebbe suonare come “Selfo, dunque sono”, la componente più forte del selfie è la contraddizione. Elsa é una psicoterapeuta e cerca di fornire una sua spiegazione a questa mania dilagante.

Una vera e propria ansia di rassicurazione dunque pervaderebbe tutti quanti i selfisti seriali, una rassicurazione che può saziare solo con i like. E questa è la parte forse più “malata” di questo fenomeno.

In pratica accade come al gioco d’azzardo, pubblicato un selfie poi la nevrosi si amplifica e si pensa già al selfie successivo un po’ come la malattia del gioco con le puntate seriali.

Insomma si tratta di nevrosi, psicopatologie, disturbi della personalità, totale dipendenza dall’approvazione altrui.

In pratica la fiducia tra il singolo e la comunità si azzera e spesso si scatenano poi, correlati al selfie, tutti quei fenomeni di hate speech compulsivo e ripetuto, di cattiverie gratuite e di totale perdita di ogni genere di autorevolezza e si finisce per minare la società alle fondamenta.

Ci caschiamo, ci siamo cascati e ci cascheremo tutti ma forse vanno fatte distinzioni tra chi si scatta simpatici autoscatti da chi passa le giornate a pianificare il prossino selfie in modo maniacale..e sono tanti, molti di più di quel che sembra.

Lorenzo Dati 

SMALL THINGS GREAT EMOTIONS