Paolo Sorrentino. Hanno tutti ragione

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Paolo Sorrentino
Hanno tutti ragione

Se non si focalizza bene il personaggio protagonista del romanzo, Tony Pagoda, la lettura del libro può risultare noiosa, ripetitiva, senza capo ne coda.

L’autore del romanzo, Paolo Sorrentino, è certamente noto ormai universalmente, per essere il regista de “La grande bellezza”, il film vincitore del premio oscar come miglior film straniero nel 2014. Sorrentino ha diretto, una decina di anni fa, un film intitolato “L’uomo in più”, con protagonista Toni Servillo che interpreta un cantante neomelodico napoletano, Tony Pisapia.

Ecco, questo personaggio è alla base del personaggio di Tony Pagoda, anzi è lo stesso personaggio; stesso nome e cognome con la medesima iniziale. Infatti, nelle pagine finali di questo romanzo, ci sono i ringraziamenti di Sorrentino che scrive letteralmente “…Toni Servillo. Il suo viso, sormontato da una parrucca rossiccia e da Ray-Ban azzurrati, ha guidato la creazione di Tony Pagoda.”

Questo è un libro che va gustato piano. E’ un concentrato di pensieri e riflessioni per i quali è necessario fermarsi spesso per assimilare ciò che si è letto. Ma non è un libro pesante, il ritmo è incalzante, ricco di avvenimenti ma più che altro di dialoghi illuminanti, dove Paolo Sorrentino snocciola tutta la sua visione della società moderna, scavando nelle profondità dell’animo umano.

Il risultato è un quadro amaro e grottesco, dove emerge l’uomo in tutta la sua miseria, contrapposta ad una continua ricerca della felicità e dell’amore nonostante tutto.
Il protagonista è un prototipo di tutto questo: un cantante melodico, che ha avuto successo, cocainomane, donnaiolo, spregiudicato, ma anche capace di piangere, commuoversi, innamorarsi nel più profondo del cuore.
Tony Pagoda è il protagonista e il narratore della sua vita. Una vita eccessiva, fatta di concerti musicali, di cocaina, di amanti e prostitute, dove lui si racconta… e racconta la sua visione della vita, attraverso aneddoti ed elucubrazioni mentali.

Ne emerge una visione mediocre della vita, dove nonostante i piaceri apparenti di cui Tony gode, il protagonista galleggia in una vita “povera” fatta di pochi ideali, dove la visione delle cose che lo circondano, è sempre molto limitata e forse un pò semplicistica.

Se l’intento di Sorrentino è suscitare nel lettore una sensazione di disagio , ha fatto centro.
Tony ad un certo punto della sua vita prende e va in Brasile e ci rimane per vent’anni per poi tornare in Italia . Se ne va perchè sente che qualcosa dentro lui sta cambiando, vuole tagliare con la sua vita passata, si vuole isolare da tutti e da tutto.
Poetico il finale, dove per trovare umanità e felicità, Tony si rifugia in un ricordo del passato, in un preciso momento, che seppur lontano, è in grado di riempirgli il cuore di felicità e di dargli finalmente un pò di pace.
La scrittura di Sorrentino è cruda , ironica, essenziale (a volte un pò troppo per i miei gusti), ma per dipingere un personaggio come Tony non poteva, probabilmente, fare altrimenti.

Anna