Sorj Chalandon. La quarta parete

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Sorj Chalandon
La quarta parete.
Premio Terzani 2017.

A cura di Anna Cavestri

Più che un romanzo, questo libro è una Tragedia, sebbene non ci siano tutti i canoni della Tragedia greca, molti punti sono in comune.
Agli inizi degli anni ’80, a Parigi, durante il maggio francese, in un aula universitaria, si conoscono Georges, parigino ricercatore di storia e Samuel Akunis, regista greco, scappato dalla dittatura.
In Libano, invece, infuria la guerra, ed è lì che Sam, regista di origine ebraiche vuole rappresentare l’Antigone, quale elemento sia di inclusione delle varie fazioni religiose (ogni religione avrà un ruolo ) sia di liberazione del conflitto.

Non è l’Antigone di Sofocle , ma quella di Jean Anouihill, un atto unico scritto nel 1941, ispirato alla Tragedia di Sofocle, scritto durante l’occupazione nazista in Francia. Qui l’autore rielabora il mito adattandolo alla situazione storica che sta vivendo. Antigone, non è soggetta alle leggi divine, agisce per sé, si avvia anch’essa alla morte, ma con dubbi e paure.

Sam, si ammala gravemente, non può proseguire la regia e chiede all’amico Georges di portare a termine il progetto già iniziato: mettere in scena l’Antigone tra le strade di Beirut, straziate dalle lotte intestine e sotto il fuoco dei cecchini.
George, nel frattempo si è spostato, ha una bambina piccola, è un marito e un padre presente e premuroso, pur conscio del pericolo e dei rischi accetta di aiutare l’amico.
Per mettere in scena la tragedia ha patteggiato una tregua di due ore e messo insieme un cast che da voce a ciascuna delle parti in campo.

Antigone canterà la nostalgia della terra di Palestina, Emone brucerà dell’amore di un Druso, Creonte, re di Tebe e padre di Emone, un marionita, infine le guardie, tre fratelli sciiti.
L’idea era quella di spogliarli per qualche ora delle loro appartenenze, per ergersi col teatro, in una notte di tregua senza bombe, sul proscenio di un cinema, il Beaufort, ormai diroccato.
La guerra, però, non da tregua ed in mezzo alla guerra più agghiacciante e terribile, viene a trovarsi Georges.
Una vera tragedia totale, assoluta, piena di morti, nella quale a crollare saranno tutti, personaggi e attori, pubblico e regista.

Tutto un dramma, sono i giorni tragici di Sabra e Shatila.
Non è tornato indenne dalla guerra Georges, ha visto bambini saltare in aria, donne seviziate e massacrate, quelli che erano diventati i suoi amici, e lui stesso ferito gravemente, ha avuto gravi conseguenze fisiche ma soprattutto psicologiche.
Rientra a Parigi, ma niente è più come prima, lui non è quello di prima. È una tragedia.
È crollata “la quarta parete ” (in teatro è una facciata immaginaria, un muro che protegge i personaggi, per alcuni un rimedio contro il panico, per altri il confine del reale )
Il libro è ambientato del Libano della guerra civile, negli anni ’80, non è un reportage di guerra (sebbene l’autore sia un reporter ) ma un libro sulla guerra, sulla sua potenza, sul suo impatto nel quotidiano di chi la vive di tutti quelli che anche se non coinvolti ne vengono risucchiati, come Georges.
È duro e feroce questo libro, una finestra aperta sulle mostruosità delle guerre.

Non lascia indifferenti, anzi.