“Sono guarita dall’anoressia grazie solo alla mia forza di volontà “. Al Salotto rosa la storia di Assunta.

0
1014

Buongiorno carissimi lettori della rubrica al femminile “Il salotto rosa”. Oggi riaffronteremo il tema dell’anoressia grazie ad una nostra amica, Assunta, che ha deciso di parlarci a cuore aperto del suo problema e della sua rinascita.
Prima di passare a lei la parola vorrei fare il puno della situazione su questa malattia: come già accennato in uno degli articoli precedenti, ricordiamo che l’anoressia è in sintesi una mancanza di appetito, sintomatica spesso di altre malattie, che si distingue dall’anoressia mentale o nervosa, per la sua natura prettamente psichiatrica, il cui rifiuto del cibo è solo uno di molti disturbi somatici e psichici. Secondo un articolo de “La Repubblica”, le patologie legate all’alimentazione, tra cui bulimia e binge eating, cioè alimentazione incontrollata, sono esplose alla fine degli anni Novanta e ne soffrono più di tre milioni e mezzo di persone. I casi all’anno sono circa 8.5000 e solo il dieci per cento di essi riguarda soggetti di sesso maschile. L’età dei primi sintomi scende sempre di più, mentre il numero delle vittime cresce: si stimano più di 3000 morti l’anno.

Spesso il ricovero forzato è solo un pallaiativo, ma evita che accadano tragedie. Questi disturbi sono una droga, una dipendenza, e per l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, sono considerati la seconda causa di morte per le adolescenti, dopo gli incidenti stradali. Il 20 per cento dei casi di anoressia riguarda bambini addirittura di età compresa tra gli 8 e i 14 anni!
Purtroppo esistono anche dei siti, app e pagine social Pro-Ana e Pro-Mia, che stanno per pro anoressia e pro bulimia, che aiutano le ragazze a mantenere un controllo ossessivo sul proprio corpo, tramite consigli su come eludere i controlli dei genitori e come procurarsi farmaci per perdere peso. Grazie a molte segnalazioni fatte alla Polizia Postale sono diminuiti.

Questa è la storia di Assunta che racconta:
“Oggi di anni ne ho soli 21 e due anni fa, purtroppo, sono entrata nel baratro dell’anoressia. Ognuna di noi ha un motivo ben preciso che la porta ad ammalarsi, e un obiettivo da perseguire. Il mio era quello di autodistruggermi, forse volevo attirare l’attenzione di qualcuno, tant’è che desideravo vedere il mio corpo prosciugarsi, per far sì che il mio dolore si vedesse anche al di fuori.

Ho iniziato in maniera semplice, leggera, senza esagerazioni: ho ridotto le porzioni dei pasti, fin quando poi man mano, il mio stomaco non è divenuto così piccolo da farmi sentire piena subito, qualsiasi cosa mangiassi, spingendomi a ridurre sempre più le quantità da ingerire. Mi recavo a scuola saltando la colazione e la merenda, così come in palestra, non toccavo mai mai nulla, camminavo e correvo tantissimo. Iniziai a prendere l’abitudine di pesarmi costantemente e quando la bilancia mi segnalava un calo ne ero soddisfatta!
Persi così in poco tempo 10 chili, le ossa del mio bacino iniziavano a vedersi in modo chiaro, mentre le braccia si rimpicciolivano e le costole venivan fuori.

Passavo la maggior parte del mio tempo a guardarmi allo specchio: più mi si vedevano le ossa e più mi sentivo meglio. Era inverno e grazie a un maglione largo e grosso, nessuno poteva accorgersene e quindi intromettersi e rimproverarmi. Sul cellulare conservavo con orgoglio una cartella di fotografie che ritraevano le mie ossa, che scambiavo felicemente con altre ragazze nella mia stessa condizione, facendo a gara a chi fosse più magra. Vincevo sempre…
Ogni giorno mi pesavo e ogni giorno constatavo di aver perso qualcosa. Il mio stomaco poi era super, mi permetteva di mangiare un biscotto solo ogni tre giorni, permettendomi di perdere complessivamente 23 chili e arrivando a pesarne 37!

Ero allora una ballerina e mi esercitavo per varie competizioni tutti i giorni ma il mio corpo iniziò a cedere: il mio cuore non reggeva più alcuno sforzo procurandomi svenimenti e pallore, erano sempre meno le forze che mi restavano per camminare e correre, come facevo inizialmente. Il sol fatto che tutti mi dicessero di esser dimagrita mi dava la forza necessaria per continuare.

Foto di Assunta, uscita a testa alta dal tunnel dell’anoressia.

Arrivò anche l’estate e non potevo più nascondermi. Evitavo sempre di più i pasti trovando nuove scuse per non pranzare assieme ai miei, grazie all’ appoggio e ai consigli dei gruppi “Pro-Ana”, in cui ci incitavamo e incoraggiavamo a vicenda a non mollare. Alcuni di loro se confessavano uno sgarro venivano puniti e spinti a vomitare tutto subito. Ti dicono che per riuscire a non mangiare nulla a tavola devi pensare ad altro o fare altro, tipo metterti un elastico al polso e giocarci…cose assurde.
La mia famiglia era sempre più preoccupata, il mio dimagrimento sempre più eccessivo e il mio carattere molto peggiorato: ero diventata scontrosissima.
Non mangiando ero sempre più nervosa, diventavo spesso cattiva, non capendo chi davvero volesse aiutarmi, per il semplice motivo che non vedevo nulla altro oltre me stessa e il mio non voler mangiare.

Sono entrata nel circolo vizioso dove non riuscivo a venirne più fuori. Era tutto come una droga da cui non riuscivo a disintossicarmi, non mi accorgevo di esagerare per il semplice fatto che nello specchio mi vedevo sempre lo stesso, mentre il mio corpo stava cambiando drasticamente. Per questo mi arrabbiavo con chi mi provava a dirmi che fossi anoressica e quindi malata. Non mangiavo ma stavo bene, mi dicevo.

I miei mi portarono da un gastroenterologo il qualche, appena mi vide, mi esortò a rivolgermi più che altro ad uno psicologo e, dandomi un pizzico sulla pancia, mi consigliò di iniziare a mangiare. Andammo via tutti assieme ma poiché nellos tudio medico ero entrata da sola, raggiunsi i miei dicendo loro che per il dottore era tutto a posto.

Continuai così la mia vita tra un digiuno e l’altro, sempre più nervosa ed arrabbiata, fin quando mia sorella, a cui sono legatissima, mi disse che non reggeva più questi miei comportamenti che le procuravano troppa sofferenza. Iniziò ad urlarmi contro, a dirmi che avevo solo un mese di tempo per mettere su qualche chilo, altrimenti mi avrebbe fatta rinchiudere in una clinica. Mi vietò di continuare con il ballo e ogni giorno, portandomi di fronte a uno specchio, mi rimproverava di essere troppo magra, brutta, senza alcuna forma, mi diceva che non avrei potuto indossare un bel vestito, un paio di pantaloni, avendo una taglia di bambina, quando invece ero una donna. Mi portava nei negozi facendomi provare degli abiti, convinta che mi fossi resa conto che nessun negozio avesse ormai più la mia taglia. Piangevo nei camerini, piangevo a dirotto, perchè tutto mi calzava male, aveva davvero ragione lei, facevo schifo!

Mi ero distrutta da sola, era vero, ma era arrivato il momento di prendere in mano la mia vita. E così è stato. Non è facile per me neppure oggi, così come non lo è per tante altre ragazze: ci sono tante ricadute ancora oggi, bisogna essere forti, coraggiose e tenaci per riuscirci.
Mia sorella è stata il mio angelo, senza di lei non ce l’avrei mai fatta: mi portava solo cose che sapeva amavo mangiare, ad esempio mi comprava lasagne cinesi, panini al Mc, mentre io mi sentivo più serena, non avevo più paura di nutrirmi. Il mio stomaco a poco a poco si ingrandiva, anche se era difficile mettere su chili, poiché bruciavo tutto subito, l’importante era comunque ingerire qualcosa di nutriente.

Oggi ho ripreso una decina di chili, ho di nuovo le forme di una donna e mi piaccio tantissimo. Ho inoltre capito che la vita è imprevedibile, le sofferenze sono sempre dietro l’angolo, arrivano e distruggono in un batter baleno tutto ciò che hai costruito finora. Bastano quelle che ci capitano, non c’è bisogno di andarcene a cercare altre.
Vorrei dire a tutte le ragazze che ci leggono che l’anoressia porta sempre cose negative, non porterà in nessun caso a qualcosa di buono, ci sono troppe ripercussioni sul corpo che lo sfiancano.
Mangiate! Nutritevi! Aprite gli occhi, prima che sia troppo tardi! Tirate fuori la leonessa che è in voi e tiratevi su”.

E noi non possiamo che augurare a tutti coloro che sono in questo tunnel, una pronta guarigione e ringraziare Assunta per la bellissima confidenza che ha fatto a tutti noi, con il nobile intento di portare alla luce tantissime persone che, ne siamo sicuri, ne faranno tesoro.

 

A giovedì 22.

Giorgia Linho