Nel cuore di Parabita, le sorprese di palazzo dei Veneziani

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Mi ritrovo a Parabita, di nuovo a camminare tra i suoi vicoli, le corti e gli abbaglianti palazzi abbarbicati sulla collina intorno al castello. Siamo nella parte centrale del borgo medioevale che appunto si è sviluppato tra il potente castello e la matrice. Proprio a due passi dalla chiesa matrice mi aspetta il mio amico Fabio, il nuovo proprietario del palazzo dei Veneziani, grazie a lui il palazzo tornerà a parlare veneto.tartara La tradizione racconta che questo palazzo era dei Bellisario che appunto avevano origini venete, lo stesso palazzo, di chiara struttura cinquecentesca, confermata da un epigrafe interna posta sopra ad una finestra datata 1545 è conosciuto come Palazzo dei Veneziani. A rafforzare il cordone ombelicale con Venezia all’ingresso vi è un edicola votiva dedicata a S. Marco Evangelista, il santo della Serenissima, oggi però la statua seicentesca si è volatilizzata. Probabilmente il palazzo apparteneva ai Giubba una cui figlia, Ippolita, nel 1702 aveva sposato Giacomo Bellisario, secondo la storia locale i Bellisario erano una famiglia di magistrati e dottori in Fisica. Uno dei figli di Giuseppe Bellisario, Nicola, fu valente medico e sua moglie Angela Castrignanò, rimasta vedova, vi tenne all’interno del palazzo una bottega lorda, un locale con il diritto di privativa spettante all’Università, generalmente offerto all’asta al migliore offerente, per la vendita a prezzi controllati, oggi lo chiameremo un hard-discount, di prodotti di prima necessità come olio, formaggio, ricotta, salami e pesci affumicati, alle persone povere e bisognose.ingresso-parabita Ma per i numerosi debiti la casa fu posta in vendita ed acquistata dai Cataldi. Successivamente venne in possesso di Michela Liguori che vi tenne una licenza di sali e tabacchi, che molti ancora ricordano con accanto, il bar di Ugo Marrocco. Ma voglio fare un passo indietro, all’epigrafe interna, che molto può spiegare della storia del palazzo, anche se la stessa rimane monca e per certi versi indecifrabile. Potrebbe essre un monito apotropaico rivolto agli empi, forse l’epigrafe del 1545 racconta dei Tartana un antica e nobile famiglia, originaria del Veneto, i nomi dei suoi componenti si trovano soprattutto ricordati in contratti di acquisto di terre e case. Si annovera in questa illustre casata personaggi di elevate virtù. Capostipite di questa famiglia è, secondo lo storico F. Schroder, Riccardo, signore di Pordenone. Ma le prime sicure notizie di essa risalgono soltanto ad un Giovanni, di Girolamo, vissuto in Venezia agli inizi del secolo XV. Ma la famiglia potrebbe essere anche quella dei ” Tartara ” anch’essa casata antica ed illustre, collocata fra le famiglie nobili della città di Roma.matrice-parabita Insomma il nostro palazzo nel cuore di Parabita nasconde importanti e celebri personaggi. La riprova che ci troviamo in un luogo che ha fatto la storia locale, lo racconta l’impianto tante volte rimaneggiato del palazzo, l’epigrafe, i dipinti presenti sulle scale ed all’interno del palazzo, ma quello che sorprende è lo scrigno nascosto e poco conosciuto della cripta. Si accede oggi dal cortile interno e rimangono sulle pareti tracce di affresco, infatti la cripta ha subito danni nel corso dei secoli. Al suo interno troviamo dipinti staccati oppure bruciati, a ricordare i vecchi fasti rimane un santo orientale con la barba lunga che ci guarda sorpresi, poi i resti di gradino sedile, colonne e luoghi murati fanno di questo posto un luogo ancora tutto vergine da scoprire. Il palazzo dopo varie vicissitudini, durante il ventennio fascista, divenne anche un albergo, tenuto da una certa signora Rita, meglio nota come “ a Rita te l’albergu ”. Il palazzo oggi in ristrutturazione offre al suo interno bellissime sale voltate a stella o a botte, una balconata coperta, abbellita da grandi arcate a tutto sesto che si affacciano in una loggetta interna. Il palazzo offre una vista magnifica, dalle sue terrazze si gode la vista dell’intero borgo parabitano e presto grazie a queste amorevoli cure tornerà a risplendere della bellezza e gloria del suo passato. Un plauso sincero a Fabio Grison che farà rinascere questo bellissimo palazzo come una novella araba fenice che risorge dalle proprie ceneri. 

Raimondo Rodia