Misteri e leggende tra Romagna e Montefeltro

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Torri, spuntoni, rocche, luoghi inospitali arrampicati su colline monti e calanchi, osservandoli nelle varie stagioni, soprattutto in autunno, i luoghi posti in tutta quell’area che confina tra Romagna e Montefeltro suscitano un fascino misterioso.

La leggenda di Azzurrina, gli enigmi sul personaggio di Cagliostro, le mille grotte di Santarcangelo e i misteri di Saiano, le mille pievi, fortezze e rocche medioevali rendono quest’area unica.

È l’entroterra riminese, di cui si parla spesso ma mai pienamente valorizzato dal punto di vista turistico, a vantaggio della costa.

San Leo, Pennabilli,Talamello, Torriana ma anche Saludecio, Mondaino, Gradara, Montegridolfo. Tutta l’area di confine tra Romagna, Marche e Montefeltro merita grande attenzione.

Limitandosi in questa occasione ad un rapido viaggio nell’area del fiume Marecchia, la cittadina di Santarcangelo, per chi non conosce queste zone, posta lunga la strada tra Rimini e Cesena, è sempre ricca di fascino e storia sia per chi ci vive sia per chi la vede per la prima volta.

Stradine, vicoli, salite, palazzine ben tenute, ristoranti, osterie e botteghe. La Piazza Ganganelli con l’arco è il ritrovo e il luogo centrale delle fiere più importanti e delle manifestazioni come la fiera dei Becchi o di San Martino, quella ornitologica o la rassegna estiva dedicata al teatro e ai performers.

La piazza risale al 1700 e l’Arco che ne è il simbolo risale al 1777 ed è dedicato a Papa Clemente XIV originario del posto. Il mistero di Santarcangelo restano le sue cento grotte scavate nella roccia e nel tufo. Erano magazzini o luoghi di culto prima pagani poi cristiani? Il dubbio vive tuttora. Le grotte sono poste sotto l’abitato, tra tufo e argilla.

La prima menzione di esse si ha nel XV secolo. Nel 1936 L.Perdetti ne disegnò una mappa. Si trovano nel versante orientale del Monte Giove, su cui sorge Santarcangelo. Hanno forme diverse, alcune hanno volte a botte o crociera alte 2mt circa con i corridoi che conducono a nicchie quadrangolare o circolari.

Foto di Keith Cox

Queste sembrano le più antiche di derivazione paleocristiana. Sembrano dedicate a riti celtici o di derivazione orientale, del dio Mitra. Secondo altri studiosi si tratta di sepolcri etruschi. Le grotte meno complesse invece sembra fossero via di fuga di epoca malatestiana e comunque anche durante la seconda guerra mondiale furono sfruttate dalla popolazione locale come rifugio.

La stessa rocca posta sulla collina contende secondo alcuni a Gradara la leggenda di Paolo e Francesca, i due amanti della Divina Commedia scoperti e uccisi da Giangiotto Malatesta, marito di lei e fratello di lui.

Il convento dei Cappuccini e la chiesa della Collegiata sono altri due edifici importanti. A pochi chilometri anche Poggio Berni ha i suoi luoghi meritevoli di visita. Palazzo Marcosanti, uno dei palazzi dei malatesta meglio conservati. Utilizzato oggi anche come luogo di cerimonie e matrimoni non era una vera e propria fortezza. La zona era già protetta a sufficienza da Verucchio, Torriana e Santarcangelo. La funzione era più residenziale. Anche Palazzo Tosi, Palazzo Astolfi e Palazzo Borghesi sono di pregio.

Poi c’è Torriana (vedi foto principale), che oggi fa comune unico, proprio con Poggio Berni. Torriana si trova in cima ad una rupe a 337 mslm. Strategica per via del panorama che spazia su tutta la costa è abitata dai tempi degli Etruschi, possiede una rocca è una torre del 400. Collegato a Torriana è Montebello, uno dei luoghi più misteriosi in Romagna e non solo. Il suo castello molto ben conservato è sede della leggenda di Azzurrina. Vi invito a leggere il nostro articolo dello stesso scorso anno al riguardo. (La leggenda di Azzurrina )

Tornando indietro ma svoltando a destra prima di Torriana si scende verso il fiume Marecchia e a destra si trova il Colle di Pietracuta col suo castello del X secolo costruito anche questo su uno sperone roccioso, la Pietra Aguzza.

Si percorre la strada lungo il Marecchia finché un paio di km dopo svoltando a sinistra si può prendere la strada per San Leo. San Leo è un gioiello di storia e mistero, uno dei più bei borghi a livello nazionale  Si accede attraverso una strada scavata nella roccia e già questo è particolare.

Foto di Edoardo Bernardi

Il borgo anche per questo è sempre stato difficile da vincere ed espugnare. Ad un’altezza di 589 mslm,  ha il suo fulcro nella centrale Piazza Dante, dalla struttura non regolare, dove sorgono: Palazzo Municipale  nonché ex residenza della famiglia Montefeltro, Palazzo Nardini che ospitò San Francesco e il Palazzo Mediceo. E ancora, la Pieve Romanica, davvero bella, del X secolo posta su un enorme roccia. Poi la Torre Campanaria e la splendida Cattedrale di San Leo. Una ricchezza enorme racchiusa in poche centinaia di metri. A 639 mslm più in alto spicca il Forte Rinascimentale.

Nel medioevo era famoso come fortezza inespugnabile e poi anche come carcere di sicurezza, considerato invalicabile. Qui fu rinchiuso Giuseppe Balsamo di Palermo meglio conosciuto come Conte di Cagliostro. Un personaggio tra i più misteriosi della storia, membro e sostenitore della massoneria, accusato di pratiche esoteriche, la sua storia è  ricca di dubbi, aneddoti, leggende, dicerie. Anche qui se volete potete conoscere di più su San Leo e Cagliostro da un nostro precedente articolo (San Leo e Cagliostro)

Tornando verso la costa adriatica a pochi chilometri come non citare Verucchio, la vera culla della potenza dei Malatesta. La piazza dedicata proprio alla potente famiglia dove si trova il Palazzo Comunale ne è il centro. Da qui parte la salita fino alla Rocca del Sasso, del XII secolo, così chiamata perché costruita in cima ad una rupe. Da qui è visibile un panorama mozzafiato sulla pianura e la costa.

Proprio qui nacque Mastin Vecchio, uno dei capostipiti della famiglia malatestiana. La sala grande, il mastio, le segrete e alcune stanze sono visitabili. Interessanti e di pregio a Verucchio anche la Pinacoteca comunale, la Torre Civica, il Torrione delle Mura, la Porta del Passarello.

Ma questo è solo un viaggio veloce e senza pretese, l’entroterra merita molto di più.

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