La storia del Bosco delle Fate si arricchisce di un nuovo capitolo

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Importante per la crescita della ragazza fu il cerchio di Luce che si svolse nel giorno del suo compleanno, in una radura pinetata posta al centro del sacro bosco di querce. I Pini sacri erano anche loro disposti in cerchio.

Vennero usate gemme preziose, la più grande ad indicare il Nord. Poi ognuno dei partecipanti ebbe una pietra del destino ed attraversò la porta degli Dei, quella rivolta al tropico del Cancro, con il suo carico di esperienze umane con la pietra in mano ognuno attraversò la porta e segui la ragazza e i due sciamani al sacro bosco di querce.

Tutto questo non prima di aver superato la prova della porta dei ” Puri di Spirito ” da lì passava solo chi era perfettamente puro. Durante il rito i partecipanti appreserò parte dei segreti del bosco sacro. La ragazza cresciuta all’interno del sacro luogo conosceva tutti i segreti del ” Bosco delle Fate ” divenuta una bellissima donna, venne chiamata dal feudatario del vicino casale di S. Pietro per costruire, proprio alle porte del casale, il più grande, il più imponente, il più maestoso Tempio che mai fosse stato dedicato a Dio e alla fratellanza degli uomini, per la mole del lavoro e della manodopera impiegata. La giovane donna si trovò ad affrontare grosse difficoltà in questa grande impresa cercò quindi di semplificare il lavoro dividendo i lavoratori in tre classi: apprendisti, compagni e maestri e stabilì una parola segreta per distinguerli.

La paga dei lavoratori dipendeva dalla qualifica, ognuno delle qualifiche conosceva una parola segreta che consentiva agli impiegati di pagare il loro valore e fu per questo che tre dei compagni, per ottenere la paga dei maestri, senza esserne degni e senza aver superato la prova, si nascosero una sera nel cantiere del Tempio, dove la ragazza, durante la pausa di lavoro, soleva passeggiare di notte per constatare i progressi della mastodontica opera. I tre compagni per carpirgli la parola segreta la colpirono coi loro attrezzi: il primo (Jubullum) lo colpì alla gola con una regolo di ferro, il secondo (Jubella) al cuore con una squadra ed il terzo (Jubello) alla testa con un piccolo maglio. Nonostante tutto, la ragazza non svelò la parola segreta e morì mentre cercava di fuggire dalla porta posta ad oriente. Non vedendo il capo mastro, di cui il feudatario era ormai perdutamente innamorato ordinò a 9 maestri di cercarlo. Con enorme dispiacere il cadavere della ragazza venne ritrovato grazie ad un ramo d’acacia infisso nel terreno nel punto in cui gli assassini avevano seppellito frettolosamente il cadavere. Il re visibilmente rattristato ordinò funerali solenni e decise di dare alla ragazza un sepolcro nel tempio. I maestri, durante il funerale, per dimostrare la loro estraneità al delitto e quindi la loro purezza portarono guanti e grembiuli di pelle bianca. La pioggia durante il funerale fu un segnale del cielo, che piangeva la scomparsa della ragazza le tante lacrime divenute pioggia inondarono il Tempio che da allora rimase incompiuto. I muratori si sparsero per il mondo in cerca della parola chiave del maestro per poter continuare il suo compito. Quella parola ancora oggi sta ad indicare il segreto iniziatico smarrito che il Maestro deve cercare per mezzo dell’ascesa iniziatica, così che la ragazza riviva e possa continuare la sua opera. In fondo si tratta di una leggenda insolitamente chiara, una leggenda che spiega in maniera diretta l’essenza del segreto e della ricerca ( la parola perduta ), i suoi essenziali aspetti etici e filosofici,la morte e la rinascita, il conflitto fra il bene ed il male e spiega quasi senza alcuna velatura il nocciolo della pedagogia iniziatica, la necessità di maturare per gradi, il significato della maestria.

Infine ci insegna che un leader, un vero leader, sia politico, che spirituale, deve indubbiamente possedere requisiti speciali, ovvero la capacità di esercitare il potere per gli altri, ma sempre al servizio degli altri, senza farne un privilegio. Per essere un vero leader bisogna essere come la ragazza del Bosco delle Fate, bisogna essere disposti a perdere tutto, per non tradire il proprio impegno. Quanti leader politici oggi, nella tormentata vita del nostro paese ci appaiono disposti a perdere qualcosa per avere un minimo di coerenza? Il sacrificio della ragazza ci dice in definitiva che per cambiare la nostra vita e cercare di migliorare quella degli altri, bisogna impegnarsi ed anche tanto nella vita. Solo così può spuntare un ramo di acacia sulla nostra tomba, un passaggio decisivo dall’ignoranza alla conoscenza. Ma la storia non finisce mica qui, una rinascita con nuove avventure aspettano la ragazza, che si reincarna in cosa? Per saperlo basta seguire il prossimo capitolo della storia.

Raimondo Rodia
Foto : Manuela Ferraro