La rivoluzione delle auto pulite

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Il mondo dell’auto sta vivendo in questi anni una vera e propria “rivoluzione green”. Il petrolio è ancora importante nel settore ma sta perdendo molte posizioni.
Il boom delle auto ibride, elettriche e a breve ad idrogeno sta rivoluzionando il mercato.
Come riporta Gwynne Dyer nei piani di Francia e Gra Bretagna è previsto il divieto a partire dal 2040 di vendita motori a benzina e diesel. Una presa di posizione forte anche se a lungo termine che segna la tendenza del mercato futuro.
A dir la verità ci sono prese di posizione anche più forti, come il parlamento olandese che anticipa il tutto al 2025 o quello indiano che punta al 2030.
L’altro colosso, la Cina, nonché principale produttore mondiale di automobili, ha intenzione di imporre un divieto molto presto. Alcune grandi case come Toyota presto manderanno in pensione i motori diesel, tra i più inquinanti.

L’altro colosso geopolitico, l’Unione Europea, ha annunciato la discussione il mese prossimo di introduzione di una quota annua minima di veicoli elettrici per tutti i produttori automobilistici europei.

Investire nel petrolio a lungo termine non sembra dunque la scelta migliore, se è vero che poco più della metà dei 98 milioni di barili di petrolio prodotti nel mondo quotidianamente è utilizzata per produrre benzina, destinata quasi solo ai veicoli.

Il 15 per cento viene usato per produrre “olio combustibile distillato”, di cui più di metà è combustibile diesel. In totale fa circa il 58 per cento della produzione petrolifera mondiale destinata ai veicoli a motore. Immaginate voi le conseguenze per i produttori petroliferi che non avranno la lungimiranza di investire in altre fonti energetiche.

È non è tutto, il Regno Unito, nel 2050, dieci anni dopo il momento in cui entrerà il vigore il divieto di vendere nuove auto con motori a combustione interna, ne vieterà anche la circolazione, escluse le auto d’epoca.

Se queste scadenze saranno rispettate, tra vent’anni le auto in vendita saranno quasi esclusivamente elettriche. L’industria petrolifera sarà molto ridimensionata, se non collassata del tutto, specie se nuovi materiali sostituiranno la plastica o la gomma.

Inoltre la maggior parte, e in seguito la totalità, di queste auto elettriche saranno veicoli senza conducente, un po’ quello che faceva Kitt nel celebre telefilm anni 80 Supercar.

Le conseguenze su paesi come l’Arabia Saudita e, in minor parte, ( in quanto ha infinite risorse di ogni genere non solo petrolifere ) la Russia saranno importanti.

Paesi che hanno petrolio ma oggi non sufficiente come Usa e Cina potrebbero diventare autosufficienti.

Negli Usa, nonostante Trump, che ancora vorrebbe puntare su carbone e petrolio, otto stati hanno già firmato un accordo che prevede di avere in circolazione 3,5 milioni di veicoli a emissioni zero entro 10 anni. Basti vedere i grandi piani di sviluppo previsti in California per le vetture ad idrogeno.

Tutte buone notizie per l’ambiente e per la salute delle persone che vivono nelle grandi città che, in paesi come la Cina, nonostante li si producano già il 40% di auto elettriche, sono diventati quasi inevitabili a causa dello smog.

Molte saranno in futuro le auto senza proprietario. Diventeranno servizi pubblici, usati solo per specifici tragitti richiesti sul momento dai diversi utenti. I servizi di car sharing urbani e di affitto tra privati sono tra i precursori di questo fenomeno.

Motivo? Molto semplice, in media le auto private passano il 95 per cento del loro tempo parcheggiate, e questo ovunque. Ecco perché il possesso dell’auto sarà presto per pochi, un lusso.

In passato si puntava ad ottenere un accesso immediato a un’automobile per il tempo necessario e a un costo ragionevole, ma la combinazione di smartphone ( anche questi on realtà saranno superati ben presto ) e di veicoli senza guidatore risolverà questo problema.

La stessa Uber, quando delle auto senza conducente affidabili saranno ampiamente disponibili,  si troverà affiancata da moltissimi concorrenti.

Il numero di auto private diventerà forse un quarto di quello attuale. Infatti è raro che più di un quarto di tutte le auto private si trovino in strada nello stesso momento. Tutto tornerebbe.

E poi c’è un’altra questione. In media circa un quarto dei centri città nordamericani è occupato da parcheggi e garage su più piani. Anche questi contribuiscono al problema delle auto parcheggiate il 95 per cento del tempo. Le automobili non si limitano a portare le persone in centro: devono restarci tutto il tempo che queste trascorrono lì, e hanno quindi bisogno di un parcheggio.

Taxisti, camionisti, concessionari d’auto, autisti di autobus si estingueranno e saranno sostituiti da nuovi lavori come è sempre stato nella storia. Per non parlare di tutti gli spazi multipiano e non adibiti a parcheggio in giro per il mondo che dovranno essere adibiti ad altro. Chi vivrà, vedrà, ma la strada è tracciata.

L.D.

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