La nascita delle fate e il loro regno.

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Vi ricordate che la scorsa settimana vi avevo raccomandato di tenere bene a mente la leggenda del sabato?

Quel mito norreno si collega a una leggenda che viene tramandata anche qui in Italia.

Oggi vi racconto la nascita delle fate.

Secondo il mito della settimana passata le larve che uscirono dal cadavere del gigante Ymir divennero elfi, questi elfi già allora avevano due nette distinzioni.

Gli elfi della luce che vivono all’aria aperta sono creature buone e sempre felici.

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Gli elfi delle tenebre che amano vivere sottoterra e la cui carnagione oscura denota i loro influssi malefici.

Immaginatevi Eva con i figli in riva al fiume, li stava lavando uno a uno, finché la voce profonda del Dio non la raggiunse…e spaventata lei nascose i bambini fuori dall’acqua dietro di sé…

Fate/zero, Saber (Fate/stay night), Silhouette, Magic

Dio le chiese se tutti i suoi figli si trovassero lì e lei rispose di sì…ma l’alto signore non accettava le bugie e rispose…

“I bambini che stai nascondendo diverranno nascosti anche agli altri uomini, nessuno li vedrà mai più…”

Questi “nascosti” divennero gli elfi e le fate.

Faunoe o fatuoe come venivano indicati i fauni le più grandi creature piene di potere per predire il futuro e pilotare gli eventi umani.

Le fate venivano chiamate anche “fatica” che nel medioevo veniva utilizzata per indicare una “donna selvatica”, una donna dei boschi, delle acque…colei che si lasciava andare alla natura.

Esseri che possiedono così tanto potere da poter tramutare il proprio aspetto e quello degli altri…

Rocce, colline, caverne, boschi, sorgenti.

Pronte a correre in aiuto degli innocenti e dei perseguitati, riparare torti, vendicare offese, o al tempo stesso essere anche maligne e vendicative.

Ma dov’è in realtà il loro regno?

Appena sopra l’orizzonte? Sotto i nostri piedi?

La storia ci viene in aiuto…grazie al testo che narra di re artù…e della mitica Avalon.

Il leggendario re Artù fu portato nella terra delle fate, ferito a morte, per essere curato da quattro regine delle fate.

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Si crede che Artù giaccia ancora, con i suoi cavalieri, nel cuore di una collina immaginaria, immerso in un sonno profondo da cui si sveglierà nell’ora del bisogno per governare di nuovo le sue terre.

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Di notte le colline abitate dalle fate si vedono spesso risplendere di miriadi di luci scintillanti.

Si dice che si possa addirittura scoprire l’entrata camminando nove volte intorno alla collina con la luna piena.

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La via d’ingresso verrà allora rivelata e chi non osa entrare nella dimora delle fate può appoggiare l’orecchio contro il terreno e forse sarà premiato dalle musiche e dai canti delle loro feste.

Oltre che come dimora, le colline cave sono usate come nascondiglio dell’oro e spesso anche come luogo di sepoltura….

E voi cosa ne pensate?

Avranno anche questi piccoli esseri un equilibrio? O in realtà sono o uno o l’altro? Gentili o malvage?