La Colonna degli Anelli di Bertinoro

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C’è un fenomeno che ha radici nel folklore e nelle tradizioni ed è diffuso in molte zone d’italia tra cui la Romagna: Il regionalismo culturale.

C’è poi un paese, posto su un Colle da cui si domina la pianura fino al mare, nel cuore della Romagna, tra Forlì e Cesena: Bertinoro.

Proprio qui nella piazza principale, se vi capita di passare, troverete una colonna con degli anelli attaccati a ruotare attorno alla base. Questa ha un significato simbolico, non solo per il paese ma per tutta la Romagna intesa come regione.

A tal riguardo, un episodio chiave in Romagna si ebbe nel 1926, quando a Bertinoro, città di Guido del Duca e Arrigo Mainardi si tenne una festa memorabile. Fu una sfilata, una processione, che percorse il paese alla presenza delle autorità del tempo.

Le bandiere dell’ospitalità, la fanfara e il discorso dello storico Paolo Amaducci accompagnarono il Tutto, come i fuochi artificiali a fine giornata. Il motivo di questa festa era il risorgere, dopo secoli della Colonna degli Anelli.

E così proprio in un periodo in cui i nazionalismi la facevano da padrone, vi fu un recupero della tradizione culturale romagnola. Tutto iniziò da una notizia, quella della gara dell’ospitalità fra le famiglie nobili disciplinata dalla colonna.

L’origine aveva radici medioevali ed era stata attestata da alcuni commentatori della divina commedia del 300. Poi, quando nel 1924 ci fu il presunto ritrovamento della colonna originale poi ricostruita e illustrata dallo stesso Paolo Amaducci iniziò un percorso di recupero di storia e tradizioni locali.

Il mito di questa colonna antica diede vigore al regionalismo romagnolo creando una nuova identità per la Romagna del futuro.

Alla base di tutto il ritorno alla terra, già teorizzato nei primi del novecento da Aldo Spallicci e rilanciato dalla poesia di Giovanni Pascoli. A questo si aggiungeva il legame col medioevo spinto da tanti a quel tempo, tra cui Giosuè Carducci.

Così in quel periodo vi fu un pullulare di riviste “Il Plaustro” o “La Piè” ( quest’ultima soppressa poi dal regime ). La menotmria storica e gli attrezzi del contadino come il plaustro, la caveja, la piadina, le carne, il dialetto, le tele. Tutti elementi che nei decenni futuri saranno simbolo della Romagna.

Insomma da molti storici quell’ episodio del 1926 e quella festa o processione, fù l’inizio della nascita dell’identità romagnola dei decenni a venire, sino ai giorni nostri

L.D.

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