Il tempio di Iside a Lecce

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Ieri sera non potevo mancare l’appuntamento con palazzo Vernazza-Castromediano. Il Palazzo cinquecentesco è posto in Vico Vernazza, nei pressi della bellissima chiesa di S. Matteo che con la sua facciata concava e convessa insieme ci ricorda il repertorio Borrominiano, nato però da una controversia tra i due architetti Achille Larducci o Carducci, che crea in basso la sua forma convessa ed il colpo di genio del grande architetto Giuseppe Zimbalo detto ” Lo Zingarello ” di concludere la parte superiore al contrario di quella inferiore, quindi concava ed inclusiva. Il palazzo Vernazza-Castromediano regala fin dalle fondamenta, oltre 2500 anni di storia, si affaccia sull’attuale piazza Pellegrino, un tempo piazza ” della Zecca “. Proprio sul piazzale si apre un piccolo cortile del palazzo, al quale si accede da un ingresso ad arco, sovrastato da un piccolo mignano, posto sopra a tale arco, realizzato come un terrazzino, dal quale si affacciavano le nobildonne dell’epoca, per poter assistere, indisturbate, alle cerimonie della città, senza confondersi con il popolo. Il palazzo nel suo complesso, viene datato nel suo aspetto esteriore del XVI secolo, guardandola attentamente però, si possono notare delle peculiarità risalenti ad epoche differenti tra loro. Nella parte centrale del palazzo sorge una specie di torrione, risalente probabilmente ad un’epoca più lontana e medioevale. Attualmente il palazzo si ripresenta nel suo autentico splendore, grazie all’opera di ristrutturazione iniziata nel 2004 e andata avanti per ben quattro anni a causa delle condizioni di degrado in cui versava lo stabile, ormai abbandonato, già dai primi anni Settanta del Novecento. Il palazzo, infatti, è stato abitato per oltre 500 anni e successivamente abbandonato per pericolo di crolli e per evidente instabilità della struttura. Durante il periodo del restauro numerose sono state le sorprese. In un cortile interno si possono vedere i resti delle scoperte in una sorta di lapidarium all’aperto.

Iside a Lecce1Iside2

Una scoperta strabiliante, tra le altre è il ritrovamento, nel suo ventre, di due antiche cisterne olearie. Incredibile a vedersi poi il valore delle decorazioni del palazzo, anche per via del loro simbolismo intrinseco. Ma la vera meraviglia si cela nel piano interrato, al quale oggi è possibile accedere attraverso una scalinata ed alcune passerelle in legno e vetro in quello che viene considerato il tempio della dea Iside. La divinità, di origini egizie, venne introdotta tra i culti venerati anche in Italia dopo che i Romani conquistarono l’Egitto. Per molto tempo la presenza di questo antichissimo tempio è stata solo ipotizzata, facendo tesoro di quanto narrato in alcuni testi antichi che raccontavano di mercanti che si recavano a Lupiae (Lecce) per portare un dono alla dea, in cambio di fecondità e maternità, ma solo con i lavori di restauro questa leggenda è divenuta realtà. Altro interessante ritrovamento fatto nelle viscere di Palazzo Vernazza è quello che viene indicato come ” Purgatorium ” battistero pagano contenente acqua per la purificazione del corpo, necessaria per poi accedere al Santuario.Iside3 Ed ora un racconto Boccacesco, legato alla leggenda di Iside, che sposò essendo innamorata di lui Osiride, dal loro amore nacque Horus. Il rapporto idilliaco, ma incestuoso fra i due, fu bloccato dall’altro fratello Seth, che geloso del loro amore, uccise e fece in pezzi il fratello Osiride. Iside disperata cercò per tutto l’Egitto i 14 pezzi del corpo dell’amato marito-fratello e pazientemente gli ricompose attaccandoli uno all’altro con la cera, ma un pezzo mancò per ri-costituire il corpo amato, il suo fallo. A Lecce a pochi metri da palazzo Vernazza, vi è un altro palazzo storico di Lecce, oggi Museo Faggiano, qui pare che le suore di clausura tenevano un piccolo idolo a forma di fallo, ancora visibile all’interno della casa museo. magari il pezzo mancante della leggenda. Pochi passi e qualche metro più in giù lo scorrere del fiume Idume racconta di una Lecce ancora misteriosa e tutta da scoprire. Vi invito a vedere insieme a me, queste meraviglie sotteranee.

Raimondo Rodia