Il tabacco nel Salento, storia di un economia non più esistente

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A Tuglie, dove sono nato, vi era di fronte casa mia un magazzino di tabacco, per la pre-manifattura del tabacco, ecco una foto che ricorda quei tempi. Il periodo di lavoro cominciava verso la fine di novembre, quando nel magazzino era già confluito il tabacco secco sistemato in casse di legno. Si pesavano le casse e si cominciava la sfilardatura, la cernita e la separazione delle “filze”, cioè delle corde di tabacco secco, che venivano svuotate. Le foglie di tabacco venivano quindi separate su tavoli diversi secondo un criterio basato sul colore e la qualità: il chiaro, lo scuro, e poi le “rumasuje”, quelle cioè spezzettate e piccole. Per ogni tavolo le operaie formavano dei mazzetti di foglie che venivano sistemati sotto una specie di pressa. Altre operaie erano addette alla formazione delle “ballette” di vario peso, che venivano sistemate momentaneamente in stanze diverse a seconda della qualità del tabacco. Noi ragazzini avevamo un altro utilizzo delle casse ( cascie te tabaccu), infatti con loro si giocava e grazie a loro si costruiva un enorme fortino, da difendere dalle altre bande di monelli, che venivano dagli altri quartieri del paese. Il magazzino nella foto, si trovava in via Vittorio Veneto a Tuglie, oggi questi ampi locali ospitano un supermercato.

Anni dopo nel 1988, dopo un lungo Master in Tabacchicoltura con stage lavorativi anche all’estero ( Grecia, Olanda ), iniziavo anch’io ad occuparmi del tabacco tramite l’Istituto Sperimentale Tabacchi di Lecce, il primo a nascere in Italia nel 1929. Ma non voglio parlarvi degli anni passati nei magazzini di tabacco, ma raccontare come il tabacco era per il popolo salentino una delle maggiori entrate finanziare tra il XIX secolo quando il tabacco si fiutava, oppure si masticava ed il XX secolo, quando i tabacchi levantini erano i più richiesti dalle maggiori manifatture di tabacco. Il tabacco, la sua lavorazione era spesso compito delle donne. Si alzavano prestissimo la mattina per andare a raccogliere le foglie verdi, tutte della stessa misura. Le foglie, perfettamente ordinate l’una sull’altra, venivano delicatamente poste nelle casse, trasportate dagli uomini con i carri in masseria. Al fresco, sotto i porticati, le donne, sedute in cerchio, infilavano le foglie ad una ad una in lunghi aghi piatti, “cuceddhe“, facendoli poi passare sui fili di spago che formavano “le corde“. Si mettevano a seccare su appositi cavalletti di legno (taraletti), da mettere al coperto la notte e portare al sole di giorno, ogni sera, ogni giorno, fino alla completa seccatura della foglia di tabacco, con gli occhi sempre rivolti al cielo, quando comparivano le nuvole, si interveniva togliendo il prezioso raccolto. Guai se il tabacco si bagnava! Le foglie, attaccate come erano l’una all’altra, si sarebbero ammuffite! Ora questo mondo antico è sparito, lasciando un vuoto, il tabacco non si coltiva più e i magazzini sono altro, come nel caso di Tuglie, nessuna pianta ha sostituito il tabacco ed il Salento aspetta un rilancio. Una volta il tabacco, l’olio, il vino, il cotone, le patate, la canapa ed il lino creavano lavoro e benessere, certo non mancavano lo sfruttamento dei lavoratori, ma oggi la nostra terra langue in attesa di un nuovo rilancio economico e sociale.

Raimondo Rodia