Il giardino degli amori perduti, uno spaccato della Taranto che poteva essere ma non è

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Aspettavo da giorni che arrivasse il plico giallo che conteneva un libro e finalmente eccolo lì, lo rigiro fra le mani e vado subito a liberare il prezioso involucro interno. Ora finalmente è nelle mie mani ” Il giardino degli amori perduti ” una cartolina vivida di una Taranto, ricca di storia, di bellezze paesaggistiche, ma distrutta da scelte politiche che hanno creato un industrializzazione con dentro un mostro che divora la città ed i suoi abitanti, come un cancro sottile e nascosto.

Il romanzo coglie gli aspetti della “città dei due mari” come si mostrava fino al 1960, quando iniziò a prendere vita il IV polo siderurgico italiano, la più grande acciaieria d’Europa, che ha cambiato per sempre il destino della città e dei suoi abitanti. Anche il piccolo podere di Cataldo Stefani, sopravissuto agli espropri dell’Italsider in cui il maestro di scuola ed ex operaio dei cantieri navali svela al figlio Petro l’incanto del mondo e l’afflizione dei sogni contrastati, questo luogo diviene argine estremo contro le brutture, un angolo di paradiso da curare e difendere per far conoscere ai posteri come poteva essere la città, come poteva sviluppare le sue grandi potenzialità di bellezza, invece negate da scelte sbagliate.

Taranto sbagliata

In questo romanzo gli amori perduti sono fantasmi, destini incrociati, come quello di Cataldo, del figlio Petro e di una famiglia che attraversa cento anni di storia, sono amori tormentati e, sullo sfondo delle loro vicende, i destini di molti che abitano quella terra così bella e martoriata. Il giardino degli amori perduti è un romanzo sull’amore che pervade le nostre esistenze fragili e su una generazione cresciuta con l’ILVA, ma che non ha mai smesso di vagheggiare un sogno di bellezza e cultura.

Il libro scorre veloce, si fa leggere ed appassionare, scritto in maniera fluida e con diversi passaggi commoventi. L’autore sembra cogliere l’essenza dei luoghi e dei personaggi scrivendo pagine ricche e suggestive, sembra un pittore che con colori a volte accesi ed a volte spenti, racconta con grande maestria l’universo mondo, calato dentro lo spazio di un piccolo podere di ulivi contorti, che lottano contro il gigante maligno che tutto vuole, anche l’anima dei protagonisti. Inoltre un encomio lo darei alla casa editrice Il Rio di Mantova, che attraverso il lavoro di Enza Melileo coccola tutto e tutti quelli che girano intorno alla promozione del libro. Un plauso anche a Giada Scandola, responsabile narrativa ed editrice, per aver pubblicato questo libro così ricco di contenuti ed emozioni palpabili in ogni sua pagina. Alessandro Faino è originario di Giffoni Valle Piana, la città salernitana del Giffoni Film Festival.

Presentazione de "Il giardino degli amori perduti" di Alessandro Faino

Vive in Puglia a Massafra prov. di Taranto; medico igienista del Dipartimento ASL Taranto, tre figli, una passione per la corsa, è docente di Igiene presso la sede tarantina della Università LUMSA di Roma. Ha già pubblicato: L’imperfetto amore (Manni); Il compito di Clara (Leone, vincitore Targa Speciale del premio letterario Il Molinello) e Il mistero della Sacra Spina (Lupo)Il giardino degli amori perduti (Il Rio).

Dopo aver letto il libro non vedo l’ora di conoscere di persona l’autore e presentare con lui, giovedi 12 ottobre presso la Feltrinelli di Lecce alle ore 18.30 questo romanzo, che consiglio vivamente di leggere. Allora che aspettate, venite anche voi a scoprire bellezza ed amore racchiuse in poco più di 200 pagine.

Raimondo Rodia