Gran Paradiso

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@Ladolcevitaly  e Loscrivodame oggi si spostano in Valle D’Aosta, nel massiccio del Gran Paradiso, qui tra i comuni di Valsavarenche e Cogne si estende in Parco Nazionale omonimo. La vetta è l’ unica sopra i 4.000 m ad essere totalmente in territorio italiano e fa parte delle Alpi Graie. Alcuni importanti ghiacciai rimangono sui due versanti nonostante i cambiamenti climatici in particolare il Ghiacciaio del Gran Paradiso, il Leviaceau e il Ghiacciaio della Tribolazione.

The Alpine Ibex is the symbol species of Gran Paradiso National Park, which is located between Valle d’Aosta and Piemonte region. It lives in the plains at high altitudes and on the rocky valley walls.
Although it was threatened with extinction at the end of the 19th century, its presence in the park has been uninterrupted and, currently, it is spread evenly over all of the valleys in the protected area.
The ibex is object of particular attention and protection by the Park and many research and conservation projects have been dedicated exclusively to it.

La storia del Gran Paradiso è strettamente intrecciata con quella degli Stambecchi. Lo stambecco (Capra ibex) dopo una caccia senza limiti durata secolo era ormai quasi estinto finché l’ispettore forestale valdostano Delapierre all’inizio del XIX secolo ne trovò  un centinaio in uno dei valloni di questo massiccio. I motivi per cui lo stambecco erano la carne, le sue corna trofeo di caccia, ma anche parti del suo corpo utilizzate come medicinali e una leggenda che attribuiva potere afrodisiaco ad un suo ossicino (la croce del cuore) spesso utilizzato come talismano. Fu Carlo Felice del Regno di Sardegna a vietare la caccia allo Stambecco nel 1821 con le Regie Patenti, spinto non tanto da intenti ambientalisti quanto dalla voglia di preservare i trofei venatori per sé stesso. Nel 1856 infatti fu istituita la Riserva Reale di caccia del Gran Paradiso ottenuta dai Savoia ai danni dei valligiani promettendo on cambio loro benessere e denaro.

Il re fece costruire una rete di sentieri e mulattiere per più di 300km a volte con l’ausilio di discrete opere ingegneristiche e cambiò volto alle valli attorno al massiccio.

Ma il tempo cambia le usanze e nel 1922 Vittorio Emanuele III istituì qui il più antico parco nazionale italiano all’oscuro di preservare paesaggi, flora e fauna.

Oggi la flora e la fauna in crescita con il ritorno del lupo e della lince oltre al gipeto e L’aquila, la bellezza dei paesaggi, dei corsi d’acqua, delle cascate e dei massicci rendono questo parco uno dei più rinomati non solo in Italia.

Visitatelo e passeggiate lungo i sentieri è davvero uno spettacolo unico unico….Fede