Eccomi di J.Safran Foer. Recensione di Anna Cavestri

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J.Safran Foer
Eccomi

A cura di Anna Cavestri

Eccolo dopo dieci anni l’atteso nuovo romanzo di Safran Foer.
Definito da molti capolavoro, io ho preferito i suoi romanzi precedenti.
Ambientato a Washington nel corso di quattro, settimane, Eccomi è la storia di una famiglia ebrea in crisi. Mentre Jacob, Julia e i loro tre figli devono fare i conti con la distanza tra la vita che desiderano e quella che si trovano a vivere, arrivano da Israele i cugini in visita, in teoria per partecipare al Bar Mitzvah del tredicenne Sam.

I tradimenti coniugali veri o presunti, le frustrazioni professionali, le ribellioni e le domande esistenziali dei figli, i pensieri suicidi del nonno, la malattia del cane, anche i previsti festeggiamenti: tutto rimane in sospeso quando un forte terremoto colpisce il Medio Oriente, innescando una serie di reazioni a catena che mettono a repentaglio l’esistenza stessa dello stato di Israele. Di fronte a questo scenario imprevisto, ognuno sarà costretto a confrontarsi con scelte a cui non era preparato, e a interrogarsi sul significato della parola casa.

Il titolo Eccomi, mutuato dalla Genesi – così rispose Abramo quando Dio gli intimò di sacrificare Isacco – indica magistralmente l’obiettivo dell’autore: indagare sulle aspettative e il coraggio di Jacob, il protagonista quarantenne ancora alla ricerca della propria identità. Deve sottostare alle aspettative degli altri, come marito, padre, figlio? Quindi dire “eccomi”, essere pronto sempre al servizio degli altri? Oppure avere il coraggio di essere se stesso a costo di deludere chi gli sta vicino?

Nella famiglia Bloch il momento di crisi insorge, da un incidente pratico. Il cattivo comportamento alla scuola ebraica del figlio tredicenne Sam durante la preparazione per il Bar Mitzvah (la cerimonia del rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta). Questa è la punta dell’iceberg di una crisi matrimoniale (16 anni di matrimonio) All’evento sono stati invitati i lontani parenti da Israele e tutto dovrebbe svolgersi secondo la tradizione religiosa ebraica. Ma qualcosa si inceppa, nella comunicazione e nel comportamento della famiglia. Si litiga perché si sospettano tradimenti. Si rimpallano le responsabilità. Vengono a galla infelicità e bugie del passato: la bella famiglia sembra sull’orlo del precipizio. E per enfatizzare meglio la drammaticità della situazione, Jonathan Safran Foer si inventa anche un terremoto in Medio Oriente e l’invasione di Israele.
Seppur in alcune pari l’ho trovato noioso, bisogna riconoscere la capacità dello scrittore di sapersi ben addentrare nelle sottigliezze dell’animo umano, nel non detto per esempio nella coppia , che lui in corsivo dice.
E’ una scrittura ed un impostazione completamente diversa dagli altri romanzi