IO sono un Neet

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Sandro Fizziero
Confessiomi di un NEET

Con l’acronimo NEET (Not in Education, Employment or Training) si comprendono i giovani che non studiano, non lavorano né sono impegnati in attività di formazione. Il NEET protagonista di questo libro vive a Chioggia, in casa dei genitori, ma la maggior parte ella giornata la passa nella sua stanza, che ha insonorizzato, dalla quale esce solo spinto dai bisogni fisiologici, dagli orari dei pasti, e per qualche eccezionale uscita coi parenti a dalle quali non può esimersi. La gran parte della giornata la passa tra letto e computer in compagnia di Asia e Nina, due gatte con le quali parla e gli rispondono pure.

Lui si autodefinisce “rivoluzionario” “ autotarchico”: il regazzo è dissacrante nei confronti di tutti e di tutto, non risparmia nessuno a cominciare dai genitori che definisce “genitore maschio” e “genitore femmina”, colpevoli di averlo messo al mondo.
Disprezza completamente la società, la considera ipocrita ed alienate, ed è questo il motivo per cui rifugge ogni proposta di lavoro, relazioni d’amore e tutto ciò che potrebbe metterlo a contatto con qualcuno.
E’ riuscito a far credere ai genitori di aver conseguito la sua laurea breve, così come,( dopo “stressanti” richieste dei genitori di accettare colloqui di lavoro), riesce a fargli credere di fare uno stage presso una ditta per eventuale assunzione. Lo stratagemma che mette in atto è tale da rendersi credibile, perché esce effettivamente da casa al mattino per farne ritorno alla sera. La sua unica finestra sul mondo è Facebook, in cui può destreggiarsi ingannando abilmente gli altri, postando frasi che imperversano sul social :“Bongiornissimo” , citazioni di autori vari che mettono in evidenza l’importanza della vita, che danno fiducia e speranza, foto riprese dal web con paesaggi mozzafiato, ecc, esattamente il contrario di quello in cui crede.

E’ il suo modo di beffeggiare, cinico, chi utilizza facebook in questo modo. Quello che sogna di fare è realizzare un software per sparire all’interno del social stesso.
Con una scrittura ironica, sarcastica, l’autore, che fa parlare il protagonista in prima persona, riesce a far entrare chi legge nella vita di questo NEET, è un libro interessante, appunto anche ironico, che si legge piacevolmente, una storia paradossale per alcuni aspetti.
Ma riflettendo sul romanzo, è un sorriso amaro quello che scaturisce, perché il fenomeno dei NEET, è un triste fenomeno.

Hanno tra i 14 e i 25 anni e non studiano né lavorano. Non hanno amici e trascorrono gran parte della giornata nella loro camera. A stento parlano con genitori e parenti. Dormono durante il giorno e vivono di notte per evitare qualsiasi confronto con il mondo esterno. Si rifugiano tra i meandri della Rete e dei social network con profili fittizi, unico contatto con la società che hanno abbandonato.
Se ne è sentito parlare anni fa , succedeva in Giappone li chiamano hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte”. Nel Paese del Sol Levante hanno da poco raggiunto la preoccupante cifra di un milione di casi, ma ora non è più un fenomeno limitato soltanto ai confini giapponesi .“E’ un male che affligge tutte le economie sviluppate – spiega Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, la prima associazione nazionale di informazione e supporto sul tema – Le aspettative di realizzazione sociale sono una spada di Damocle per tutte le nuove generazioni degli anni Duemila: c’è chi riesce a sopportare la pressione della competizione scolastica e lavorativa e chi, invece, molla tutto e decide di auto-escludersi”.

Le ultime stime parlano di 100mila casi italiani di hikikomori. Un numero che è destinato ad aumentare se non si riuscirà a dare al fenomeno una precisa collocazione clinica e sociale. L’Italia è il primo Paese europeo per numero di Neet: ne sono 2 milioni e 189 mila tra 15 e 29 anni, secondo il rapport Istat 2017 (La Repubblica, 13 luglio).
E’ un romanzo questo che potrebbe essere inteso come una volontà di dare voce ad un sommerso, che comunque è già venuto in parte a galla, disarmante come è disarmante la storia del protagonista e dei suoi genitori, che credono tutto quello che lui racconta loro, non fanno alcun controllo ed accettano fondalmente che le cose vadano così.
E’ probabilmente lo stesso atteggiamento dei ragazzi con queste problematiche.
E’ un libro da leggere , che evidenza la punta di un iceberg , tutto da approndire, lo consiglio.
( Questa recensione potete trovarla nel blog “Letto riletto e recensito “)