Cesena e la Cattedrale di San Giovanni, luogo legato a culti e riti antichi

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Il centro storico di Cesena è ricco di monumenti e luoghi di culto di grande pregio.

La città è ricca di storia e profondamente legata, come Rimini del resto, alla famiglia dei Malatesta, una delle dinastie più importanti del Medioevo, che dominarono la zona per più di 200 anni, tra la fine del 1200 e il 1500. La presenza malatestiana a Cesena è evidente dalla rocca imponente.

Qui però tratteremo un altro monumento importante della città, la Cattedrale di San Giovanni. La Cattedrale a dire il vero non è l’unico monumento religioso importante a Cesena, essendo in compagnia della Basilica di San Domenico, della Chiesa del Suffragio e di quella dei Servi.

San Giovanni Battista sorge nei pressi di piazza della Libertà, precisamente in piazza Pia. La chiesa è stata oggetto nei secoli di tanti restauri che le hanno permesso di mantenere sia i tratti tipicamente romanici nella parte esterna, sia gli spunti gotici all’interno, fatti di linee intriganti, visibili nelle tre navate, divise da pilastri congiunti in alto da archi ogivali.

La Cattedrale, di sicuro la più importante chiesa cesenate, è aperta ogni giorno ed è senza dubbio meritevole di una visita. A dire il vero l’intero centro storico di Cesena merita, qui oltre ai monumenti già citati si trovano anche il Chiostro di San Francesco, del XV secolo, la Biblioteca Malatestiana, l’Abbazia della Madonna del Monte, il Palazzo del Ridotto, la chiesa dell’Osservanza, il Teatro Bonci, la chiesa dei Santi Anna e Gioacchino e quella di Sant’Agostino. Inoltre il porticato, le vie ricche di negozi e le tantissime iniziative che si svolgono quasi tutti i weekend dell’anno chiudono il cerchio, rendendo la città accattivante.

Tornando a San Giovanni e Legati alla sua chiesa, sono anche una serie di riti e usanze antichi.  Il tutto si svolgeva nelle giornate più lunghe dell’anno, quelle tra il solstizio d’estate e il 25 giugno. In particolare tra il 21 giugno e il 24 il sole tramonta sempre allo stesso orario sembrando, di fatto, fermo. La notte che precede l’alba del 25 è considerata magica, speciale, dal giorno dopo infatti il sole riprende a spostarsi. E così nel giorno di San Giovanni le celebrazioni religiose e pagane vanno a braccetto.

I due elementi associati dalla chiesa a San Giovanni sono il fuoco e l’acqua, e, la leggenda vuole che in questa giornata, il sole rappresentato dal fuoco e la Luna, il cui elemento rappresentativo è l’acqua, convengano a nozze.

Tutti i riti sono legati quindi al fuoco e all’acqua. I contadini accendevano falò purificatori e  propiziatori per invitare il sole a tramontare sempre più tardi. I riti della rugiada erano invece legati all’acqua. Essa era considerata fonte di fertilità e salute. Per questo i panni venivano stesi nella notte per raccogliere la rugiada. Essa veniva poi bevuta o posta sulle ferite e le parti doloranti. Le giovani donne, specie nel Nord Europa, si stendevano, per questo motivo, nude, sull’erba umida al mattino, così avrebbero partorito tanti figli.

Una lunga notte, dove in antichità se ne vedevano di tutti i colori, come famiglie che ponevano di fronte all’uscio un bel mucchietto di sale, così che le streghe, per poter entrare, erano prima obbligate a contare granello per granello, il tempo passava, arrivava la mattina e la strega tornava a nascondersi negli antri.

E ancora, donne che cercavano erbe raccolte bagnate di rugiada, fossero esse l’artemisia, la ruta, l’iperico, la salvia (contro il mal di pancia), la menta (contro l’influenza), il rosmarino (contro  le calvizie), l’aglio, da cui il proverbio: “Chi non prende aglio a San Giovanni è povero tutto l’anno”. E ancora, si raccontava che solo a mezzanotte in punto, una pianta di felce che nasceva accanto ai ruscelli, fioriva: chi riusciva a cogliere questo fiore acquistava fama di saggio nonché la capacità di leggere il passato e prevedere il futuro.

Tante le leggende legate al matrimonio e alla possibile dolce metà, come quella che suggeriva di versare un bianco d’uovo in un bicchiere ed esporlo sul davanzale della finestra; se, alla mattina, si trovava l’acqua ricoperta di bollicine, voleva dire che entro poco la donna trovava un uomo bello, buono e ricco. Se non cambiava nulla, bisognava aspettare il successivo 24 giugno.

Altra leggenda, si prendevano tre fave: ad una si toglieva completamente la buccia, ad una solo metà, la terza dovrà rimanere intatta. Dopo aver incartato le tre fave come caramelle, verranno poste sotto il cuscino e la mattina, se ne pescava una a caso.
La fava con la buccia intera significava “marito ricco”, con mezza buccia “abbastanza benestante”, senza buccia “povero in canna”.

E ancora gli uomini che in questa notte dovevano cogliere foglie di valeriana, verbena e maggiorana, farle seccare, ridurle in polvere e, al momento che giudicavano propizio, gettarle addosso alla donna desiderata che non li voleva.

Questi e altri riti illuminavano la notte di San Giovanni nei tempi antichi. A Cesena e in tutta Europa.

 

Lorenzo