Bottigliette di plastica, un lusso non più sostenibile

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Le bottiglie di plastica. Quante ne afferriamo ogni anno per abbeverarci, versando il contenuto nel bicchiere o come si dice attaccandoci “a mò di canna”. E quante ne utilizziamo per contenere liquidi o semi-liquidi di ogni genere? Numeri enormi. Ma queste bottiglie per ragioni legate all’ambiente e allo smaltimento non sono ormai più sostenibili. Perché allora non rivedere le proprie abitudini, consumando in modo sostenibile?.

Lo sottolinea anche un recente articolo di Cecilia Vicinanza su Free2Change, solo negli Stati Uniti ogni settimana vengono acquistate più di mezzo miliardo di bottiglie d’acqua a settimana!!.

Il fatto è che, presi dalla sete, raramente si pensa alla lunga catena nascosta a monte di un atto naturale e spesso istintivo come quello di bere.

Come rivela uno studio pubblicato il 19 luglio da Science Advances, intitolato Production, Use and Fate of all Plastics Ever Made, dal 1950 a oggi sono stati prodotti in tutto il mondo 8.3 miliardi di tonnellate di plastica. Bene, di questi metà risalgono agli ultimi 13 anni.

È il riciclo? Il tanto decantato riciclo? Di questa enorme quantità di plastica, solo il 9% è stato riciclato,  il resto invece è andato a riempire le discariche, è stato bruciato, creando nubi tossiche ovunque, oppure è finito nei mari e negli oceani, sotto le spiagge, nei fiumi e nei laghi. Inquinamento non degradabile. Entro il 2050 si arriverà a 13 miliardi di tonnellate di plastica prodotte, la maggior parte delle quali “usa e getta.”

Potremmo benissimo, in molte città, bere acqua del rubinetto e la qualità risulterebbe in molti casi superiore a quella imbottigliata ma non lo facciamo, un pò per abitudine, un pò per timore che dal rubinetto esca acqua troppo “dura” o addirittura inquinata.

Ma dietro c’è una strategia di marketing che viene da lontano. Intorno alla fine del 1900, i venditori di bevande gassate si resero conto che la quantità di prodotto che poteva essere consumata dai loro clienti non poteva crescere oltremodo, per svariati motivi, tra cui la presenza di zucchero e sostanze che in caso di abuso creano sovrappeso o problemi di salute.

La crescita sarebbe prima o poi giunta a saturazione. L’acqua invece, sia essa naturale, frizzante o effervescente non ha alcun effetto collaterale ed è bevuta da tutti.

È fin qui si capisce l’idea, come si comprende la diffusione nei luoghi dove l’acqua potabile scarseggia. Ciò che in parte sfugge è il perché si sia diffusa la moda dell’acquisto in bottiglia anche dove l’acqua potabile è presente. La causa risale, almeno in Italia, al boom economico degli anni Sessanta, quando in tutte le case si diffondono le prime bottiglie di acqua minerale, inizialmente soltanto in vetro.

Ma dal 1973 in avanti, con l’invenzione delle bottiglie in PET (polietilene tereftalato), l’acqua inizia ad entrare nelle case in comode bottiglie di plastica usa e getta.

A questo punto è entrato in gioco il marketing, coi passaparola e gli spot. Correva voce che l’acqua del rubinetto non facesse bene, non fosse pulita e comunque fosse peggiore dell’acqua minerale filtrata e preparata ad hoc per i consumatori. Spesso si trattava di fesserie belle e buone.

Gli spot dei media e le etichette rappresentanti monti innevati e perfetti, convinserò quasi chiunque che non si trattasse di un prodotto superfluo, ma necessario per una buona salute.

Ci potrebbe anche stare tutto quanto, d’altronde quanti oggetti che possediamo quitidianamente ormai sono superflui?Moltissimi. Il problema però qui è un altro. Le bottiglie usa e getta sono fatte con alcuni derivati del petrolio.

Negli Stati Uniti, il petrolio utilizzato per produrre le bottiglie di plastica potrebbe alimentare ogni anno un milione di auto. L’acqua poi viene imbottigliata e le bottiglie vengono a loro volta confezionate in sacchetti, sempre rigorosamente di plastica.

Poi c’è il viaggio con cui queste bottiglie vengono portate dal produttore al distributore al consumatore.

Chi le acquista le utilizza e finito il contenuto, le getta nella spazzatura riempiendo discariche, terra e acqua di plastica indistruttibile.

È così, inconsapevolmente, alimentiamo un circolo vizioso, visto che gli stessi produttori di bottiglie di plastica contribuiscono ad inquinare la falda acquifera e rendere non potabili le acque di molte zone.

Dunque ci sentiamo in dovere di proporre una riflessione da parte di tutti. Magari diamo una controllata all’acqua che abbiamo a disposizione a casa, se è potabile come in molti casi, informiamoci sulla qualità facendola analizzare. Se risulta di buona qualità, perché non berla riducendo sprechi di tempo, denaro, fatica e soprattutto limitando il consumo di plastica altamente inquinante?

L.D.

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